Settimanale Anno XVIII
Numero 765 del 19 settembre 2021
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L'Italia? un paese alla frutta... Stampa E-mail
Scritto da P.A. PERINO   
L'ITALIA? UN PAESE  ALLA FRUTTA.
''GLI ITALIANI'' UN POPOLO TRISTE

Gli italiani? Un popolo triste, il più triste d'Europa. L'Italia? Un paese alla frutta

Queste parole ormai non le possiamo più sottovalutare perché questo è il sentore che molti commentatori stranieri hanno di noi, e descrivono una realtà che noi da dentro non riusciamo a comprendere del tutto, c’è un malessere diffuso in ognuno di noi, siamo un popolo che non si vuole più bene, un popolo in preda a una ''depressione'' collettiva ed economica e sociale, che rispecchia una latente quanto reale infelicità.


Manca la speranza e la fiducia in una classe politica che sembra non conoscere alcuna ricetta per cambiare radicalmente le cose, o meglio se la conosce non fa nulla per metterla in atto.

La cosa peggiore è che da decenni tutte le questioni si sono irrimediabilmente incancrenite, una frammentazione  politica destabilizzante, ha creato tante diseguaglianze sociali, economiche interne, una  totale  sfiducia nelle istituzioni e uno scarsissimo senso di appartenenza  allo Stato.

Tale sfiducia è stata ampiamente raccontata dai giornalisti Stella e Rizzo nel libro ''La Casta'' e da Saviano in ''Gomorra'' dove hanno sostenuto la tesi che è proprio la politica a permettere alla criminalità organizzata di arricchirsi, impedendo lo sviluppo di buona parte dell'Italia; due libri che hanno messo  nero su bianco i problemi reali del nostro paese che fanno parte ormai da tempo immemore del nostro marchio ''made in Italy”.

Noi italiani siamo inconsapevoli di adottare uno stile di vita assai meno tecnologico rispetto ai nostri vicini Stati  Europei, così pure di avere salari molto più bassi rispetto alla media europea, dove gli  investimenti e la crescita economica sono fermi, ma abbiamo cifre altissime del debito pubblico, cosi come sono inverosimili i costi che sosteniamo per una inefficiente pubblica amministrazione, in mano a incompetenti e ad una sempre maggiore massa di corrotti.

In Italia i nostri giovani trovano sempre meno spazio e continuano a vivere a carico dei genitori e dei nonni, i più intraprendenti scappano all'estero, siamo uno Stato con una alta percentuale di anziani, e quelli con la più bassa natalità.


E i politici? E’ evidente che il problema era (ed è) il mancato ricambio generazionale, gli anziani  nelle  varie Amministrazioni pubbliche non vanno in pensione anzitempo e non ci pensano minimamente a mollare le loro  posizioni. I politici tutti, nessuno escluso, rimangono tenacemente incollati alle calde e ben remunerate poltrone, per cui  sono sempre le stesse facce che troviamo alternativamente alla guida del Paese. Tutti gli altri Stati, da  Francia, Spagna, Inghilterra ecc. e non più solo l'America ci guardano con occhi delusi  e contrariati, ci osservano con attenzione, spesso e volentieri ci deridono scrollando la testa. La stampa estera giudica ''indifendibili” i comportamenti dei nostri rappresentanti di governo.

Molti si chiedono come sia stato possibile che l'Italia patria del Rinascimento e gran dama della cultura occidentale, sia potuta cadere cosi in basso. Se fino a ieri eravamo in qualche modo, sempre giustificati in virtù  della nostra storia, dell'arte che racchiude entro i nostri confini la creatività delle nostri menti e lo spessore dei nostri  personaggi, ora queste virtù sono state ampiamente scavalcate da qualcos'altro talmente negativo da offuscare tutte le nostre meravigliose bellezze, della nostra arte, della nostra cultura, della  nostra cucina, dei nostri colori, insomma le bellezze dell'Italia non bastano più per costituire una giustificazione al progressivo ma inesorabile degrado dell'immagine che il nostro Paese regala sempre più ai nostri partner europei.


