SETTIMANALE anno XVII
n° 762 del 25 luglio 2021
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Pandemia o sindemia? Stampa E-mail
Scritto da MARCO GIACINTO PELLIFRONI   
PANDEMIA O SINDEMIA?

ATTAC si definisce “una delle più grandi reti internazionali di opposizione e alternativa al neoliberismo e al pensiero unico del mercato.” È attiva in oltre 40 nazioni, tra cui l’Italia, dove opera come Attac Italia. Periodicamente pubblica delle analisi di estremo interesse sulla direzione –o la deriva- in cui si sta muovendo il mondo. Ultimamente, m’è arrivata (nello spam!) una serie di articoli di Autori vari, preceduti dall’editoriale “La salute non è una merce” [VEDI]. 

“Siamo ospiti e non padroni di questo pianeta, e questo ci impone di cercare il giusto equilibrio tra le esigenze della specie umana e delle altre specie animali e vegetali che viaggiano insieme a noi in questa arca di Noè chiamata Terra” G. Ippolito, Direttore Scientifico Ospedale Spallanzani, Roma

 

L’elenco dei contributi inizia con “Fuori dal coro: il Covid-19 non è una pandemia” di Richard Horton, direttore di The Lancet (la rivista medica più prestigiosa del mondo, da me già menzionata [VEDI]). A seguire “La prima pandemia dell’Antropocene”, “Virus e rottura degli equilibri ecologici” ed altri contributi da firme di primo livello. Tenterò nel modesto spazio di queste pagine di redigerne una sorta di estratto, rimandando alla lettura degli originali chi volesse approfondire questo cruciale argomento.

Innanzitutto, cos’è l’Antropocene? Il termine deriva dalla constatazione che l’uomo sta determinando niente meno che l’avvio di una nuova epoca geologica, che prende il suo nome. Naturalmente, come per tutti i periodi precedenti, non c’è un anno ben definito di inizio, ma in questo caso possiamo farlo coincidere lato sensu con l’affermarsi dell’industrializzazione e dell’inurbamento su grande scala. Ecco in che contesto geologico ci troviamo:

ERA: Cenozoica (ultimi 115 Milioni Anni) → PERIODO: Quaternario (ultimo Milione di anni) → EPOCA: Olocene (ultimi 12.000 anni) → Antropocene: circa ultimi 2 secoli

In buona sostanza, homo sapiens sta riuscendo ad influire sul pianeta in maniera paragonabile ad altre epoche, mosse da forze ed eventi di entità apparentemente incommensurabili, di natura terrestre (eruzioni vulcaniche, terremoti su scala planetaria, ecc.) o extraterrestre (impatto di asteroidi, variazioni nell’intensità dei raggi solari, ecc.). 

Il Covid-19 ha seminato il terrore in tutto il mondo; eppure, pur essendo molto contagioso, il suo LT (indice di letalità delle persone che infetta) è solo il 2%, ossia 10 volte più alto dei comuni virus influenzali, ma assai meno letale dell’HSN1/1997 dell’aviaria, che uccide il 50% dei contagiati (paragonabile al vaiolo), e dei precedenti Coronavirus: il SARS CoV/2002 e il MERS CoV/2012, con LT tra il 10 e il 30%, che ciononostante non determinarono un lockdown planetario.

Peraltro, il Covid-19 non attacca solo le persone anziane, ma, più in generale, i soggetti che hanno le arterie cronicamente infiammate, essenzialmente obesi, diabetici, persone affette da aterosclerosi sistemica e quindi da ipertensione arteriosa e patologie cardiovascolari. È pur vero che si tratta perlopiù di anziani, ma la platea si estende anche a giovani e persino bambini, anche se più raramente. “Il Covid-19 infatti non si limita ad aggredire le vie respiratorie superiori e i polmoni, ma anche le arterie e arteriole di tutti gli organi e tessuti e, quando le trova già infiammate, agisce letteralmente da trigger (grilletto) fino a scatenare reazioni immuno-infiammatorie sistemiche, potenzialmente letali […] e i casi gravi sarebbero dovuti alla concomitanza di un secondo trigger che prepara la strada e potenzia enormemente l’azione del virus: il particolato ultrafine (UP). […] Ecco perché le città occidentali e certe plaghe più inquinate (in Italia la pianura padana) registrano i più numerosi casi di infezioni, essendo esposte da decenni all’azione di questo secondo, potentissimo trigger infiammatorio. […] Possiamo quindi affermare che quella in atto è tanto una pandemia quanto una sindemia.”

