Il Reganisso della Politica Italiana: Bastoncini secchi, Slogan secchi e Partiti ancora più secchi

Il Reganisso della Politica Italiana: Bastoncini Secchi, Slogan Secchi e Partiti Ancora Più Secchi

 Editoriale Tragicomico

C’è un odore particolare che aleggia sulla politica italiana: una miscela di nostalgia zuccherina, radice essiccata, vecchi slogan ripescati da cassetti che nessuno spolvera più, e un pizzico di quel tono da bar di provincia dove la liquirizia – pardon, il reganisso – si masticava per passare il tempo.
Ecco: se vuoi capire la politica italiana del 2025, basta pensare a quella radice lì. Dura, fibrosa, che ti porti in bocca per ore sperando che tiri fuori un sapore che ormai è rimasto tutto nei ricordi.

Perché “moderati”, “Ulivo”, “Nord”, “campo largo”, “riformisti”, “nuovo Ulivo”: ma ti rendi conto? Sono parole che sentivamo quando i bastoncini di reganisso stavano nei taschini dei pensionati e i ragazzini li ciucciavano per sembrare grandi. E noi – tutti noi – continuiamo a sentirle ripetere come se fossero ancora in grado di sciogliersi, come se avessero ancora quel saporino che ti stordiva un po’ la bocca in un modo rassicurante.
Solo che adesso sanno più di legno che di zucchero.

I leader di oggi, poi, ricordano tantissimo chi masticava il reganisso per smettere di fumare: fanno finta di cambiare vizio, ma in realtà non mollano mai il pacchetto.
La politica sente di sapere “di una volta”, ma proprio di una volta nel senso che sembra messa lì a far scena, come quegli anziani signori che camminavano con il bastoncino in bocca per darsi un tono. Oggi quel tono lo cercano ripetendo formulette logore: “moderati!”, “unità!”, “territorio!”, come se bastasse decorticare un po’ la radice per tirare fuori un sapore che non c’è più.

E poi c’è la nostalgia per il Nord di Bossi, la Padania, i riti da Pontida e la parola “federalismo” che oggi suona come un disco inciso male. La rimpatriata dei vecchi dirigenti fa quasi tenerezza, come chi tira fuori un pezzo di reganisso trovato in fondo a un cassetto dicendo: “Questo sì che era buono!”.
Peccato che nel frattempo il Nord sia cambiato come cambiano i gusti dei bambini: ieri masticavano reganisso, oggi masticano bubble-gum al gusto tropical-mango-quantico perché fa più scena su TikTok.

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E il centrosinistra? Non è che se la passi meglio.
Là si evoca l’Ulivo come fosse una tisana miracolosa di liquirizia e zenzero, capace di guarire tutti i mali della democrazia italiana. Ma come ogni tisana che si rispetti, funziona bene soprattutto se ci credi, e solo in un mondo ideale dove la camomilla placa le tensioni geopolitiche e la cannella risolve le crisi energetiche.
Il risultato è sempre lo stesso: una camomilla tiepida che pretende di sostituire il caffè doppio in pieno lunedì mattina.

Il vero problema è che il tempo è andato avanti, le persone sono cambiate, i bisogni pure; ma il lessico della politica è rimasto impigliato nel passato. Come quando senti qualcuno dire: “Una volta il reganisso era più buono”.
Sarà. O forse eri tu ad avere più denti, più pazienza, più tempo da perdere a masticare un legno pensando che fosse un dolce.

L’Italia oggi sembra proprio così: una società che corre, e una politica che mastica ancora lo stesso bastoncino da trent’anni, nella speranza che rilasci un po’ di gusto. Non succede. Ma non importa: continuano tutti a morderlo, ciucciarselo, tenerlo in bocca come un feticcio, mostrarlo agli altri per spiegare che sì, loro sono i veri eredi delle ricette antiche, delle tradizioni, dei compromessi storici, dei moderati, dei riformisti, del Nord, della sinistra social-democratica, del centro, del centro-sinistra, del centrodestra a trazione moderata, del moderatismo che modera tutto tranne loro stessi.

Intanto Giorgia Meloni vince con l’inazione.
Come quei vecchi che stanno seduti sulla panchina, il reganisso tra i denti, e sembrano non fare nulla. Ma non hanno concorrenti: gli altri corrono, sbraitano, si agitano, ma alla fine la panchina resta sua.

E noi?
Noi assistiamo alla scena con un misto di affetto, frustrazione, ironia e rassegnazione.
Come quando il bastoncino è ormai completamente insapore ma per qualche ragione continui a tenerlo in bocca: sarà l’abitudine, sarà la nostalgia, sarà che ormai ti ci sei affezionato.

In fondo, questa politica è un po’ il nostro reganisso nazionale: dura, fibrosa, ostinata, sempre la stessa da decenni.
E anche se sappiamo tutti che c’è di meglio… continuiamo a masticarla.

Antonio Rossello       CENTRO XXV APRILE

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