SETTIMANALE anno XVII
n° 752 del 16 maggio 2021
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Scritto da Hiselo   
CARBONE E LAMPADINE
In questi decenni sulla centrale di Vado è già stato detto tutto ed il suo contrario.
Io mi limito ad affrontare il dibattito con un approccio diverso
 

Un paio di settimane or sono ho esordito come tuttologo ed esperto di rumenta ed oggi eccomi impegnato a disquisire su un altro tema ambientale che torna ciclicamente di attualità: la centrale termoelettrica elettrica di Vado con annessi e connessi, sull’argomento è difficile non accorgersi di come oggi il partito del no abbia scatenato le proprie migliori penne, l’opposizione non dice la sua o se la dice non è per il tramite di queste pagine.

Veniamo al punto, in questi decenni sulla centrale di Vado è già stato detto da tutti, e troppi, tutto ed il suo contrario e quindi non entro sul tema più di tanto ma mi limito ad affrontare il dibattito con un approccio diverso premettendo alcune banali considerazioni:

  1. Un tale che si dilettava di fisica un giorno scoprì che ad ogni azione ne corrisponde una eguale e contraria, legge universale che non può essere elusa, verrebbe da dire, absit iniuria verbis, che con il senno del poi forse sette giorni sono stati troppo pochi per fare le cose ben fatte ed oggi ce ne stiamo accorgendo, infatti in molti campi siamo costretti a scegliere non il meglio ma il meno peggio, il che non è proprio la stessa cosa.
  2. Questa legge si applica in maniera puntuale ed ineludibile anche a tutti i sistemi più o meno puliti per produrre energia sfido chiunque a trovarne uno che non sia accompagnato da effetti negativi spiegati congiuntamente sull’ambiente, sul paesaggio, sulla salute reale o percepita, e che non sia capace di scatenare le passioni dei comitati, dei catastrofisti, dei liberi pensatori, e soprattutto delle orde di eminenti colleghi tuttologi.
  3. La pura ragione di stato, di buon governo, e soprattutto di buon senso, suggerirebbero di mettere in esercizio diversi sistemi energetici capaci di assicurare contemporaneamente sia il miglior rapporto complessivo produzione/danni, sia assicurare alla rete fonti ridondanti capaci di sostituirsi vicendevolmente a seconda della alternanza della domanda e degli umori dei mercati, per non dire di peggio, il tutto naturalmente con un minimo di attenzione ai costi.  

A questo punto per continuare il ragionamento si renderebbe necessaria una digressione di carattere generale sui rendimenti equivalenti dei singoli sistemi e sulle criticità che ciascuno di questi inevitabilmente si trascina, questo per costringere al dibattito i molti che sostengono che questo si può sostituire con quello meno inquinante, tuttavia temo che nel nostro caso la maggioranza di quei molti voglia semplicemente chiusa l’amata centrale, in troppi tra di loro infatti non si pongono infatti neppure il problema di dove e come altrimenti produrre e i circa 1200 Mw di Vado che pure tanto ci tornano utili: si vadano a produrre altrove, solito ritornello!

Restano così in pochi a proporre, senza ricorrere al solito “ altrove”, alternative di pari potenze ma questi hanno poche e difficili scelte, infatti sia l’eolico che il fotovoltaico , fonti pulite e rinnovabili per eccellenza, scontano nelle nostre realtà il limite dell’elevato consumo di territorio pregiato per unità di potenza resa effettivamente disponibile, oltre al forte impatto paesistico; ecco allora sempre questi pochi costretti più realisticamente a proporre la totale conversione a gas sempre dell’amata centrale, alternativa sulla quale spendo due parole soltanto memore di come, anche in questo caso, l’ implacabile la legge di azione e reazione spieghi i propri nefasti effetti:

. Anzitutto si sgomberi il campo dalle enfasi sulle ridotte emissioni di gas serra, infatti come tutte le combustioni che si possono trovare descritte nei libri di chimica al capitolo ossidazioni anche quella del metano produce in ambiente aerobico biossido di carbonio in misura grosso modo dipendente dalla quantità di combustibile e di comburente che entrano in reazione.

