SETTIMANALE anno XVII
n° 752 del 16 maggio 2021
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SCILIPOTI ONOREVOLE Stampa E-mail
Scritto da Hiselo   

SCILIPOTI ONOREVOLE

Il poveretto è stato forse bersaglio di eccessive critiche
 

L’esordio  potrebbe sembrare provocatorio ma anzitutto l’ho scelto perché il poveretto è stato forse bersaglio di eccessive  critiche  dimenticandoci con troppa facilità che solo gli stolti non cambiano idea, e poi perché credo un simile titolo capace di attrarre lettori come le mosche sulla marmellata; cosa non si farebbe per aumentare l’audience !

Il nostro sfortunato amico conserva però il diritto all’epiteto di onorevole, ma non ho mai capito per quale motivo tra i tanti e troppi privilegi dei deputati si annidi anche il diritto ad essere chiamati così, l’essere senatore denota una appartenenza ma non necessariamente una nobiltà, oltre che senatori si può infatti essere anche padani, liguri, ragionieri, oppure stronzi che è pur sempre una categoria dell’essere, senza però necessariamente essere persone per  bene o meritevoli di onore e rispetto; l’essere onorevole è invece diverso, il termine vorrebbe infatti indicare una persona meritevole di onore a prescindere, cosa che obiettivamente ai nostri giorni mi riesce più difficile che dare ragione a mia moglie.

Lontani ricordi di matematica mi ricordano la lezione sulle condizioni: per essere onorevoli certamente è condizione necessaria essere eletti deputati ma quanto all’essere sufficiente ho qualche dubbio, ci vorrebbe ben altro; chiamiamoli solo signor e cognome, dati i tempi basta e avanza.

Per dimostrare la teoria dell’indissolubilità tra lato B  e poltrona una prima risposta della storia ci ricorda che  sono circa 150 anni o poco meno che le cronache si occupano di crisi di governo, con un breve intervallo di forzata stabilità durato una ventina d’anni; il tema è ricorrente ma solo di recente crisi significa quasi sicuramente tutti a casa perché con i moderni sistemi politici nati dalle riforme il nostro sistema di governo, sia centrale che locale, ha trovato una longevità sconosciuta nel passato: i padri del maggioritario a premi, del bipartitismo da salotto, e della continuità di governo che ci tocca oggi sopportare hanno colto un significativo successo per quanto riguarda stabilità e durata degli esecutivi i cui risultati sono oggi sotto  gli occhi di tutti,  per lo più schifati.

Vediamone le ragioni, sono un tuttologo e che diamine e come tale posso disquisire anche di questi temi, in virtù di una legge elettorale che nomina ma non candida oggi solo per “ proporsi” ad un seggio quale che sia occorre anzitutto trovare il gelato giusto da leccare, quindi occorre stroncare sul nascere la concorrenza interna con metodi non sempre ortodossi da quanti ostentino gli stessi gusti, finalmente, una volta scavalcato il mucchio di cadaveri degli amici/avversari, occorre bazzicare i banchi di pegno, spesso i faccendieri, ed a volte persino i naufraghi della filibusta, per trovare quegli scudi e dobloni, tanti, con i quali pagare manifesti e santini, spot, cene e spettacoli, rubriche televisive, giullari e menestrelli insieme a tutti gli altri mezzi più o meno originali e costosi per tentare di convincere le plebi delle proprie buone ragioni.

A questo punto i pochi che la spunteranno, ma pur sempre troppi, si divideranno in due categorie: quelli di maggioranza e quelli di opposizione, bella scoperta direbbe qualcuno, tuttavia questa ovvia banalità offre lo spunto per una acuta riflessione che propongo alla vostra dotta attenzione.

Quella del membro di maggioranza credo possa offrirsi come una vita relativamente facile attenta come deve essere soltanto ad assicurare obbedienza pronta, rispettosa, cieca, ed assoluta a chi di dovere: carriera, lauto stipendio, portaborse e pensione, pardon vitalizio, annessi e connessi sono assicurati, nell’ombra solo l’ incubo di una crisi con il rischio di andare a casa anzitempo, peggio se ancora prima di avere saldato gli eventuali debiti.

Più scomodi sono invece i panni di chi siede all’opposizione, fermi naturalmente restando gli stessi privilegi dei colleghi di maggioranza, il compito dell’oppositore sarà infatti il dissenso portato a sistema con la frustrazione che nasce dalla consapevolezza di essere ancor meno utile dei già scarsamente necessari colleghi della maggioranza, cui si aggiunge la non trascurabile differenza che chi malauguratamente vi capita è pagato, e spesso molto bene, per cercare di segare il ramo dorato sul quale egli stesso è seduto.

Mi viene di paragonare questa situazione  a quella di un tizio cui avessero dato una grossa incudine ed un ancor più grosso martello e che venisse profumatamente pagato per cogliere l’obbiettivo di tentarle tutte per metterci in mezzo, e colpire, cosa ben potete immaginare; ne converrete che la posizione del membro, è il caso di dirlo, dell’opposizione è molto più difficile, scomoda, e soprattutto pericolosa specialmente nel deprecabile caso in cui il nostro eroe si rivelasse capace di una buona mira, in ambienti bene informati si mormora infatti di sospiri di soddisfazione che gorgogliano soltanto quando le mazzate non colgono il bersaglio.