 

La pianura padana, in particolare la regione Lombardia non a caso è stata la zona d’Italia più colpita dal Covid-19. Il concentrato di industrie, traffico e inurbamento spiegano come il virus vi abbia trovato terreno adatto ad insediarvisi e a crescere

 

Il termine sindemia incorpora il prefisso “sin”, che troviamo nella parola sinergia, ad indicare un concorso di fattori energetici che ne amplificano la portata. La sindemia risulta pertanto dal concorso di fattori esterni al mero virus, che gli forniscono il terreno ideale per propagarsi e colpire persone già indebolite da un ambiente malsano. Echeggia a questo punto la frase del papa, da me in precedenza già citata, che definisce la posizione dell’uomo contemporaneo come colui “che pretende di essere sano in un mondo malato”.  

Se quanto sopra detto vale per le città inquinate dell’Occidente “affluente”, che tendono tutte a gonfiarsi in megalopoli, analogo discorso vale per le nazioni povere, specie del Sud del mondo, nelle quali sono addirittura amplificate le nostre condizioni non solo di inquinamento ma anche di disuguaglianze sociali. Se in Occidente le frange più povere sono emarginate in squallide periferie urbane, nelle nazioni più disagiate sono dannate a vivere, o meglio sopravvivere, in baraccopoli o favelas, nelle quali le norme igieniche sono del tutto assenti; mentre la promiscuità con gli animali, scacciati dai loro habitat naturali dalla deforestazione selvaggia, non fa che amplificare la precarietà della salute di entrambi. 

La pandemia in atto non può definirsi un semplice incidente di percorso. Infatti “l’intera comunità scientifica internazionale ha descritto gli effetti deleteri delle deforestazioni selvagge, dell’inurbamento massivo di decine di milioni di esseri umani e animali in mostruose megalopoli, [VEDI] delle bio-invasioni e delle rapidissime trasformazioni degli ecosistemi microbico-virali che possono favorire l’emergere di sempre nuovi patogeni in grado di compiere il fatidico “salto di specie”. In particolare è stata lungamente studiata la nuova, principale “specie serbatoio” di virus letali potenzialmente pandemici come Ebola, Marburg, Nipah, Hendra e appunto Bat-Corona-viruses: il pipistrello. E si è capito che la sua presenza ormai costante nelle periferie delle megalopoli del Sud del pianeta rappresenta una minaccia sempre più incombente. Ma, più in generale, esiste ormai una copiosa letteratura scientifica che dimostra come il cambiamento climatico; la trasformazione degli ecosistemi e in particolare di quelli microbici; le condizioni deprecabili degli animali negli allevamenti intensivi, nei mercati alimentari e in alcuni laboratori di ricerca; l’inquinamento dell’atmosfera delle grandi città, dell’idrosfera e in particolare delle falde idriche, ma soprattutto della biosfera e delle catene alimentari, siano fenomeni strettamente correlati tra loro. Effetti dell’accelerazione drammatica di tutte le modalità di sfruttamento delle risorse dell’ecosfera messa in atto in pochi decenni dall’uomo che definisce e connota l’Antropocene.”

 


Le cosiddette “case bara” (5,5-9 mq) nei grattacieli multipli di Hong Kong, con spazio pro capite prossimo alle dimensioni del corpo umano. Come negli allevamenti (e coltivazioni) intensivi, come si può pensare che questa estrema promiscuità non abbia riflessi sulla salute, sia di animali e piante, che di chi se ne ciba? E in un mondo globalizzato, possiamo forse pensare che zoonosi, parassiti e virus non dilaghino senza confini?

