Settimanale Anno XVIII
Numero 765 del 19 settembre 2021
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I cento passi Stampa E-mail
Scritto da ALESSIO GANCI   

 I cento passi

Il film “I cento passi”, di Marco Tullio Giordana, racconta una storia che, a mio parere, è una denuncia delle problematiche sociali presenti in Sicilia, legata all’organizzazione criminale della mafia. Il film descrive la vita di Peppino Impastato, un ragazzo siciliano realmente esistito, che crede nei valori della libertà, della giustizia e della legalità.

Un ragazzo che in seguito sarebbe stato ucciso da alcuni esponenti della mafia. Il film mostra quindi il sacrificio della vita per un ideale. Numerose sono le vicende storiche aventi il tema del sacrificio della vita per un ideale: ad esempio, le vicende di persecuzione di coloro che diffondevano opinioni contrarie al fascismo ed al nazismo, di cui è possibile trovare un riscontro nel film “La rosa bianca”. Un altro esempio è ricercabile nella vicenda di Salvo D’Acquisto, un carabiniere che salvò numerose vite facendosi fucilare dai nazisti. Gli esempi di sacrificio della propria vita per difendere la collettività si trovano persino nell’epica classica: nell’ “Iliade” di Omero, Ettore decide di scontrarsi con Achille ben sapendo di dover morire, pur di difendere la patria, in nome di un ideale. E’ quindi possibile, a mio avviso, sacrificarsi per un ideale, a patto che la propria sia una scelta libera e consapevole. Anche oggi ci sono persone che sacrificano la loro vita per un loro ideale, ad esempio i cosiddetti “kamikaze” degli stati orientali.

Lo scrittore Ken Sarowiwa si è sacrificato per la sua collettività: nel 1995 fu impiccato per aver avviato una protesta pacifica contro lo sfruttamento eccessivo delle risorse petrolifere della Nigeria e del Delta del Niger, operato soprattutto dalla multinazionale petrolifera Royal Dutch Shell. Ci sono poi i casi di chi sacrifica la libertà di vivere in sicurezza, per difendere i propri ideali: è il caso di Roberto Saviano, l’Autore di “Gomorra”, che dopo aver scritto il suo libro è costretto a vivere sotto scorta a causa delle minacce ricevute dalla camorra.

Non ultimi sono i casi di sacrificio della propria libertà per tentare di salvare quella collettiva, tanto numerosi in Cina, dove chi difende la libertà di opinione e si espone contro la censura non di rado finisce in carcere. Nonostante gli esempi coitati, a mio parere, oggi sono generalmente tramontati i sentimenti di sacrificio per un ideale collettivo, almeno negli Stati occidentali, dove, molto spesso vi è libertà d’opinione. E’ proprio il possedere la libertà d’opinione che riduce la necessità di sacrificare la propria vita, poiché è possibile manifestare pubblicamente il proprio dissenso verso idee diverse dalle proprie. Attraverso i mass-media è possibile sostenere pacificamente un ideale o una causa, ad esempio attraverso le petizioni on-line. Ne è un esempio la vicenda che ha visto protagonista, lo scorso anno, la donna iraniana Sakineh, condannata alla lapidazione per adulterio e per omicidio. E’ anche grazie alla petizione istituita a difesa di Sakineh che la donna iraniana non è  stata lapidata. Questo fatto dimostra come, al giorno d’oggi, sia possibile sostenere un ideale senza dover necessariamente sacrificare la propria vita o la propria libertà. Anche le cosiddette pubblicità progresso diffondono ideali attraverso l’uso dei mezzi d’informazione. Ciò non toglie che, soprattutto negli Stati dove la libertà viene a mancare, esistano persone che scelgono di sacrificarsi per un ideale collettivo. In conclusione, penso che sia possibile sacrificarsi per un ideale anche al giorno d’oggi, seppure molto spesso vi siano mezzi pacifici per sostenere i propri ideali.

Alessio Ganci

http://www.ssep.it  

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