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“Into the wild” Stampa E-mail
Scritto da Alessio Ganci   
“Into the wild”
Un viaggio alla ricerca di se stesso

“Into the wild” è un film del 2006 diretto da Sean Penn e basato sul romanzo ”Nelle terre estreme” di Jon Krakauer. Nel film viene raccontata la storia vera di Christopher McCandless, un giovane proveniente dal West Virginia, negli USA, che abbandona la sua famiglia dopo la laurea, per viaggiare nelle terre estreme del continente americano.

Il film è , pertanto, di genere biografico e d’avventura. Christopher McCandless vive con la sua famiglia: il padre Walt McCandless, un ingegnere della NASA, e la madre Wilhelmina Johnson, una segretaria. Dopo un inizio in medias res (…), l’intera storia di Christopher è narrata in un lungo flashback che si protrae sino alla fine del film. Christopher si laurea a pieni voti ed i suoi genitori sono presenti alla cerimonia di consegna lauree. Durante il pranzo di festeggiamento essi comunicano a Christopher il loro desiderio di regalargli un’automobile nuova. Egli rifiuta, poiché sente che la felicità non si riscontra nei beni materiali. A conseguenza di ciò dona tutti i suoi risparmi all’ Oxfam, mentre tali soldi dovevano essere impiegati per l’iscrizione di Christopher all’Università di Harvard. Chiusi i conti con la vita passata, Christopher si prepara a lasciarsi alle spalle il mondo consumista che tanto disapprova ed intraprende un lungo viaggio. Christopher morirà a 24 anni in Alaska per avvelenamento. Il lungo viaggio che Christopher decide di intraprendere ha come meta finale l’Alaska: il protagonista manifesta svariate volte, nel corso del film, il desiderio di recarsi in Alaska. A mio avviso è emblematico il fatto che Christopher muoia proprio in Alaska. Durante il viaggio Christopher incontra molti personaggi: nel film vi sono infatti numerosi personaggi secondari. Christopher incontra Jan e Rainey, una coppia di vagabondi; Wayne, un trebbiatore; Tracy, una cantautrice; Ron, un anziano con il quale avrà un vero e proprio scambio di idee: Christopher gli trasmette insegnamenti sul reale valore della vita e lui contraccambia fornendogli non solo affetto ma anche equipaggiamento ed istruzioni per il viaggio in Alaska. Un altro elemento che si può notare nel viaggio di Christopher è la costante presenza di libri: il viaggiatore legge molto e, in particolare, apprezza il libro “Il richiamo della foresta” di Jack London. Inoltre nel film vi è una scena ripetuta, in cui Christopher scrive il suo diario di viaggio. Da tutto ciò si desume che le parole, lette e scritte, accompagnano sempre Christopher nel suo cammino. Durante il viaggio il protagonista si presenta con un falso nome: Alexander Supertramp. Egli, infatti, vuole distaccarsi completamente dalla sua identità originale, che lo riconduce al mondo consumista in cui è cresciuto. Solo poco prima di morire Christopher si rispecchierà nella sua vera identità, pensando che “ad ogni cosa va dato il suo vero nome”. Christopher McCandless mi ha dato l’impressione di essere un personaggio ribelle ed anticonformista, allo stesso tempo avventuroso e determinato. La sua personalità mi ricorda molto quella di Cosimo Piovasco di Rondò ne “Il barone rampante” di Italo Calvino.

Tuttavia trovo che sia anche leggermente contraddittorio: nel film viene mostrato un flashback in cui si vede Christopher bambino, mentre una notte scappa di casa. Scappare di casa lascia intendere come, già allora Christopher fosse un ribelle. Egli viene ritrovato in casa di un vicino, in cerca di dolci. In cerca di un bene materiale di consumo che spesso viene prodotto proprio per soddisfare i desideri dei bambini, cui generalmente i dolci piacciono.

 Diventato un giovane adulto Christopher rifuggirà da qualsiasi ideale che contempli il consumismo, dimostrando di avere già maturato una sua personale e precisa idea della vita. A questo punto Christopher cambia la propria visione della vita, per poi recuperare, verso la fine dei suoi giorni, la propria identità fatta dalla sua storia, dalla sua famiglia, dal suo stesso nome che aveva voluto nascondere. Probabilmente La sua storia può essere considerata come un viaggio alla ricerca di se stesso; un viaggio che, se anche lo porta a morire lontano dalla sua terra di origine, nel contempo lo porta a riconciliarsi con se stesso. In quest’ottica trovo che la storia di Christopher sia molto formativa. La famiglia ricopre un ruolo importante all’interno del film: a volte infatti vengono proprio mostrate scene riguardanti la famiglia di Christopher, quando lui era piccolo, le liti che avvenivano di frequente, la tristezza dei genitori nel non vedere più tornare il figlio. La famiglia è importante anche perché la sorella di Christopher svolge spesso il ruolo di narratore (la narrazione del film è in tema). Emblematico di quanto possano essere complicati i rapporti tra i genitori e i figli, ma anche quelli tra fratelli, è il trascurare i sentimenti dei suoi cari da parte di Christopher, che intraprende il suo viaggio senza avvisare nessuno. Da notare che più volte Christopher afferma nel film il proprio desiderio di tornare a casa, anche se è trascorso parecchio tempo. Da notare perché, a mio avviso, questo desiderio rappresenta l’inizio del cambiamento interiore del protagonista. In questo film vengono ben evidenziati gli aspetti sociali e storici peculiari degli USA: la ricerca dell’indipendenza, considerata come valore sia sociale che individuale; il bisogno dei giovani di mettersi alla prova anche ponendosi in contrasto con la famiglia, aspetto dell’età giovanile che in Europa si nota molto meno; l’inseguire la libertà ed i propri ideali anche a costo di sacrificare un certo benessere materiale. Inoltre si possono notare anche i grandi spazi aperti, tipici della zona geografica in cui è ambientato il film, che possono essere anche interpretati come una metafora del grande bisogno del protagonista di vivere libero, senza vincoli di sorta.

Alessio Ganci

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