SETTIMANALE anno XVII
n° 762 del 25 luglio 2021
tel 346 8046218

Lettura di un'immagine: Canestra di frutta Stampa E-mail
Scritto da FULVIO SGUERSO   
LETTURA DI UN’IMMAGINE 
Canestra di frutta
Olio su tela (1594-1598)
di Michelangelo Merisi, detto Caravaggio
Pinacoteca Ambrosisana – Milano

 Lo spazio del dipinto è quasi del tutto occupato da una canestra di vimini intrecciati contenente frutta di vario genere minuziosamente pitturata (si potrebbe dire in termini contemporanei “fotografata”): vediamo grappoli di uva bianca grappoli e di uva nera sporgenti verso il supporto ligneo su cui è posata la canestra, scorgiamo anche alcune pere, una mela bacata, un limone, fichi di colore diverso e una pesca. Le foglie ancora attaccate ai loro ramoscelli o ai loro tralci, sono bucherellate dagli insetti e alcune accartocciate e malate. Quella che vediamo è la prima natura morta della storia dell’arte e la prima volta in cui la natura è celebrata nel momento della sua corruzione. Qui siamo lontani dallo stile classico e rinascimentale in cui la natura doveva rappresentare la perfezione del creato. Il piano di appoggio è un sottile listello di legno marrone che corre lungo tutta la base del quadro sul quale cade l’ombra della canestra appena sporgente verso lo spettatore, a cui appare come intagliata sullo sfondo nudo e chiaro della parete. La luce proveniente dall’angolo in alto a sinistra illumina i frutti accendendo i loro diversi colori e i loro pregi e difetti. Come sempre in Caravaggio le figure e le cose che compaiono nei suoi dipinti hanno anche un significato simbolico: la leggera sporgenza dalla base di legno della canestra, collocata all’altezza degli occhi di chi guarda, le imperfezioni della frutta e l’aspetto malaticcio delle foglie ci ricordano, nel caso ce ne fossimo dimenticati, l’imperfezione e la fragilità della vita umana e della stessa natura. Quando Caravaggio ha dipinto questa prima natura morta della storia dell’arte, aveva solo ventitré anni, essendo nato a Milano il 29 settembre del 1571. Morirà nemmeno quarantenne a Porto Ercole il 18 luglio del 1610. 

  FULVIO SGUERSO  

 

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