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L’abbraccio della morte Stampa E-mail
Scritto da PIERFRANCO LISORINI   

L’abbraccio della morte

 Si dice che in qualche campo di concentramento tedesco fra le altre pratiche aberranti ci fosse quella di legare insieme una persona viva e un cadavere. C’è da crederci, considerato il livello di stupida crudeltà raggiunto dai responsabili dei lager. Del resto la guerra è un ottimo brodo di coltura per le peggiori depravazioni e il carcere non a caso è la culla degli aguzzini; è noto che, seppure su base volontaria, sono i detenuti le cavie per gli esperimenti su soggetti umani. Ma anche se fosse una leggenda ispirata dalle malefatte di Mengele resta il fatto che nella ricerca di forme raffinate di tortura e di supplizio l’umanità quella non se l’è lasciata sfuggire. 

 

Possiamo prenderla come la verifica del principio che la vita soccombe di fronte alla morte o che nel cesto una mela marcia fa imputridire quelle sane. Di sicuro nessuno ha mai pensato che sia il cadavere a trarre beneficio dal calore del vivente.  E credo che questa sia un’evidenza valida anche nella politica, ora che in ciascuno dei due schieramenti si assiste a strani congiungimenti allo scopo di ridar vita a organismi in via di rapida decomposizione. A sinistra sono due cadaveri a legarsi insieme, il Pd e il movimento Cinquestelle. Il primo è l’ombra di un passato irrimediabilmente perduto che ricopre le carcasse del Pci e della Democrazia cristiana col lenzuolo funebre dei diritti degli omosessuali, dell’immigrazione illegale e della dolce morte, il secondo è un manipolo di disperati stretti intorno a quello che da avvocato del popolo è diventato il becchino del movimento. 

 


 

Fatto sta che due debolezze non fanno una forza ma una debolezza doppia e politicamente né il Pd né i grillini - ora contini - non hanno più nulla da offrire. I comunisti, con buona pace di Sansonetti o di Rizzo, avevano un senso quando esisteva un proletariato compattato dalla sua stessa emarginazione, erano, loro e prima di loro anarchici e socialisti, il partito del quarto stato, degli sfruttati, degli schiavi del lavoro e del capitale. Roba che nel minestrone sociale di oggi fa sorridere e che i compagni non hanno la forza né il coraggio di sostituire con le nuove povertà interclassiste. Il Pd è ormai definitivamente il partito dei privilegiati, delle oligarchie, delle lobby: non ha né idee né ideali: i suoi obbiettivi sono il potere per il potere e la conservazione dello status quo. I Cinquestelle avevano un senso come movimento antisistema e sono diventati parte integrante di un sistema reso più fradicio dalla loro presenza: quel che ne resta è pronto a sostenere qualunque posizione purché gli venga garantita la cadrega. La sinistra italiana in questa versione demo-grillina - o demo-contina - è l’ultima spiaggia della conservazione e un grumo di cui il Paese si deve liberare perché torni a scorrere la linfa della democrazia. C’è solo da augurarsi che l’abbraccio fra i due cadaveri, il Pd e i Cinquestelle, acceleri il loro disfacimento.

 


 

Dall’altra parte c’è la mossa di Salvini, un sasso nello stagno del cosiddetto centrodestra. Fuor di retorica si è trattato di un’Opa ostile della Lega nei confronti di Forza Italia, un altro cadavere della politica, relitto di una stagione politica terminata, privo di qualunque ragion d’essere che non siano la personale energia e l’ambizione di Silvio Berlusconi, impressionanti e magari ammirevoli ma senza futuro. Un’Opa ostile alla quale il cavaliere ha reagito con una mossa da grande giocatore, quella della fusione, ma che tale nella sostanza rimane e che prima o poi andrà a buon fine, per lo meno nell’elettorato; quanto ai forzisti se ne vadano dove credono. Personalmente molti di loro li vedo bene nell’ossario comune della sinistra. Se si dovesse verificare che la Lega, già ammaccata dalla, purtroppo inevitabile, partecipazione al governo Draghi ma viva e vitale si dovesse legare con Forza Italia infettandosi con le sue tossine sarebbe un guaio serio per il Paese e per la democrazia. 

 


 

Intanto per il fattore umano: le transumanze da una parte all’altra degli ultimi venti anni hanno coinvolto tutti i partiti ma non a caso ne sono stati protagonisti soprattutto forzisti e grillini; poi c’è un rapporto patologico con l’Europa, di acquiescente soggezione lontano anni luce dal pragmatismo di Salvini e infine l’atteggiamento ambiguo nei confronti dell’invasione. La cartina di tornasole per identificare i complici dell’immigrazione clandestina è l’argomento della ridistribuzione, sulla quale convergono i “moderati”, siano berlusconiani o piddini. La pretesa di imporre ai partner europei i migranti dolosamente fatti partire e accolti a porti spalancati è una follia che nasconde l’intenzione vera di continuare il business all’infinito.

 


 

 L’Europa, checché ne dicano le nostre fonti di disinformazione, di clandestini ne non ne vuole nemmeno uno e tutti gli Stati europei sarebbero ben contenti se l’Italia si decidesse a presidiare i suoi confini. Mi auguro che Salvini, se dovesse avvertire l’intempestività della sua mossa non ne subisca il contraccolpo per la gioia della Meloni.  In questa stagione di sondaggi non c’è un osservatore  che prenda atto di un’evidenza solare: la crescita di Fratelli d’Italia è del tutto illusoria, come illusoria è la caratura politica della sua leader, pompata come un palloncino dalla stampa e da tutte le reti televisive su mandato dei compagni che le controllano; e, simmetricamente, illusorio è il ridimensionamento della Lega, il cui elettorato potenziale, pragmatico, realista e non ideologizzato, aspetta facendo levitare l’astensione ma è pronto a schierarsi con Salvini non appena il capitano riprenda il suo ruolo e rilanci i suoi obbiettivi: la sicurezza e lo stop definitivo all’invasione. Tutto il resto è chiacchiera, dal lavoro alle tasse, su cui tutti, non a caso, finiscono per dire le stesse cose senza avere la minima idea di come realizzarle.

  Pierfranco Lisorini  docente di filosofia in pensione   

 Il nuovo libro di Pierfranco Lisorini  FRA SCEPSI E MATHESIS


Netanyahu

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