Nella storia dei popoli il consenso è sempre stato sul mercato, soltanto diversa è stata la moneta con cui veniva pagato, dalla clava dei nostri lontani progenitori, passando per farla breve tra torture frustate, con l’intermezzo di strano paese dove si volle usare l’olio di ricino che coniugava l’esigenza del consenso con la salute del canale alimentare,  per finire ai nostri giorni dove si usano altri meno cruenti, ma non per questo meno subdoli, sistemi di persuasione: l’elenco lo lascio a voi potrete infatti trovarlo nelle più recenti cronache politiche e mondane.

la bella Rosina col re 

Sua maestà, quello dei bunga bunga ante litteram con la bella Rosina, conosceva i  suoi polli ed infatti ai senatori, non eletti ma nominati più o meno come oggi, non dette una lira con la scusa che la nobiltà che già aveva  poteva solo dare; il buon Vittorio aveva infatti capito come l’unico sistema di selezionare una classe politica che avesse veramente voglia di venire dalla società civile per fornire un  contributo alla crescita del paese era quello di non dare al nuovo sistema rappresentativo il becco di un quattrino; la storia ci racconta come poi è andata a finire.

 

Questa ultima parte la dedico come logica conclusione al tema della riforma dei pubblici poteri, anche senza conoscere il monumentale il lavoro del famoso tuttologo inglese Nathaniel Parkinson verrebbe da dire che le retribuzioni dei nostri pubblici rappresentanti si sono evolute nella storia del nostro bel paese in proporzione inversa alla reale possibilità dei medesimi di influire veramente sulle scelte di governo, sia questo centrale o locale poco importa, i giorni nostri temo lo stiano testimoniando.

 

In nome del maggioritario, indice di stabilità, i riformisti nostrani hanno sottratto ai nostri diretti rappresentanti praticamente ogni potere reale lasciando loro quelli di sola facciata; la teoria del maggioritario casereccio  potrebbe oggi riassumersi nella sintesi dell’ uno solo al comando con tutto il resto di contorno opposizione inclusa,  nuovamente a confermare la nota teoria secondo la quale la reale capacità di incidere nel potere reale di una organizzazione eletta a suffragio popolare sarà inversamente proporzionale al reddito che il sistema sarà in grado di assicurare ai suoi membri, poco importa se guelfi o ghibellini.

Senza andare sui massimi sistemi prendiamo un piccolo esempio di casa con un consiglio municipale fresco di nomina e dove i molti suoi volti nuovi si compiacciono della illusione di potere ricoprire un qualche ruolo attivo nel governo della nostra città di mare:  certamente quelli all’opposizione faranno fuoco e fiamme su questo e su quello, dai massimi sistemi dell’inquinamento globale, via via fino ai minimi problemi del cassonetto della rumenta che andrà spostato da piazza della vittoria civico 3 al vicolo stretto civico 34, e così via dalle fermate del bus da ricollocare altrove ma non troppo distante da casa, alle aree di “ sosta “ per i nostri amici a quattro zampe da realizzare sempre altrove, dai ripetitori dei cellulari da eliminare dall’isolato fermo restando il diritto alla copertura, ai rosticcieri cinesi da riposizionare, dalle poco edificanti polemiche sugli emigranti da accogliere a braccia aperte ma meglio se nella più confortevole struttura al di là del torrente, concludendo con i molti eccetera che daranno voce alle sacrosante, e spesso originali, istanze dei cittadini.

In realtà se qualcuno di questi nuovi amici si prenderà la briga di leggersi l’articolo di quello che pomposamente viene chiamato ordinamento degli enti locali scoprirà che l’organo cui appartengono potrà approvare mille ordini del giorno: da quelli che impegnano il sindaco a partecipare alla prossima spedizione su marte a quello che predica la pace universale specie fra doriani e bicolori; il nostro volenteroso rappresentante neoeletto potrà rivolgere interrogazioni, interpellanze, incavolatura spaziali, sit in, e quant’altro la fantasia potrà inventare ma sostanzialmente potrà votare veramente solo poche cose importanti: statuti e regolamenti, bilancio e tributi, piani in particolare quelli regolatori, con varianti, stralci annessi e connessi, tutte cose se passano come desidera sommessamente il capo bene, altrimenti tutti a casa; ed ecco allora che come il gioco dell’oca vi rimando alla teoria dell’incudine e del martello.

Questo sistema è figlio delle riforme degli ultimi anni, prima, è vero, governi e sindaci duravano spesso una stagione balneare ma erano i nostri rappresentati che, anche con il potere del cambio di bandiera, mandavano a casa il capo, oggi, al contrario, il cambio di “schieramento” serve a far galleggiare anche le statue di piombo, sinceramente tifo per il passato.

In chiusura il fatto che il nostro amico nel titolo abbia gettato martello e incudine alle ortiche non lo trovo così scandaloso specie valutando i pro e i contro, chissà quanti sui colleghi di un tempo nel silenzio del confessionale lo avranno segretamente ringraziato della serie: “ meno male che c’era lui”  ma siete proprio sicuri, o voi puri di pensiero e di spirito, che non avreste fatto altrettanto, naturalmente nell’interesse del paese, per salvare da un possibile disastro una ricca cassa ed un sostanzioso vitalizio?

Alla prossima

       Hiselo

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