SETTIMANALE anno XVII
n° 762 del 25 luglio 2021
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Non soltanto cose che si muovono Stampa E-mail
Scritto da FULVIO BALDOINO   

NON SOLTANTO COSE CHE SI MUOVONO

Gli studi di Darwin e di tutti i suoi epigoni, la constatazione scientifica di un maggior quoziente intellettuale in certi animali rispetto a certe persone mentalmente ritardate o cerebrolese, gli studi di etologia che hanno riscontrato dinamiche sociali simili a quelle umane o comunque organizzate a fini cooperativi, l'osservazione sul campo dei primatologi e molto altro ancora, hanno svelato che anche molte specie animali possono, parallelamente all'uomo, essere catalogate secondo il criterio di Maslow, ovvero secondo quello che in sociologia è considerato forse lo schema più accreditato di una scala dei valori.

 


 

Credere che gli animali siano solo cose che si muovono non è più accettabile. Semmai bisognerà sondare se non siano cose che si commuovono. Certamente hanno dei sentimenti. Dire che tali sentimenti sono dettati dal bisogno di dare continuità alla specie, o di sopravvivere come individui singoli nutrendosi e impossessandosi di un territorio, non toglie che siano comunque sentimenti (di rabbia, di tranquillità, di gelosia, di diffidenza ecc.); e non esclude che, seppure vissuti in maniera eventualmente meno raffinata, siano gli stessi, e sorti per gli stessi motivi, di quelli presenti nell'uomo.

 


 

Il tanto celebrato sentimento altruistico di maternità e paternità, non ha forse una radice egoistica, pur con tutti gli sforzi e le preoccupazioni che include? Se non fosse così, anziché aggiungere ai già troppi uomini e donne presenti nel mondo altri piccoli uomini e piccole donne, le persone votate alla genitura potrebbero molto più altruisticamente adottare bambini (ce ne sono di tutte le razze e di tutti i colori e di tutte le latitudini del mondo, sani e malati, belli e brutti) abbandonati, o per varie cause, orfani. In che cosa si differenzia il volere un figlio proprio dall'egoismo dell'animale che lotta per accoppiarsi e continuare la sua specie avendo dei figli suoi? Se poi si facesse notare che vi è qualche umano che adotta altri piccoli umani, si potrebbe parimenti far notare che vi è anche qualche animale che adotta altri piccoli animali, persino se non sono della sua specie...!

 


 

Senza voler passare dalla parte di coloro che affermano la superiorità dell'animale sull'uomo, c'è però anche da aggiungere che la maggiore corticalità dell'uomo rischia semmai di farlo classificare dal punto di vista morale, più negativamente. Infatti l'uomo sa che donando ai figli la vita, automaticamente li condanna a una morte futura. L'animale no. Non ha questa colpa. E' soprattutto per questo che non gli si può imputare nessun egoismo, mentre dell'uomo che si riproduce, se si va al di là della pàtina di generosità e altruismo di cui si è voluta circonfondere la genitura nei secoli, si può ben dire che porta avanti un atto fondamentalmente egoistico. 

Dopo tutto ciò, non si può certo sostenere che sia una maggiore capacità dei sensi a dare maggiore dignità (con un brutto termine, diciamo pure superiorità) all'uomo. Infatti molti sono gli animali che hanno sensi più acuti di quelli umani (più acuta la vista nella lince, più sviluppato l'olfatto nel cane ecc.) e anche animali che hanno sensi in quantità maggiore di quelli umani (ad esempio la capacità di orizzontarsi del piccione viaggiatore, o la capacità di percepire gli ostacoli senza avvistarli del pipistrello). Neanche possiamo dire che è una maggiore intelligenza, perché come si è visto, esistono persone intelligentissime e tuttavia spregevoli. Pare dunque di poter dire che il vero criterio che può dare superiorità ad un essere, sia quello di riconoscere in questo essere la capacità di condividere, partecipare. 

 


 

 Ecco, un essere che vede un altro essere soffrire e che non resta indifferente, ma che soffre con lui se quello soffre, o gioisce con lui se quello è felice, è un essere superiore. Ed è superiore perché non approfitterà mai della sua superiorità. Anzi, per la stragrande maggioranza delle volte, la sua superiorità gli sarà di peso. Non potrà vivere nella beata ignoranza, ma sarà emotivamente ed intellettualmente, senza soluzione di continuità, coinvolto in ciò che il suo prossimo prova e vive. La superiorità è anche tanto maggiore quanto il concetto di "prossimo" si allargherà. Nei meno intelligenti il prossimo sarà chi sta loro a contatto fisico; ad un ulteriore scalino, sarà chi rientra nel raggio visivo, fino, a mano a mano, ad arrivare a chi sente che sia suo prossimo anche quell'essere lontano a cui pensa, ed al quale, con il solo pensiero, riesce a stare accanto...

  Fulvio Baldoino

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