IL POMO DELLA DISCORDIA

Il pomo della discordia era, secondo la mitologia, d’oro massiccio, ed era stato colto nel giardino delle Esperidi dalla dea Eris, per poi scriverci “alla più bella” e lanciarlo sul tavolo delle nozze tra Peleo e Teti, per vendicarsi di esserne stata esclusa. La lite furibonda tra le tre dee presenti sfociò nella guerra di Troia. 

La dea Eris lancia il pomo della discordia, che finirà col causare la guerra di Troia 

Traslando il mito ai giorni nostri, dobbiamo modificare la sostanza della mela dall’oro all’argento. Una traslazione che vuole indicare la promozione di un metallo da sempre considerato la versione minore dell’oro ad un suo pari grado sotto il profilo delle necessità e il conseguente accapigliamento internazionale per entrarne in possesso.
Se l’oro, infatti, mantiene intatto il suo ruolo di valore in sé, a convalida della buona salute di ogni moneta che lo usi come sottostante, l’argento deve il suo odierno valore all’unicità delle sue proprietà fisiche come il metallo con la maggiore conducibilità elettrica e termica.
Queste caratteristiche lo rendono insostituibile in tutte le maggiori applicazioni odierne, dai pannelli solari alle auto elettriche, dai cellulari ai materiali bellici più sofisticati. Insomma, un materiale alla base dell’industria moderna. Un materiale, quindi, che sancisce la competitività delle nazioni che vi hanno accesso nei confronti di quelle che ne sono prive. Quindi, un materiale strategico, come ufficializzato dalle nazioni leader, dagli USA alla Cina. Un materiale che giustifica qualunque azione sia considerata necessaria per accaparrarselo. E tre sono state le Nazioni che proprio in questi giorni avrebbero portato a termine altrettanti colpi per rimpinguare i propri caveau: USA e il tandem Russia-Cina. 

I video di carattere economico di YouTube hanno qualcosa in comune con racconti epici come l’Iliade, dove è difficile cernere la leggenda dalla storia. La stessa Troia fu considerata frutto della fantasia omerica, finché Schliemann non riuscì a localizzarla. Del resto, anche le fiction sono frutto del contesto storico che ne permette la creazione e le rende credibili.

Prima di procedere, è interessante notare come YouTube fornisca da qualche tempo delle versioni degli eventi mondiali nelle quali la fredda elencazione di dati corrispondenti al vero fa da supporto a narrazioni a metà tra i nudi fatti e la loro deriva romanzata. Tanto che a volte è difficile tirare una linea tra realtà e fantasia.

Se si cerca un riscontro nei media mainstream, spesso non se ne trova traccia, lasciando il dubbio tra il silenzio dovuto ad opportunità politica e il mancato accesso all’informazione completa dietro la vulgata.
Ciò detto, ci sono alcuni assunti ormai indiscutibili, quali:
-il contraddittorio affermarsi della volontà del complesso bancario, dietro la facciata degli Stati, di procedere dal cartaceo alla completa monetizzazione digitale; e al tempo stesso il crescere della sfiducia generale verso tutto ciò che sia mera promessa, basata sugli stessi numeri cartacei o digitali, in favore di materia tangibile, di valore intrinseco, senza rischio di default di controparte, come lo sono oro o argento;-l’inosservanza di contratti commerciali validati per decenni, annullati di fatto dall’inopinata applicazione di dazi ostili, così come l’appropriazione bruta delle materie prime indispensabili alla propria sopravvivenza mediante azioni finanziarie truffaldine o vere e proprie incursioni predatorie in territori ricchi di quelle stesse materie prime;
-la trasformazione dei futures in operazioni non più virtuali, per cui, mentre alla scadenza contrattuale si sopperiva nella quasi totalità dei casi con la corresponsione di denaro, oggi vige la pretesa ferrea di pagamento in oro o argento (o della merce fisica oggetto del contratto): una novità che ha mandato in tilt anche grandi banche a causa dell’irreperibilità, se non a prezzi gonfiati, dei materiali pattuiti (arbitraggio, vedi oltre).
La materia (letterale) del contendere, quale è venuta via via emergendo, come accennato in apertura, è quello che è stato per millenni il succedaneo dell’oro: l’argento.

