SETTIMANALE anno XVII
n° 756 del 13 giugno 2021
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Elogio di Stefania Pucciarelli Stampa E-mail
Scritto da FULVIO SGUERSO   
ELOGIO DI STEFANIA PUCCIARELLI
Sottosegretaria alla Difesa di alto profilo

 Circola da tempo nei mass media italiani e soprattutto nei social network un pregiudizio diffuso ad arte dalla sinistra nei confronti del livello culturale dei leghisti, come se questi ultimi sapessero a mala pena di essere al mondo e seguissero come tanti asinelli e asinelle in fila indiana il loro leader carismatico Matteo Salvini. Tutto è nato da qualche scivolone della sottosegretaria alla Cultura Lucia Borgonzoni, enfatizzato dai media, che ha candidamente dichiarato che non leggeva un libro da tre anni essendo troppo presa dagli impegni politici e che prometteva, in campagna elettorale per la Regione Emilia-Romagna, che avrebbe tenuto aperti gli ospedali anche di notte e di domenica e quando le chiesero quali regioni confinano con la sua rispose il Trentino-Alto Adige.


E forse anche dal sottosegretario leghista all’Istruzione Rossano Sasso che credeva di citare Dante e invece ha citato Topolino. Ma si sa che i leghisti preferiscono il fare al leggere e che non si scandalizzano se qualcuno di loro crede che la rivoluzione sovietica sia avvenuta nel 1814 o se Salvini usa la parola “bastardo” come sinonimo di “delinquente” o minacci i lavori forzati a chi commette crimini particolarmente odiosi anche se questa sanzione non è contemplata dal nostro codice penale. Ma veniamo al caso della senatrice ligure Stefania Pucciarelli, attuale sottosegretaria alla Difesa, nata a Sarzana il 6 marzo1967 e leghista della prima ora, eletta al Senato nel 2018, salita agli onori della cronaca nazionale dopo la sua nomina a presidente della Commissione straordinaria di Palazzo Madama per la tutela e la promozione dei Diritti Umani. Sennonché i soliti soloni della sinistra hanno cominciato a mettere in atto la loro collaudata tecnica della macchina del fango sollevando la questione irrilevante (pensate un po’ a che cosa si vanno ad attaccare i suddetti soloni!) dei suoi titoli di studio, o meglio, della mancanza dei medesimi, come se la professione di casalinga – e nemmeno di Voghera ma di Sarzana – fosse una colpa. La senatrice della Lega per Salvini premier, è una casalinga, sì, ma con la passione, oltre che per la politica, per le moto di grossa cilindrata e si è formata alla severa scuola del Carroccio e può vantare un notevole curriculum istituzionale: consigliera comunale a Santo Stefano Magra, per due anni segretaria provinciale del partito, nel 2015 è stata eletta consigliera regionale presso la Regione Liguria.


Le sue nobili battaglie politico-ideologiche hanno sempre coinciso con quelle da sempre portate avanti prima dalla Lega Nord e poi dalla Lega per Salvini premier, battendosi quindi contro l’immigrazione clandestina, per la legittima difesa sempre e comunque, per l’incremento della natalità nell’ottica dello slogan patriottico e identitario non più “Prima i padani” ma ora, dopo la svolta sovranista del Capitano, “Prima gli italiani”. I soliti soloni della sinistra hanno trovato da ridire sulla mancanza di qualsiasi iniziativa a favore dei diritti umani e hanno addirittura rilevato, in mancanza d’altri argomenti, la presenza sulla sua pagina Facebook di prese di principio contro le minoranze d’ogni genere e colore, ad esempio horribile dictu contro i diritti Lgbt, contro l’integrazione degli immigrati e contro i campi rom. Per dire fino a che punto arriva la perfidia dei “buonisti” di sinistra nel 2017 ha dovuto subire una querela per istigazione all’odio razziale per aver messo un innocente e superficiale “mi piace” al post di un suo fedele follower che aveva semplicemente proposto di dare i forni come sistemazione alternativa agli immigrati che figurano nelle graduatorie per gli alloggi popolari. Ma Stefania Pucciarelli non si è persa d’animo e ha risolto la questione con l’intelligenza e la modestia che la contraddistingue con un post sulla sua pagina Facebook che vale la pena di citare per intero: “2 giugno 2017. La Spezia. Il commento che potete vedere qua sotto è stato rimosso, il mio ‘mi piace’ ad esso è frutto di una mia distrazione.


Non ho letto interamente il contenuto del commento. E ho messo ‘mi piace’ con leggerezza. Di questo mi scuso e prendo doverosamente le distanze da simili affermazioni, i forni sono un triste ricordo del passato che nessuno, tanto meno io, intende restaurare. Mi si permetta però di dire che stiamo assistendo nell’ultimo periodo ed un fenomeno nuovo e ridicolo: le cosiddette ‘opposizioni’, non avendo più alcun argomento politico con il quale affrontarci, si stanno impegnando a ‘spulciare’ i profili Facebook di ciascuno di noi esponenti di maggioranza, in cerca di qualcosa di compromettente. Stanno a fare la caccia alle streghe mentre un popolo muore di fame. Io è a quello che dedico il mio tempo, e se mi scappa un mipiace a un post senza leggerlo è perché il tempo non lo possiedo. Né voglio dare l’impressione di disinteressarmi di chi mi segue tutti i giorni sui social. Mi dispiace soltanto che una mia leggerezza abbia regalato alla Paita (che credo abbia già fatto 3 o 4 comunicati stampa) qualche minuto di felicità. Ad ogni modo ci penseranno i cittadini a toglierle il sorriso alle prossime elezioni!”. Da notare la delicatezza con cui accenna alla soddisfazione della consigliera di opposizione in Consiglio regionale, la conterranea Raffaella Paita, all’epoca esponente del Partito democratico.

Questa si chiama serietà! Come quando ha postato sempre sulla sua pagina Facebook: “Ora capisco perché le zecche dei centri sociali non vanno a tirar sassi nei comizi del Pd e dei 5stelle: in loro hanno trovato chi li tutela”. Era il maggio del 2015 e la questione giuridica del giorno riguardava l’introduzione del reato di tortura nel codice penale, su cui si era speso il suo predecessore alla presidenza della Commissione senatoriale sui Diritti Umani, Luigi Manconi. Sui diritti Lgbt ha rilasciato diverse dichiarazioni originali: “Un bambino deve avere un papà maschio e una mamma femmina, è quello che regola la natura per la riproduzione”. E anche: “Non abbiamo paura di dirci cristiani e di difendere la famiglia naturale e tradizionale”. Anche Stefania Pucciarelli, come Benetto Croce, non può non dirsi cristiana, anche se non è di moda. D’altronde lo stesso Matteo Salvini proclama ai quattro venti la sua fede cristiana, come la sua alleata concorrente momentaneamente all’opposizione Giorgia Meloni. Inutile dire che è contrarissima all’ipotesi di parlare della cultura gender a scuola, perché c’è il pericolo che gli alunni possano essere subdolamente orientati nel loro comportamento sessuale. Ecco, questo significa essere di alto profilo e saper pensare con la propria testa a costo anche di andare controcorrente. Il suo motto potrebbe essere quello dell’imperatore Ferdinando d’Asburgo: “Fiat iustitia et pereat mundus”, che vuol dire: “Sia fatta giustizia e perisca pure il mondo”. Sono figure come questa che possono riscattare un’intera classe politica di bassissimo profilo.

    FULVIO SGUERSO

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