IL REFERENDUM E LA DEMOCRAZIA

Ha vinto il Popolo… il popolo ha sempre ragione.
Anzi, NO …. non sempre
Anche il popolo sbaglia, specialmente se è mal consigliato o addirittura fuorviato dalle bugie.
È successo con il referendum sul nucleare, nel quale anch’io stesso, che a quei tempi ero un verde-sinistroso, votai contro il nucleare, in verità con un  “no”, un po’ titubante.
Me ne sono pentito, ma il mio pentimento — come quello di tanti altri cittadini — non ha corretto l’errore commesso; così il sistema industriale, gli utenti e il Paese nel suo complesso hanno subito un danno che ci porteremo dietro per tutta la nostra esistenza.

Il referendum sul nucleare mise una pietra sopra un settore che, al tempo, vedeva — attraverso l’Ansaldo Nucleare — il nostro Paese ai primi posti al mondo in questo ambito strategico.
Ha condizionato l’economia nazionale in modo definitivo e danneggiato notevolmente una nostra industria prestigiosa, mentre i concorrenti proseguivano spediti su quella strada, costruendo centrali nucleari ai nostri confini: Francia, Svizzera e Slovenia.

Oggi i cittadini francesi, svizzeri e sloveni pagano l’energia elettrica la metà di quanto paghiamo noi, e così gli industriali di quei Paesi possono competere con la nostra industria in molti settori dove il costo dell’energia pesa sulla produzione.

Come già accaduto in passato, ogni crisi politica in Medio Oriente — che è il cordone ombelicale dei nostri bisogni energetici — colpisce le nostre tasche e, soprattutto, molte aziende italiane; al contrario, non colpisce, in ugual modo,  le imprese dei nostri vicini, che possono contare sulle loro centrali nucleari, i cui eventuali rischi comunque condividiamo, data la vicinanza geografica.

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A quei tempi i cattivi consiglieri erano gli stessi di oggi: verdi e sinistre.
E guarda caso, la situazione contingente straordinaria era più o meno la stessa: allora fu il disastro di Chernobyl, oggi è quella che loro chiamano la “guerra di Trump”.

La similitudine tra i due referendum, purtroppo, sta nel fatto che entrambi hanno chiuso probabilmente la porta a ogni revisione possibile, poiché gli elettori — come accadde allora — con il loro voto hanno messo una pietra quasi tombale sull’argomento.

Sono convinto che la stragrande maggioranza abbia votato senza una riflessione sufficiente sul merito del referendum, ma piuttosto per una semplice contrapposizione politica, complice anche una campagna elettorale troppo politicizzata sia da sinistra che da centrodestra.

Il giornale delle sinistre La Repubblica, mercoledì 25, ha scritto in prima pagina: “La democrazia salvata dai giovani”.

Ma davvero pensate che giovani che non avevano mai votato prima si siano improvvisamente messi ad approfondire un argomento così tecnico e abbiano votato consapevoli di ciò che sceglievano?
Li sentite quando vengono intervistati in televisione durante le loro manifestazioni “pacifiche”?

La maggior parte dei giovani non sapeva neanche cosa votava! Hanno votato contro la Meloni perché “amica di Trump”, perché “Trump ha iniziato la terza guerra mondiale” e perfino perché i “ricchi ebrei” vogliono ammazzare tutti i bambini palestinesi, e soprattutto perché la Meloni è fascista — o, perlomeno, così avevano sentito dire tra un concerto di Vasco Rossi e un apericena al bar, per lo più a friggere aria sul sesso degli angeli.
Insomma, sul reale argomento del voto sapevano ben poco.

La divisione di carriera tra chi accusa e chi giudica, e la responsabilità civile di chi sbaglia, avrebbero riformato quella parte della Legge lasciata in eredità dal codice Rocco, un codice velleitario, partorito durante il nefasto regime fascista, che già il partigiano e giurista di sinistra Giuliano Vassalli — Ministro della Giustizia e Presidente della Corte Costituzionale negli anni Novanta — considerava un vulnus da cambiare.
Ma tale riforma non fu mai realizzata dalle sinistre, per pura pigrizia e per non inimicarsi gli addetti alla giustizia, che ben gradivano il “regalo” lasciato loro da Benito Mussolini.

Oggi, solo perché questa riforma — auspicata da tempo anche a sinistra — voleva realizzarla il centrodestra, è stata boicottata con ogni mezzo, senza mai entrare nel merito della questione e raccontando una marea di frottole che moltissimi elettori dell’ultima ora non hanno verificato, contribuendo così ad affossare una modifica che ci avrebbe portati al livello degli altri Paesi della tanto reclamata “civile Europa”.

Gli italiani devono sapere che la Giustizia è un settore della Pubblica Amministrazione che, per la sua inefficienza, costa il 2% del PIL nazionale.
Un 2% di PIL significa tanti soldi che potrebbero essere usati per migliorare altri settori del welfare e dare più servizi ai cittadini.

Un altro motivo di questa inattesa vittoria del “no” è stata la mobilitazione di un milione di musulmani, che il loro leader Amza Piccardo ha invitato ad andare a votare per il “no”.

La divisione delle carriere, che — come accennato — è adottata dalla stragrande maggioranza dei Paesi europei, al contrario non esiste nei Paesi musulmani come l’Iran degli ayatollah o l’Afghanistan dei talebani, quindi più vicina al modo di vivere e di pensare dei musulmani italiani, che però (va detto) non sono la maggioranza in Italia, tuttavia ci sono e seguono le direttiv degli Iman.

Vedremo poi nei comuni governati dalle sinistre quando Amza Piccardo busserà alla porta del PD per “incassare il compenso” dell’aiuto!

Altro “incasso” sarà richiesto alle sinistre dai risultati del “no” a Napoli (75%), dove, nel rione di Scampia, è arrivato addirittura all’83,5%, come a Palermo e in molte altre città del Sud, dove il Reddito di cittadinanza dei 5 Stelle è stato la chiave del voto, dimostrando ancora una volta quanto poco attendibile sia stata la coscienza dei votanti.

Dagli anni Novanta a oggi, 32.000 persone sono finite in carcere per errore: vuol dire 1.000 casi all’anno, 3 al giorno.e nessuno paga tali errori.
Forse qualcosa bisognava pur farlo.
Ma per il giornale La Repubblica “i giovani hanno salvato la democrazia”…

Una risposta al direttore dell’organo del Partito Democratico, appena citato la si può dare con una celeberrima frase del grande Totò: “Ma mi faccia il piacere!”

Silvio Rossi (libero Pensatore)

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