SETTIMANALE anno XVII
n° 757 del 20 giugno 2021
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VADO LIGURE: abbandonare il certo per l'incerto Stampa E-mail
Scritto da Osvaldo Ambrosini   

 

ABBANDONARE IL CERTO PER L'INCERTO 
 

 

In un momento di crisi come questo sarebbe assurdo agli occhi di qualunque esperto in politiche del lavoro, economista, politico, imprenditore, opinion-leader, sindacalista, andare a mettere in discussione dei posti di lavoro sicuri di un settore che da sempre rappresenta un punto fermo dell'economia del nostro territorio, per rischiare un investimento in qualcosa di (sempre più) incerto.

Eppure la nostra terra italica ed in particolare quella ligure èspesso rappresentata da amministratori che riescono sempre a stupirci, in senso negativo purtroppo.

Mi riferisco all'opera gigantesca che è in costruzione nel porto di Vado Ligure, la piattaforma Maersk che gode di un finanziamento da parte dello stato di circa 300  milioni di euro (soldi pubblici) ed una partecipazione per circa 50 milioni di euro da parte dell'unico concorrente che si è aggiudicato la concessione (cinquantennale)  per la gestione del terminal, la Maersk (praticamente un regalo).

Purtroppo i posti di lavori promessi inizialmente non potranno essere neppure la metà di quei famosi 600, sarebbe un successo se riuscissero a garantirne almeno un centinaio.

Ma questo non rappresenterebbe un problema, qualunque vadese dotato di un po' di giudizio ed altruismo sceglierebbe di sacrificare la rada del nostro porto purché si crei occupazione.

In questo scambio tra la rinuncia al nostro mare e la "promessa" di posti di lavoro, che sembra piùun ricatto piuttosto che uno scambio reale, non si considerano gli effetti collaterali dell'operazione che definire tragici sarebbe riduttivo.

Tra le città liguri che si affacciano sul mare, Vado Ligure è probabilmente quella con la minore vocazione turistica, lo testimoniano le scarsissime strutture ricettive presenti sul territorio (un solo albergo in tutto il  territorio).

Eppure esistono stabilimenti balneari che da anni rappresentano delle micro economie che consentono a numerose famiglie di vivere e lavorare.

Gli stabilimenti balneari a Vado Ligure sono 6 (quasi 7, uno sta per essere ultimato) ipotizzando che ogni stabilimento balneare impieghi almeno 6 persone, tra personale del bar/ristorante e spiaggia (anche se in molti casi i lavoratori sono superiori a questa cifra) si potrebbero quantificare in circa 40 i posti di lavoro garantiti dalle spiagge di Vado Ligure.

Con queste premesse siamo davvero sicuri che l'impatto di una piattaforma potrebbe convivere tranquillamente con il turismo balneare senza portare inevitabili ripercussioni negative? E quindi mantenere inalterata l'occupazione che fino ad oggi èsempre stata garantita da queste attività?

La qualitàdel mare verrà irrimediabilmente rovinata, sappiamo tutti quanto siano  compromessi i fondali del mare vadese vittima di anni di un inquinamento senza controllo e questo oggi è reso ancor piùevidente dai dragaggi che recentemente sono stati effettuati.

Non è azzardato immaginare che le conseguenze negative sull'ecosistema marino si ripercuotano anche sulle coste adiacenti (Zinola e Bergeggi) che, a seconda delle correnti del mare, soffrirebbero a loro volta di un inevitabile peggioramento.

Gli stabilimenti balneari solo a Bergeggi sono circa 10 e, per il conteggio molto approssimativo arrotondato per difetto fatto in precedenza, i posti di lavoro a rischio sommati a quelli di Vado salirebbero a circa un centinaio.

Senza contare cosa potrebbe accadere all'area marina protetta che rappresenta oggi un punto fermo del turismo di Bergeggi.

Inoltre rinunciare a questa "industria del turismo" significherebbe penalizzare anche i commercianti vadesi che hanno le attivitàsulla via Aurelia o immediatamente a ridosso di essa e che su questi flussi turistici ci contano.

Ripensare le strategie del nostro territorio soprattutto in un periodo di crisi come quello attuale dovrebbe essere il compito principale della politica.

L'impressione invece è che ci si ostini ad andare avanti in una direzione sbagliata,  sbagliata dall'inizio. Alle origini del progetto sulla piattaforma l'allora sindaco Peluffo, da buon vadese, fu subito contrario, come contrari lo sono stati i cittadini bocciando l'opera nella consultazione popolare del 2008, un no ribadito ancora alle amministrative del 2009.

Oggi a distanza di 5 anni, un po' con la scusa della crisi economica, un po' col ricatto occupazionale, un po' per stanchezza, vogliono far desistere i vadesi ed imporre la piattaforma.

Come se il lavoro (presunto) offerto in un futuro indefinito avesse più dignità dei posti di lavori già esistenti.

Di scelte strategicamente sbagliate a Vado Ligure se ne sono già viste abbastanza. L'ultima in ordine di tempo è rappresentata dal centro commerciale 8.44 che  avrebbe dovuto fare da volano per tutto il commercio e che invece, a distanza di cinque anni dalla sua apertura, non solo sopravvive con affanno ma ha messo in ginocchio il commercio del centro di Vado.

L'unico reale vantaggio che ha ricevuto la città è una splendida torre in vetro, vuota al suo interno, ma molto utile per gli addobbi luminosi di Natale.

Sembra che ora sia il turno di mettere in crisi gli stabilimenti balneari.

Possibile che non si riescano a ripensare le strategie del nostro territorio soprattutto in un periodo di crisi come quello attuale in cui l'industria è in grande sofferenza?

Anteporre interessi economici, derivanti dai grandi appalti per opere sproporzionate, a discapito degli interessi di Vado Ligure e dei suoi cittadini sembra essere la "mission" della politica savonese.

Insomma quand'è che capiremo che quella che stiamo mangiando non è nutella? Èproprio necessario arrivare in fondo al barattolo?

Ma se l'aspirazione reale è quella di ottenere per il nostro mare la bandiera marrone permanente e zero posti di lavoro, allora avanti così!


 

OSVALDO AMBROSINI Candidato nella lista VIVERE VADO

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