Tanto per fare un esempio che ci tocca tutti da vicino, Apple (come Samsung e altre compagnie del settore), è terrorizzata dalla prospettiva di rimaner senza l’argento indispensabile per la produzione di massa dei modelli 5G e 6G di cellulari 16 e 17. E lo stesso vale per i fabbricanti di pannelli solari, apparecchiature medicali, auto elettriche, congegni di difesa, AI, data processing e via dicendo. Ci siamo imbarcati nella green economy senza tener conto della scarsità delle risorse indispensabili e insieme insufficienti

È dal 2016 che i depositi di questo metallo sono venuti depauperandosi a velocità accelerata, in parallelo all’esplosione della green technology. E negli ultimi mesi del 2025 ci si è resi conto che la produzione mineraria non stava più al passo con la domanda, soprattutto in Cina, la più grande produttrice delle apparecchiature che he hanno un bisogno stringente, col risultato della sua chiusura alle esportazioni, non tanto del minerale, quanto del prodotto finito, possedendo circa il 50% degli impianti di raffinazione. Data di chiusura dei flussi: 1° gennaio 2026. Una data anticipata da tempo, ma che ciononostante ha disseminato il panico in tutte le Nazioni che avevano data per acquisita l’importazione ad libitum del metallo. In sostanza, il mondo si è buttato, in un crescendo esponenziale, in tutta una serie di applicazioni che presuppongono una quantità infinita di materie prime e un crash finale. Si è trasmesso nel mondo fisico la mentalità bancaria di soldi a gogò. Ma oro, argento, platino, palladio, ecc., non si possono stampare dal nulla e solo alla base del nostro sistema di vita

Moneta canadese da $ 5 in argento purissimo al 99,99%

[VEDI]

Coincidenza vuole che, dopo soli tre giorni, gli USA effettuino la cinematografica incursione in Venezuela arrestandone il presidente. Gli occhi di tutti si sono focalizzati sul fatto che questa Nazione ospita il più grande giacimento petrolifero del mondo, solleticando gli appetiti degli americani, sulla scia dell’Iraq, a maggior ragione dopo la scadenza del cinquantennale patto con l’Arabia e i Paesi OPEC, sancito nel 1974, e la relativa fine dei petrodollari.

La forbice è spietata: l’argento più facile è stato già estratto, resta quello più difficile e costoso da estrarre, mentre la domanda cresce vertiginosamente; e con essa i prezzi. Qui sopra, un’immagine stilizzata dello sfruttamento dei grandi giacimenti argentiferi dell’Orinoco

Tuttavia, il petrolio venezolano è tra i più scadenti e richiede una costosa raffinazione; e le mire del presidente Trump erano probabilmente puntate anche sui grandi giacimenti argentiferi, oltre che petroliferi, dell’Orinoco: una valle, seconda solo al Rio delle Amazzoni, dell’ampiezza di circa 880.000 kmq. Così come per il petrolio, l’estrazione è affidata a gruppi collusi col governo, che effettuano entrambe le operazioni con metodi ecocriminali: nel caso dell’argento facendo ampio ricorso a metalli pesanti come il mercurio, estremamente velenoso per l’ambiente.

Caricamento a tempi di record di un totale di 847 ton di argento su uno di 11 mastodontici air cargo, subito dopo decollati per diverse destinazioni oltre oceano, tutte nell’orbita russa e cinese, secondo quanto riportato sotto anonimato da un funzionario minerario venezolano. Nel caveau, delle 850 ton che facevano parte del fondo sovrano del Venezuela, ne rimasero 3 tonnellate 

Se la notte del 3 gennaio ha registrato la cattura di Maduro, che oltre a massacrare l’ambiente, si arricchiva, secondo l’accusa, anche con una vasta rete internazionale di narcos, c’è un episodio di pochi giorni precedente che potrebbe corrispondere al vero od essere frutto di una fantasia in linea col clima generale in cui la caccia globale all’argento è in pieno sviluppo senza esclusione di colpi. Leggetelo come pagine di un romanzo giallo, con la riserva che potrebbe anche essere vero. [VEDI]
Dunque, nella notte del 23 dicembre scorso, si riporta che tre enormi aerei cargo Antonov russi, approfittando del clima prenatalizio, con gli aeroporti chiusi e il black out elettrico, siano atterrati su un aeroporto buio, chiuso al traffico e blindato da un cordone di soldati stranieri. Indi, si caricarono il più rapidamente possibile 847 tonnellate di lingotti d’argento, per poi ripartire verso Est e arrivare, dopo vari scali strategici, a Minsk, Bielorussia, dove sono attrezzati per alterare i marchi impressi sui metalli e nascondere la loro vera origine, con destinazione finale Mosca. Ma non solo: gli aerei interessati al trasbordo dell’intero tesoro argenteo venezolano furono in realtà 11, partiti da aeroporti diversi, con alcuni di essi che atterrarono ad Astana, Kazakistan, hub del riprocessamento dell’oro, con destinazione finale Pechino. Insomma, una complessa evacuazione, orchestrata in tandem da Russia e Cina, a pochi giorni dall’altrettanto rocambolesco colpo messo a segno dagli USA, forse con la complicità di Maduro, dopo la situazione di assedio da parte delle truppe americane. 

