Settimanale Anno XVIII
Numero 765 del 19 settembre 2021
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Serve fare una guerra visto che la guerra non si fa per vincere? Stampa E-mail
Scritto da P.A. PERINO   
ATTENTATI DI PARIGI
Serve fare una guerra visto che la guerra non si fa per vincere?
Si vuole forse la strumentalizzazione della paura?

Non si placa giustamente il dibattito sui crudeli fatti di Parigi e non ultimi quelli nel Mali, anzi si rafforza di contributi autorevoli provenienti da importanti esponenti dell’attuale intellighenzia politica culturale Europea.

Ormai non si esita più a parlare apertamente di una guerra contro l’Occidente, cosa affermata anche di recente dal Papa in una sua omelia in  cui definisce “maledetti“ chi uccide in nome di una religione o di un Dio, non si può nascondere che siamo di fronte all’avvio di una Terza  Guerra Mondiale combattuta a macchia di leopardo in quasi ogni angolo del mondo.


Il fantasma della guerra riappare dopo oltre 60 anni di quiescenza ed incomincia di nuovo a volteggiare in giro per tutta l’Europa. Una guerra a cui in molti dicono fermamente di no e che attualmente non si capisce bene a chi conviene. La guerra non è fatta per essere vinta, è fatta per non finire mai, così scriveva Orwell.

Da molti anni ormai sentiamo parlare poco dai mass media di guerre  in  atto nel Mondo lontane da noi senza mai riuscire a capire bene di cosa effettivamente si tratta, ed improvvisamente con la strage avvenuta in  Francia tutte le verità ignorate fino ad oggi vengono a galla, abbiamo sentito Hollande, Obama, Cameron dire che “Difenderemo; i nostri valori” e il nostro Premier Renzi addirittura dire che vinceremo sicuramente, ma vorrei chiedere di quali valori parlano, se persino nelle scuole insegnano che non ci sono valori assoluti, che i valori sono prospettive ed è quasi un crimine scrivere maiuscola la parola “Verità”, che non bisogna avere certezze ma solo prospettive perché le certezze sono ideologie; invece adesso scopriamo di avere valori assoluti  per i quali fare una guerra, certo, non può essere questa la risposta a quei ragazzi appesi alle finestre del Bataclan.

Forse conviene mettere in atto la strategia applicata negli anni 70   durante il periodo della guerra fredda, ossia una strategia della tensione 2.0 in versione aggiornata e corretta, utilizzata anche in Italia all’epoca delle stragi terroristiche per impedire la temuta svolta a sinistra del Governo del paese e oggi usata per completare il nefasto disegno Europeista dovuto alla moneta unica.


Senza alcuna falsa dietrologia, l’attentato di Parigi è stato per certi versi  un assist che non può sfuggire ad attenti osservatori e sarà più chiaro a tutti quello scritto da Eugenio Scalfari su Repubblica e cioè che la guerra al terrorismo, oltre a lutti e paure, ha anche un aspetto positivo che non va sottovalutato: far emergere a chi era indifferente o addirittura ostile, l’urgente necessità di costruire un’ Europa unita da raggiungere con accordi specifici su temi come sicurezza e con politiche comuni che equivalgono a vere e proprie cessioni di sovranità.

A ben ricordare anche nelle stragi in Italia alcuni vedevano un lato positivo: l’attuazione di una politica autodistruttiva dello Stato nazionale in un’irrealistica realizzazione tecnocratica degli Stati Uniti d’Europa. Tutte cose che poi sono state attuate con successo e l’euro ha completato l’opera, ad esempio avere fatto eliminare  prestissimo il Governo Berlusconi nel 2011 un vero colpo di stato che apriva, con l’avvento del Governo Monti, il paese ad una profonda crisi di recessione e austerità. Oggi si vuole rispondere al terrorismo con gli Stati Uniti d’Europa che, ltre alla moneta unica, vuole instaurare anche un esercito unico, mentre siamo costretti a sopportare un’austerità senza freni nè limiti, il contrario di quanto sostenuto dai padri costituenti dal calibro di Adenauer, De Gasperi, Kohl, Delors e tanti altri dove tutto era basato su uno spirito solidaristico.

Ora se si vuole sgombrare il campo da questi equivoci è giunta l’ora che l’Europa faccia sentire forte la sua voce e dimostri di esistere, affrontando a viso aperto temi, come ad esempio le disuguaglianze. Ci riporti a rivivere il sogno e l’orgoglio di un grande progetto comune che unisca e aiuti a crescere tutti noi Europei.

L’Unione Europea non può in realtà essere la negazione della stessa Europa, non può essere antidemocratica, supercapitalistica oppure negatrice della sovranità, tutti fondamenti della civiltà moderna. La perenne strategia della paura, nella individuazione del nemico ora  nell’Islam o della Russia non è detto che porterà comunque a un’unione forzata a qualunque costo.


La vera Europa che ci darà un’identità comune non può essere solo andare, per un’emozionante passeggiata, a braccetto per le strade di Parigi, servono fatti e servono subito se si vuole vincere questa   ennesima guerra di civiltà culturale in nome di una religione.

I kamikaze  di casa nostra sono un prodotto della  subcultura occidentale, infatti il loro profilo e più o meno sempre lo stesso, sono giovani “raicalle “ della banlieue prima di venire indottrinati, manipolati e sacrificati sull’altare  del terrorismo, sono giovani che inseguono il sogno americano da raggiungere con bombe proiettili, insomma pur essendo nati in Francia o in altri paesi Europei questi ragazzi che inneggiano alla Jihad sono il prodotto di un’Europa ancora priva di identità.

L’identità che ci distingue dai paesi dell’Oriente è fondata su un   sentimento di appartenenza ad una stessa comunità un, “voler vivere insieme” frutto della condivisione degli stessi obiettivi e stessi valori. Il passato insanguinato al quale l’Europa è sopravvissuta (due guerre mondiali, il colonialismo, l’imperialismo ecc.) ci serve da modello per avere una coesistenza pacifica.


Dopo grandi annunci e promesse dei vari capi degli stati Europei, quello  che si nota, dieci giorni dopo i fatti di Parigi, è che nulla è cambiato e, mentre proseguono i bombardamenti sulle roccaforti del Califfato (non si sa con quali effetti concreti e a che prezzo di vittime civili ), l’avvio di soldati in Siria si allontana all’orizzonte, tutto sta ritornando come prima, vediamo che gli stadi tornano a riempirsi, con la Marsigliese suonata prima di ogni partita che ha commosso molti spettatori, il Giubileo si terrà come se niente fosse; i talk show dopo aver sparato milioni di parole ritornano ai numeri nemmeno tanto eccezionali di prima, insomma la macelleria dei terroristi dell’ Isis non sembra sia riuscita a modificare gli stili di vita degli occidentali, altro che cancellarli dalla faccia della terra, tutto come prima e con una indifferenza insostenibile di quasi tutta l’Europa.

Infine serve un momento di riflessione e un profondo dibattito per fare chiarezza e cercare di capire se può coesistere una convivenza pacifica per una profonda integrazione con il mondo musulmano essendo entrambi portatori di due culture in continuo conflitto tra di loro.

Una visione radicalmente diversa, la nostra è una cultura capitalistica ma ispirata alla vita della persona umana con i suoi diritti fondamentali e la sua libertà, al contrario di quella musulmana con le sue varie  sfaccettature dell’ Islam solidamente ancorata al passato e integralista dove il loro presupposto è la loro religione, l’unica a cui prima o poi tutti noi dovremmo sottostare.

Appare ovvio che un dialogo tra sordi e allora?

 P.A. PERINO

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