SETTIMANALE anno XVII
n° 757 del 20 giugno 2021
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Il motivo del mio no.... Stampa E-mail
Scritto da FABIO TANGHETTI   
   

Il motivo del mio no alla riduzione numerica

dei seggi parlamentari

 Ci avviciniamo al referendum costituzionale sulla riduzione numerica dei parlamentari, una diminuzione pari al 36,5% dei seggi di Camera e Senato.

La democrazia rappresentativa concepisce il Parlamento come la sede del confronto ordinato e regolato fra i diversi interessi sociali. L’articolo 1 della Costituzione afferma che la sovranità appartiene al popolo, ma poiché il popolo stesso è un’entità collettiva, articolata, formata di parti che s’incontrano e si scontrano, l’esercizio della sovranità avviene nelle forme e nei limiti della Costituzione democratica repubblicana.

 


 

La democrazia rappresentativa italiana contempla forme democratiche dirette, il referendum abrogativo ed il referendum costituzionale. Recentemente sono state proposte forme più intense di democrazia diretta, come il referendum propositivo, ma la forma democratico-liberale parlamentare rimane il fondamento della vita politica italiana.

Ho fatto queste ovvie premesse per sostenere la tesi che la riduzione del numero dei parlamentari è un errore.

Ridurre il numero dei parlamentari equivale a lasciare sprovviste di rappresentanza politica estese parti della società italiana. Equivale altresì a diminuire il ruolo del Parlamento all’interno dell’edificio istituzionale. Nello stesso tempo il “taglio” incrementa il peso del Governo che, come sappiamo, è espressione di una maggioranza e non del Paese intero. Ovviamente, conferire più intenso rilievo alla maggioranza può andare a detrimento delle minoranze.

In definitiva la cosiddetta legge “taglia poltrone” (espressione che mi pare odiosa) non fa altro che emarginare politicamente alcune parti e aree della Società italiana - quelle già oggi più deboli - ed accrescere il peso di altre - quelle già più forti.

 


 

Sulla detestabile espressione “taglia-poltrone” vi sono alcune considerazioni da fare: il termine “poltrone”, usato con accezione dispregiativa, si riferisce ai seggi parlamentari dei rappresentati del popolo italiano. Quest’ultimo, lungi dall’essere un “monolite” è una società, articolata e complessa, che merita di essere rappresentata in ogni sua componente. Il termine denigratorio “poltrone” scaturisce dalla confusione tra le qualità etiche di taluni rappresentanti con il ruolo e la funzione dell’istituzione parlamentare. Con l’uso della formula “taglia-poltrone” la revisione mostra il suo miope intento punitivo nei confronti della classe politica, percepita nell’insieme come casta privilegiata, inconcludente e parassitaria. Per la verità questa visione grossolana si fonda su elementi reali, ma rivela la sua pochezza nella sua più importante motivazione dichiarata in origine: il taglio ai costi della politica. Si tratta, infatti di un argomento futile ed irrisorio, anche nelle cifre risparmiate, che sono state calcolate come pari allo 0,007% della spesa pubblica (Edoardo Frattola, https://osservatoriocpi.unicatt.it/cpi-archivio-studi-e-analisi-quanto-si-risparmia-davvero-con-il-taglio-del-numero-dei-parlamentari).

Questa riforma, in definitiva, manca di lungimiranza e sensibilità istituzionale, confondendo i comportamenti individuali con il ruolo del Parlamento. È, infatti, facile prevedere che il “taglio” priverà le parti più deboli del Paese di un’adeguata rappresentanza nazionale.

 


 

Se questo non bastasse, la legge elettorale vigente è un misto di maggioritario (37% dei seggi) e di proporzionale. È noto che il sistema maggioritario ha effetto disproporzionale (cioè taglia fuori le formazioni politiche più piccole). Anche la riduzione numerica dei seggi ha effetto disproporzionale. Per di più la legge Rosato prevede soglie di sbarramento: siamo al terzo effetto disproporzionale. Mettiamo tutto insieme ed immaginiamo quali conseguenze ci saranno sulla rappresentanza delle minoranze più deboli… 

C’è il tempo di riscrivere la legge elettorale da oggi al 22 settembre? La risposta è scontata. No. Se la riforma fosse approvata dagli Italiani speriamo che lo si faccia al più presto.

Le considerazioni di tipo tecnico sugli effetti istituzionali della riforma si reperiscono facilmente online, basti citare l’appello dei costituzionalisti per il no alla riduzione del numero dei parlamentari, che alla data di oggi conta quasi 300 firme. Personalmente ho apprezzato molto l’articolo Riduzione del numero dei parlamentari, tra riforma costituzionale ed emergenza nazionale di Chiara Tripodina (OSSERVATORIO COSTITUZIONALE Codice ISSN: 2283-7515 Fasc. 3/2020 del 14 aprile 2020). Nell’articolo la professoressa Tripodina riporta le parole di Umberto Terracini, che prendo a conclusione del presente scritto: quando si vuole diminuire l’importanza di un organo rappresentativo s’incomincia sempre con limitarne il numero dei componenti.

 

Fabio Tanghetti

 

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