La Cina sta facendo incetta di tutto l’argento disponibile: è il più grande fabbricante di pannelli solari, che assorbono il 40% della produzione nazionale (con 20-30 gr di Ag per ciascun pannello). E mentre il bisogno cresce, le miniere producono sempre meno. Con tutta la tecnologia digitale bisognosa di argento, è in corso un gigantesco risucchio di risorse verso Est, massime in Cina

Non ho potuto verificare la congruenza dell’episodio, ma non posso escludere la sua veridicità in un contesto di lotte senza quartiere, nello stile tanto caro ai film polizieschi.
Se il furto dell’argento su riportato può alla fine risultare una financial fiction, per quanto riguarda l’oro, invece, le notizie sono senz’altro veritiere: l’oro venezolano depositato nei caveau di Londra (almeno 32 ton, ca. $ 2 miliardi) è stato congelato col pretesto che Maduro è un presidente eletto fraudolentemente. Oro negato anche durante il Covid, quando fu richiesto per motivi alimentari e sanitari. [VEDI  e VEDI] Si tratta dell’ennesima disputa pretestuosa per negare la consegna di lingotti fiduciosamente depositati in caveau considerati “tra i più sicuri al mondo”; mentre sulla reale consistenza dei lingotti di molte banche centrali e istituzioni, a causa di occulte operazioni di prestito, vendita, collateralità, sono più i dubbi delle certezze, e nulla ormai può essere escluso. La regola è ormai che solo possedendo materialmente un bene fisico si è certi di poterlo davvero dichiarare proprio. Il risultato di entrambe le sparizioni/congelamenti si traduce nella sottrazione di ogni riserva di valore da una Nazione già alla fame a livello popolare per la sciagurata gestione dei suoi governanti. Una Nazione la cui moneta è talmente svalutata che gli acquisti quotidiani si fanno pagando in dollari o col baratto dei propri beni famigliari, a cominciare dall’argenteria, per chi ancora la possiede.

Lingotti d’argento da 1 kg. Prezzo odierno ca. € 2.500. Tre mesi fa era possibile acquistarlo a € 1.350. Questi sono prezzi sulla carta: se si richiede il possesso fisico, il prezzo sale a € 3.050 + iva, trasporto e assicurazione. Come dire: se vuoi la certezza, pagala! [VEDI] Siamo dunque in piena “febbre dell’argento”, con la Cina, le grandi banche, le banche centrali e le società tecnologiche che rastrellano argento senza badare al prezzo 

In generale, il blocco delle esportazioni di argento, oltre a dover soddisfare in via prioritaria la domanda interna, ha lo scopo precipuo di ridurre il dollaro a carta straccia (de-dollarizzazione) e tarpare le ali all’invadenza monetaria, commerciale e militare a stelle e strisce. Questo processo, affinato negli ultimi anni dai BRICS, è ormai entrato nella fase esecutiva, per arginare definitivamente il dollaro dalle loro zone d’influenza, non per sostituirsi ad esso, ma per creare un sistema monetario e commerciale alternativo all’Occidente nell’area geografica orientale. L’unità di conto, THE UNIT, ha come sottostante per il 60% un paniere di valute degli Stati aderenti, più il 40% di oro interamente depositato nei caveau di Pechino e Mosca come sottostante a garanzia. Qualunque bene esportato fuori dalla zona BRICS dovrà essere pagato in rubli o yuan, amplificando il bisogno di queste monete, come sinora accaduto per il dollaro. Con ciò, diverranno le principali valute di riserva mondiali, ridimensionando non solo il valore ma anche la diffusione del dollaro.

* London Bullion Market Association e NY Commodity Exchange. È qui che si svolgono le contrattazioni sui metalli preziosi e che vengono custoditi i lingotti sovrani delle principali Nazioni.
Oggi un centro altrettanto importante è lo Shanghai Gold Exchange, nel cuore della Cina, con quotazioni più alte di LBMA e NYCE, causando il fenomeno dell’arbitraggio

Marco Giacinto Pellifroni  11 gennaio 2026

Condividi

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.