In una mossa scacco alla regina, e matto per l’Italia

Se a sinistra  si fosse padroni della scacchiera

Fra i politici italiani di ogni colore non ce n’è uno che sappia guardare oltre il proprio naso, e il proprio reddito. Questa è una calamità per il nostro Paese e spiega il distacco insanabile che si è creato fra società civile e istituzioni, fra i cittadini e la politica, che dovrebbe essere cosa loro. Tuttavia ci sono delle circostanze in cui l’ottusità dei leader di partito può essere salvifica e quella attuale è sicuramente una di quelle. L’Italia senza saperlo si è trovata invischiata in una guerra che non la riguarda minimamente per una serie di decisioni insensate prese ai vertici delle istituzioni e della politica in spregio alla pubblica opinione.

 I cittadini si sono sentiti dire dal fortunatamente non più capo del governo che la loro libertà e il loro stile di vita erano non si sa come a rischio e sono stati posti di fronte all’alternativa:  volete patire un po’ di caldo da liberi o stare al fresco da servi? era una sfrontata idiozia perché l’Italia non correva alcun rischio di essere asservita – del resto serva lo è già-,  niente e nessuno aveva minacciato noi né qualsiasi altro Paese dell’Ue o dell’alleanza atlantica alla quale siamo attualmente vincolati; era una sfrontata idiozia ma nessuno ai piani alti della politica l’ha bollata come tale, tantomeno ha rimarcato che semmai erano la stessa Ue e la Nato a stringere la Russia con un cappio e a minacciare ritorsioni  se non avesse cessato di sostenere i “ribelli del Donbass”, quei “ribelli” che in nome del diritto all’autodeterminazione dei popoli proprio l’Ue avrebbe dovuto soccorrere;  le parole di Draghi erano una sfrontata idiozia, oltre che una velata dichiarazione di guerra alla Russia, ma silenzio di tomba in parlamento, maggioranza e opposizione non rifiatano,  senza uno straccio di dibattito danno una delega in bianco al governo e stampa e televisioni  ligi alle veline  come nel peggiore dei regimi rilanciano le parole di Draghi presentandole come un giustificato grido d’allarme e fanno passare le sanzioni, il sequestro di beni a cittadini russi e l’invio di armi all’Ucraina come atti dovuti.

 Una follia, come ebbe a dire il Papa, riscuotendo gli sberleffi del pio Draghi e di tutti i bacchettoni di maggioranza e opposizione: “Santità, gli ucraini dovrebbero difendersi a mani nude?”. Non erano certo nude le loro mani quando massacravano i russofoni che aspiravano a quella autonomia che noi giustamente riconosciamo a tirolesi e valdostani .  Una follia ma non per i nostri commentatori, i nostri “intellettuali” imposti dal sistema editoriale di regime, come quel signore che non nomino che ha avuto l’impudenza di sostenere otto anni fa, quando con un referendum che potrebbe essere ripetuto cento volte i russi di Crimea vollero il ritorno alla madre patria, ha avuto l’impudenza di sostenere che Stati uniti, Eu e Alleanza atlantica avrebbero dovuto intervenire militarmente per impedirlo. E non dico dell’altro che di fronte ai problemi oggettivi di nazionalità creati dalla dissoluzione dell’Urss – si pensi alla guerra civile in Georgia – tira in ballo il delirio hitleriano per la Grosse Deutschland. Ma Draghi e il governo dei migliori  potevano tranquillamente fare a meno del consenso  e per loro erano sufficienti il plauso dei cortigiani e la popolarità attestata da sondaggi taroccati, tanto taroccati che alla prima prova elettorale è stato premiato, senz’altro merito, il partito rimasto furbescamente all’opposizione (per altro finta).

Biden, Meloni

Il passaggio di testimone alla destra non sarebbe però mai avvenuto se Biden non avesse dato il suo benestare garantendo sulla Meloni e la sua fedeltà transatlantica. E, come da copione, in barba agli elettori che hanno votato per una svolta radicale, il nuovo governo si è impegnato a procedere sul solco già tracciato, sostegno pieno e incondizionato all’attore che recita una fiction con morti e distruzioni veri e qualche concessione obtorto collo alla Lega che ha ceduto sulla politica estera ma cerca di mantenere un minimo di credibilità sulla sicurezza e sull’invasione di clandestini. Obtorto collo anche se poi la Meloni se ne avvantaggia, se è vero che la totalità del popolo italiano avverte la necessità di un freno all’immigrazione illegale e di una stretta sulla sicurezza, e i provvedimenti voluti da Salvini fungono da distrattori rispetto alla questione cruciale della guerra. Chissà perché i sondaggisti, specializzati nel porre le domande e nella selezione del campione per ottenere il risultato gradito al committente, per quanti sforzi facciano non riescono ad ottenere una parvenza di sostegno popolare all’Ucraina, a Zelensky, all’invio di armi e alle sanzioni e alla politica estera del nostro governo.