 

Quella del Coronavirus dovrebbe essere una lezione inequivocabile: non possiamo tornare a vivere come prima. Anzi, dobbiamo compiere cambiamenti radicali nelle nostre abitudini, se davvero vogliamo riservare un futuro ai giovani e ai loro discendenti. Purtroppo, l’impressione è che si preferisce curare che prevenire. Ciò in quanto prevenire non porta profitti a chi si è immensamente e ulteriormente arricchito grazie alle cure proposte per combattere il Covid-19: un numero imprecisato di miliardi di dollari sulla pelle della “vil massa dannata”, destinati a gonfiarsi a dismisura nei prossimi anni, trasformando l’umanità a livello zootecnico, secondo le stesse modalità degli allevamenti intensivi. Gli amministratori delegati e i dirigenti della maggiori case farmaceutiche vedono le proprie azioni crescere a dismisura, mentre la gente s’impoverisce e si ammala in proporzione. 

Tra l’altro, è da notare che non è solo Big Pharma ad ingrassare, in quanto il lockdown forzato è stato una golosa opportunità anche per altri settori, tra cui quello delle vendite online: basti pensare al boss di Amazon, Jeff Bezos, che davvero non sa come spendere il bottino, alla faccia della miseria e del degrado in cui sta versando il mondo: ha ordinato un mega-yacht da 500 milioni di dollari, con piscina ed eliporto, nonché un mini-yacht come tender [VEDI]. È un momento di boom per i cantieri di yacht, poiché cresce il numero di miliardari e la loro propensione ad emulare Bezos. Si dice: sono in sostanza dei benefattori, poiché danno lavoro all’industria nautica. Sotto la prospettiva ecologica e sindemica sono invece dei malfattori, per tutti i motivi che ho appena elencato; sotto quella filosofica sono la dimostrazione della perdita, ormai generalizzata in tutti i campi, del senso del limite. [VEDI] Attualmente sta consolidandosi il numero di ricchi più responsabili, che chiedono di essere maggiormente tassati, per portare sollievo a quanti –e sono sempre di più- versano in condizioni miserevoli. Eppure, i governi tentennano ad assecondare queste richieste, comportandosi come “più realisti del re”. Da noi, appena si parla di tassare i patrimoni più cospicui si solleva un vespaio di critiche; mentre si auspica, in sordina, la riduzione delle disuguaglianze. 

 

Yacht da 127 metri, grande come un campo da calcio e mezzo, prezzo $ 500 milioni, più yacht ausiliario con eliporto. Commissionato da Jeff Bezos, l’uomo più ricco del mondo sulla pelle delle piccole e medie attività locali, portando alle stelle lo sfruttamento del pianeta e dei suoi abitanti. Osannato come abile self-made man, dovrebbe vergognarsi della sua voracità, che il neoliberismo incorona come virtù. Da anatema papale

 


Visto che siamo in tema di natanti, scendiamo dalle stelle alle stalle. Per tenere ben puntati gli occhi su un governo che non riesce a rintuzzare questa invasione 7/7- 24/24. Ripeto: la Lega è al governo; ma migranti, ONG e trafficanti non se ne accorgono affatto

 

Per non dire dell’avversità, in particolare della Germania, a rendere di pubblico dominio i brevetti dei vaccini anti-virus, nonostante gli scandalosi profitti di Big Pharma. Motivo: rallenterebbe la ricerca futura, in quanto non più orientata al profitto. Ciò è in perfetta linea con la ricerca scientifica nelle Università, finanziata dalle industrie private e quindi da queste dipendente. 

Il neoliberismo, con la sua ossessione per il privato e il profitto immediato, anche nei campi di pubblico interesse, sui quali primeggia la sanità, sta dimostrando in piena luce tutti i suoi risvolti negativi. E i governanti odierni, che col privato sono perennemente connessi da porte girevoli, non sono i più adatti a fare la cosiddetta “transizione verde”, che deve basarsi su principi diametralmente opposti: non dovrebbero occupare posti pubblici persone con la mentalità privatistica, in pieno conflitto d’interessi. Le porte girevoli andrebbero sostituite da porte blindate. 

  

Post scriptum Aggiungo immagine e link appena ricevuti da Greenpeace, a conferma di quanto esposto in questo articolo, ponendo la giusta enfasi sugli allevamenti intensivi.

 

 

  Marco Giacinto Pellifroni         23 maggio 2021

 

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