Il Cerchio Magico di Salvini al saccheggio dei Porti del Nord!
“Pensavamo di averle viste tutte con le false promesse e i folli sprechi riguardanti l’opera omnia che Salvini mai costruirà, ovvero il Ponte sullo Stretto di Messina. Purtroppo ci sbagliavamo.
L’assalto del Capitano (ormai quasi senza truppe ma ancora in grado di ricattare il Governo) adesso si è spostato su uno degli asset più fondamentali per l’economia del Nord: i Porti.
Il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, infatti, ha avviato una riforma delle Autorità Portuali italiane che da brividi. Se tale riforma dovesse compiersi (si parla di luglio 2026), infatti, le Autorità Portuali verrebbero depotenziate sia nelle competenze che nelle capacità di spesa. L’obbiettivo di Salvini, o per essere precisi del suo Viceministro Edoardo Rixi (per giunta genovese!), è di accentrare le decisioni strategiche della portualità italiana sotto “Porti d’Italia S.p.A.”, una società per azioni interamente pubblica (controllata dal MEF e vigilata dal MIT) concepita come una sorta di “super regia” nazionale. Non si tratterebbe solo di una centralizzazione della gestione dei Porti italiani che fa a pugni con chi si è costruito una retribuitissima carriera con slogan quali “padroni a casa nostra” e “i soldi dei porti liguri devono restare in Liguria”, ma sarebbe un colpo mortale ai porti del Nord, cuore pulsante della logistica italiana e sbocco sul Mediterraneo per la Mitteleuropa.
Questa riforma infatti prevede uno stanziamento iniziale a “Porti d’Italia S.p.A.” di circa 500 milioni di euro, coi quali gestirà un fondo nazionale alimentato da una quota dei canoni demaniali e delle tasse portuali. In pratica Rixi e Salvini intendono togliere denaro e autonomia gestionale ai Porti per assegnare le decisioni strategiche e di spesa al classico carrozzone burocratico romano.

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Ma non è finita! Le Autorità Portuali non scomparirebbero, pertanto i sempre sbandierati sprechi non verrebbero intaccati, ma sarebbero private di una parte dei loro introiti attraverso dei prelievi dello Stato centrale su una quota dei canoni demaniali (una percentuale delle somme che i terminalisti privati pagano alle Autorità per occupare le banchine verrebbe dirottata alla nuova “Porti d’Italia S.p.A.”) e con quota delle tasse portuali (verrebbe centralizzata parte dei proventi derivanti dalle tasse sulle merci e sui passeggeri, che oggi restano nel bilancio delle Autorità Portuali che li riscuotono).
Peccato che le Autorità Portuali usino quei fondi per gli stipendi, le manutenzioni ordinarie (dragaggi, riparazioni, ecc.) e per i piccoli e medi investimenti infrastrutturali. Risulta evidente che togliendo tali fondi, si parla dal dieci al venti per cento delle entrate correnti, le Autorità Portuali perderanno la possibilità d’intervenire con rapidità ed efficacia sui propri territori, divenendo schiave della solita nefasta burocrazia romana e del Ministro di turno coi suoi interessi elettorali di zona. Il tutto lasciando ai territori la manutenzione ordinaria: ovvero si lasciano le spese ma non i ricavi!
E se pensate che la tragedia sia abbastanza preparatevi alla farsa. La tesi del duo Salvini-Rixi è che la centralizzazione dei fondi servirà ad una ridistribuzione solidaristica, con la quale i Porti più ricchi aiuteranno quelli più in difficoltà. Tradotto per chi non lo abbia ancora capito: il Ministero dei Trasporti si prepara a spennare i Porti del Nord, che rappresentano la spina dorsale del comparto, per mantenere quelli del Sud. A questo è arrivato il partito che si è costruito il consenso politico, per lo meno in una Regione dalla fortissima portualità come la Liguria, chiedendo di trattenere a Genova l’IVA e le accise prodotte dal Porto per finanziare le infrastrutture locali (il principio della port tax). Del resto sono secoli che Roma mastica e digerisce senza problemi grandi uomini: per i due ex profeti del federalismo e dello snellimento burocratico sono bastate una poltrona da Ministro e da suo Vice. Ma forse la colpa è nostra che in loro avevamo nutrito delle speranze…
Concludiamo tuttavia questo sconsolante panorama con un messaggio positivo. A causa dei suddetti tradimenti è nata un’alternativa politica: Patto per il Nord! Noi non solo restiamo coerenti nel chiedere libertà e giustizia per i nostri territori (quelli che “tirano la carretta” di tutta Italia), ma oltre a denunciare i torti facciamo anche delle proposte. Roma e i suoi nuovi “scagnozzi portuali” vogliono spennare i nostri Porti in nome dell’efficienza e della sburocratizzazione? Allora riducano le attuali sedici Autorità Portuali compattandole su base macroregionale Nord, Sud ed eventualmente Centro, senza privare i territori del frutto del proprio lavoro, lasciando che la libera concorrenza premi chi se lo merita e tenendosi le loro aziende pubbliche destinate a diventare degli stipendifici senza meritocrazia. Sogniamo? Forse… ma Patto per il Nord nasce proprio per ridare sogni e speranze a chi è nauseato dal centralismo italico e da chi ci si è accordato dopo essersi costruito delle carriere con false promesse.”
Fabio Bozzo,
Segretario Regionale Patto per il Nord Liguria.