. Certamente il metano è gas relativamente povero di impurità e come tale diffonde in atmosfera quantità sensibilmente minori di particolati di quanto succeda bruciando il carbone, solido più ricco di impurità inutili ed indesiderate.

. Con altrettanta puntuale certezza è anche purtroppo vero che del nobile gas ne abbiamo pochino e dobbiamo così acquistarlo da paesi che giustamente fanno prima i loro interessi a scapito dei nostri, per risolvere il problema della differenziazione dei fornitori si dovrebbero allora costruire i rigassificatori impianti che vedono, manco a dirlo, i comitati decisamente poco entusiasti; taccio i pericoli di incidenti di questo ultimo sistema sia perché oggettivamente allo stato della statistica sembra fino a oggi molto sicuro, sia perché il catastrofismo come argomento a sostegno delle proprie ragioni non mi appassiona motivo per il quale sono costretto a dedicare soltanto un attimo al pensiero di quale sia stato a Viareggio l’effetto di quella tragedia provocata dalla perdita di carico di un solo vagone. 

Non siamo purtroppo in uno show a quiz e la risposta esatta, come la soluzione ottimale, non esistono e quindi ricadiamo nel campo delle opinioni tutte rispettabili in un dibattito civile, tuttavia per non sottrarmi alla trappola di criticare senza nulla proporre ritengo che una centrale a carbone, o meglio le centrali a carbone, dovrebbero per qualche anno ancora essere mantenute in esercizio almeno fino a che si fossero raggiunti e stabilizzati sufficienti livelli di sicurezza energetica con altre fonti , una volta perseguito questo forse chimerico obiettivo questi impianti andrebbero comunque mantenuti in efficienza produttiva ma in condizioni di fermo in riserva; detta così sembra semplice ma spesso la realtà complica, e spesso smentisce, la teoria.

Anzitutto un sistema che prevede la progressiva dismissione e messa in riserva operativa di alcuni impianti tra i più impattanti od obsoleti sottintende necessariamente una regia ed una proprietà unica, e meglio se pubblica, di tutto il sistema, così nel nostro bel paese ci siamo precipitati a privatizzare alcune realtà in nome delle nuove divinità che si sono trasferite dall’olimpo al mercato, questo fatto rende però oggettivamente complicato costringere qualcuno a sostenere dei costi di esercizio di una centrale che un domani potrebbe essere messa in fermo ed autorizzata a produrre soltanto nelle emergenze.

 

Altro piccolo problema pratico connesso alla diversificazione dei sistemi energetici risiede nella necessità produrre energia in misura equilibrata, sinergica e ridondante con tutte le risorse possibili, dal fotovoltaico alle biomasse, includendovi però anche idroelettrico, centrali a metano e relativi rigassificatori, centrali a idrocarburi ed, orrore, pure centrali nucleari: a pensarci bene il dove andrebbe realizzato tutto questo scempio sarebbe un problema oggettivamente secondario, la reazione dei comitati sarebbe quasi certamente ovunque la stessa è infatti opinione diffusa tra gli esperti che questo genere di problemi non possano in realtà essere risolti ma solo spostati altrove anche se non necessariamente nel luogo più idoneo bensì in quello meno capace di organizzare una significativa resistenza, sembra che sul punto i saccenti maggiormente quotati siano psicologi e strateghi militari ma non gli ingegneri energetici. 

Un inciso sul nucleare, i nostri amici NIMBY non fingano di ignorare che dalle nostre parti siamo sottovento ad alcune maledettamente vicine centrali atomiche francesi e ricordino qualche volta ai loro simpatizzanti che in questi casi confini e valli alpini servono poco o niente, i malaugurati particolati radioattivi non sono elefanti che pure comunque passarono; se qualcosa và storto ad occidente a noi furboni toccano solo i pericoli mentre ai nostri cugini d’oltralpe, furboni veri, oltre ai pericoli toccano anche i benefici; in altri termini, e sempre per il principio di azione e reazione, a noi resta solo la seconda un assurdo per la fisica ma un fatto normalissimo in un paese che con la scoperta delle convergenze parallele ha dato un grande impulso alla geometria non euclidea. 