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Non ci riescono perché l’opinione pubblica è inferocita contro l’Ue, contro Bruxelles e contro chi ci ha trascinato in questo abisso per il proprio personale tornaconto. Non ci riescono e, di conseguenza, non rendono noti sondaggi che dimostrerebbero la compattezza dell’elettorato italiano nella condanna della politica estera oltranzista imposta da Draghi e della forzata contrapposizione fra l’occidente e Putin, improbabile riedizione della contrapposizione fra il capitalismo occidentale e la statocrazia comunista.  Gli italiani, da prospettive diverse  e per ragioni talvolta opposte, sono contrari al coinvolgimento dell’Italia nella guerra: questo è un fatto incontrovertibile. E a sinistra più ci si avvicina allo zoccolo duro di quelli che  continuano ad orbitare intorno alle sezioni e ai circoli Arci più si avverte insofferenza verso Letta e il suo entourage insieme  all’attesa di un cambiamento quale che sia e ad una inconfessata nostalgia per le manifestazioni contro la Nato  e l’imperialismo americano. Il voto a destra, d’altro canto,  è stato esplicitamente  e essenzialmente un voto contro: contro tutto ciò che il governo Draghi ha rappresentato, dalla tolleranza verso le Ong e il traffico di clandestini al sostegno acritico a  Zelensky, vuoi per le conseguenze che ha comportato per la nostra economia, vuoi sul merito della tensione russo-ucraina, vuoi per irenismo. Se dovessi azzardare un’analisi più approfondita mi troverei a concludere che la sparuta minoranza di quanti condividono la politica estera draghiana proseguita dalla Meloni a sinistra lo fa per disciplina di partito o perché condizionata dai media, a destra con convinzione spinta fino al fanatismo russofobo e antiputiniano.  Se dovesse venir fuori che negli ambienti vicini a Fd’I e nelle formazioni più radicali eredi del vecchio Msi c’è un fil rouge che porta alle formazioni militari neonaziste ucraine sarei l’ultimo a stupirmene. Poi c’è anche da dire che gli atteggiamenti sopravvivono alle circostanze che li hanno generati: a sinistra  la simpatia per la Russia come fosse ancora l’Urss, a destra e fra il moderatume che accomuna destra e sinistra odio verso Putin e la Russia per lo stesso motivo.

Insomma: che l’elettorato che ha votato la coalizione di centrodestra e quello che ha votato per la sinistra e i cinquestelle sono quantomeno freddi o infastiditi per il protrarsi delle sanzioni e dell’invio di armi all’Ucraina è evidente e basta poco perché  il castello di carta della disinformazione e delle opinioni indotte da talk show e telegiornali crolli e venga fuori una liberatoria violenta reazione contro il personaggio Zelensky sul quale scaricare la troppo a lungo trattenuta insofferenza per il dover pagare per questioni che non ci riguardano, qual è quella dell’Ucraina  che non vuol mollare regioni che aspirano all’indipendenza.

La Presidente dell’Europarlamento Carla Metsola

A questo punto entra in gioco lo scarso acume dei dirigenti del Pd, che, liberatisi di Letta, avrebbero davanti a sé l’opportunità (che non sarebbe sfuggita ai capi storici del Pci, da Togliatti a Berlinguer) di operare un leggero cambio di rotta e di togliere di mano al poco credibile Conte la bandiera della pace, prendendo le distanze con prudenza ma anche con fermezza dall’Ue della Metsola (ma chi l’ha scelta?) e della Von der Leyen e soprattutto dalla Nato a guida Stoltenberg. La Meloni entrerebbe in confusione e finirebbe per suicidarsi politicamente accentuando il suo  l’ultraatlantismo bellicista a fianco di Mattarella (quello del “non ci arrenderemo mai”), a Berlusconi e Salvini, spiazzati, non resterebbe che mangiarsi le mani. Destra evaporata e compagni al potere definitivamente, e Italia a picco. Sia benedetta la natura, che è stata così avara nel fornire di raziocinio le teste dei piddini.

Pierfranco Lisorini

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