Ma oggi quello che ci massacra è la storia del debito, che fa sempre più paura perché sembra inarrestabile e sta ipotecando il futuro ai nostri figli. Molti giovani avventurosi sono disposti a lasciare affetti e case alle spalle, perché costretti ad emigrare come fecero i nostri nonni. Nel paese, però, ci sono persone che hanno accumulato enormi ricchezze cavalcando la ricostruzione di un’Italia distrutta economicamente dalla guerra e da un ventennio di dittatura ma va dato atto ai genitori di oggi, figli allora, della lotta per la liberalizzazione.

Oggi fare riferimenti alla nostra storia e del tutto inutile a fronte di certe esternazioni superficiali di alcuni  personaggi che non contribuiscono di certo a limitare questa negatività nei nostri confronti. La realtà ci pone di fronte a un problema serio e tangibile, perché non è pensabile che tutta l'Europa mediatica si sia messa d'accordo per screditarci. Ma sta a noi smentirli con fatti e comportamenti visto che anche negli altri Stati non sono solo e sempre ''rose e fiori'' basta vedere come è cambiata la reputazione tedesca dopo i fatti storici del nazismo, e non ultimo il caso della Volkswagen.

Oltre a ciò è doveroso ricordare come il nome Italia sia associato ai marchi che producono oggetti prestigiosi e di quanto di bello regaliamo senza alcuna piaggeria a tutto il mondo da farci rendere fieri della nostra italianità, diventata un cavallo di battaglia del nostro Presidente del Consiglio Matteo Renzi.

Pertanto, se la nostra classe politica non cambia al  più presto e incomincia veramente con serietà e sacrificio ad occuparsi dei  problemi reali in cui versa il paese, attuando tutte quelle riforme strutturali indispensabili per dare una svolta e uscire da una situazione non più sostenibile dal paese. Non possiamo assistere  a questo  teatro di avanspettacolo indegno in un paese democratico e civile e non sarà un referendum che potrà annullare o accettare la modifica della nostra Carta Costituzionale, fatta da un Senato della Repubblica che sembra diventato il mercato delle vacche, dove tutti sono contro tutti e da un Governo che gode di una maggioranza risicata e ballerina.


 

Effettivamente questo nuovo Senato composto da 100 nominati tra Consiglieri Regionali e Sindaci di grande città è una pessima soluzione istituzionale, sembra un rigurgito del federalismo pasticciato e inconcludente, oltre essere uno scudo parlamentare per esponenti politici sempre più inseguiti da guai giudiziari. Forse a questo punto era meglio una formula elettiva con la scelta libera da parte degli elettori che così si sentono espropriati della loro sovranità. 

Insomma questa riforma ha tutta l’aria di essere una riforma sbilenca, da essere considerata dalla Senatrice a vita Elena Cattaneo, una scienziata non politica, addirittura “peggiorativa” essendo un “ircocervo istituzionale”.

La senatrice nel suo intervento al Senato ha dato una  magistrale lezione di serietà rispetto a politici di mezza tacca motivando la scelta di astenersi  (al Senato è voto  contrario) perché trova questa riforma licenziata dal Senato peggiorativa rispetto al testo tornato dalla Camera 

Quello che inoltre viene da domandarsi è, fino a che punto un partito, in questo caso il PD, che governa è ancora credibile se al suo interno c’è una  parte, anche se minoritaria, che si oppone a questo nuovo  assetto costituzionale.

Fino a che punto questa convivenza di anime diverse nella stessa sinistra, quella di Renzi sempre più a destra  e quella tradizionale accusata da Renzi di essere l’eterna sconfitta, riusciranno a convivere?

Chi comanda oggi e chi ci comanderà domani dovrà instaurare un rapporto di fiducia con il popolo italiano, dovrà operare in modo serio e rispettoso ricordando che la fase stagnante dell'economia ci sta  impoverendo sempre di più, che i ricchi aumentano e diventano sempre più ricchi, che il 10% detiene la ricchezza di tutti gli altri.  

PAOLO ALDO PERINO

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