Esiste un altro aspetto nella lunga storia della nostra amata centrale che giustifica questo mio intervento, ho letto infatti su queste pagine un recente articolo dal quale sembra di capire che un discepolo di Ippocrate per sostenere la validità delle proprie buone e rispettabilissime ragioni non abbia trovato di meglio che contestare le altre diverse, ed altrettanto rispettabilissime, ragioni di un prestigioso istituto di ricerca argomentando non sul merito ma sul metodo di indagine, come dire che se l’uno accusa l’altro di misurare le distanze in litri forse l’altro ribatte che ha sbagliato anche il primo a misurarle in Volt, ed allora la domanda è semplice: cosa pensano realmente quelli che usano il metro? 

Ora è vero che misurare certi fenomeni è estremamente difficile e così come è vero che l’epidemiologia è una metodica di valutazione a base eminentemente statistica è altrettanto vero che la stessa statistica, a seconda di come la si abusa, può diventare uno strumento utile soltanto a misurare l’elasticità dello scroto; non conosco gli studi che si citano e quindi tacere sul merito è d’obbligo, tuttavia mi metto nei panni del cittadino ignorante, categoria alla quale mi onoro di appartenere, che vorrebbe semplicemente sapere la verità, o meglio per essere più precisi, ciò che più si avvicina alla verità, il sentire uomini di scienza più o meno autorevoli che contestano altri altrettanto blasonati colleghi non è rassicurante per noi villani anche se è normale nei consessi scientifici, ambiti nei quali la differenza di opinioni dovrebbe rappresentare un momento essenziale per stimolare la ricerca ma forse non per professare un credo. 

Come per la rumenta sono così convinto che anche in questo caso i temi di fondo siano sempre gli stessi e ricorrenti: l’egoismo e l’onestà intellettuale, la seconda vorrebbe che si riconoscesse che per molti l’obiettivo vero sia quello di soddisfare il primo, siamo e continueremo ad esser voraci consumatori di energia ma nel contempo radicalmente contrari a qualunque cosa a noi vicina anche se tutti segretamente concordiamo sul fatto che centrali comunque alimentate, le pale eoliche, gli impianti a biomasse, e quant’altro di più o meno puzzolente, inquinante e pericoloso si possa fare per accendere le nostre lampadine debba rigorosamente essere realizzato altrove, i motivi li conosciamo e, come per la nostra rumenta, sono sempre i soliti ovunque e qualunque sia il contesto sociale ed ambientale. 

Questo ragionamento a livello locale a volte è spesso supportato da buone ragioni come a Vado dove molti sostengono, ed in verità non del tutto a torto, di avere già dato in materia ambientale, tuttavia questo modo di pensare sconta sempre lo stesso difetto di fondo rappresentato dalla mancanza di originalità perché purtroppo in altri lidi altri molti la pensano contemporaneamente ovunque e comunque nello stesso modo e non c’è modo di eludere il problema; sorge allora spontanea una proposta provocatoria: si convochino gli stati generali dei comitati e si lasci loro a decidere dove, come, quando e a quali costi produrre l’energia che ci abbisogna a livello di paese e non di contrada, sono sicuro che avremo una soluzione illuminata, condivisa, economica e poco inquinante, ma l’avremo per il giorno del giudizio mentre nel frattempo forse alcuni pochissimi di quei molti coglieranno la ghiotta occasione per percorrere le tappe di brillanti carriere nei palazzi della capitale capaci di garantire, oltre a numerosi annessi e connessi, anche un solido e duraturo appoggio alle loro plumbee terga.

   Hiselo

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