IL CANTO RUBATO: Storia, Segreti e Collezionismo di “Giovinezza”
IL CANTO RUBATO: Storia, Segreti e Collezionismo di “Giovinezza”
Dalla goliardia torinese al vinile di regime: cronaca di una melodia che ha attraversato il secolo.
L’analisi definitiva sulla genesi di un mito e il suo valore storico oggi.
Di Paolo Bongiovanni
Dalla genesi goliardica di Oxilia e Blanc nel 1909, passando per la militarizzazione degli Arditi, fino alla codificazione di regime di Salvator Gotta e al collezionismo dei rari 78 giri d’epoca.
L’articolo, firmato a mio nome, restituisce dignità alla verità storica e filologica di un brano che ha segnato profondamente il Novecento italiano.
La storia di “Giovinezza” non è solo la cronaca di un inno, ma il diario di una metamorfosi politica e sociale senza precedenti.
Esaminare questo brano oggi significa separare lo spartito dalla propaganda, il poeta dal dittatore, e il collezionismo dalla nostalgia. È la storia di un “sequestro culturale” che ha trasformato un brindisi universitario in un dogma di Stato.
1. L’Alba Goliardica: Il “Commiato” del 1909.
Tutto ha inizio il 12 maggio 1909 a Torino, presso il ristorante Sussambrino di via Po. Un gruppo di laureandi chiede a Giuseppe Blanc, studente di giurisprudenza e musicista, un inno per celebrare l’addio all’università. I versi sono affidati a Nino Oxilia, giovane poeta crepuscolare e futuro pioniere del cinema muto.
Il titolo originale è “Il Commiato”. Il testo di Oxilia è intriso di malinconia: non c’è traccia di militanza, ma solo il dolore per la fine della giovinezza che sfuma nell’età adulta.
“Son finiti i giorni lieti / degli studi e degli amori / o compagni, in alto i cuori / e il passato salutiam.”
In questa versione, la “Giovinezza” del ritornello è una condizione biologica fragile, un’ebbrezza da affogare nel bicchiere prima di affrontare la serietà della vita civile.
2. La Militarizzazione:
Dalle Aule alle Trincee (1915-1922).
Con la Grande Guerra, la melodia di Blanc varca i confini dell’ateneo. Gli studenti-soldati portano il canto al fronte, dove viene adottato dagli Arditi, i reparti d’assalto.
Qui avviene la prima mutazione: il ritmo si fa marziale e le parole cambiano per riflettere il coraggio, il pugnale e la bomba.
Mentre il canto diventa l’anima delle truppe d’assalto, il suo autore muore: Nino Oxilia cade eroicamente sul Monte Tomba nel 1917. Nel dopoguerra, durante il Biennio Rosso e la Marcia su Roma (1922), il brano diventa il “biglietto da visita” delle squadre d’azione, usato come arma psicologica per marcare il territorio durante gli scontri di piazza.
3. Il Ventennio:
Il Dogma di Mussolini e lo Scontro con Toscanini.
Una volta al potere, Mussolini comprende il potenziale simbolico del brano.
Nel 1925 incarica lo scrittore Salvator Gotta di redigere il testo definitivo, eliminando la goliardia per introdurre “lavoro”, “disciplina” e il culto del Duce.

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Mussolini impone un protocollo ferocissimo:
il brano deve seguire la Marcia Reale in ogni cerimonia, con il pubblico obbligato al saluto romano.
Resta quindi una leggenda metropolitana quella in cui il Duce, vedeva in questo canto ed in particolar misura, nella strofa a lui dedicata, una possibilità di dualismo e quindi di prendersi gioco di Mussolini stesso, anche se poi invero, per molti quella cantilena apparve proprio come un “prendere in giro” il dittatore e tutto il suo apparato.
Ci furono casi di rifiuto di cantare o suonare questa canzone, come per il grande maestro Arturo Toscanini.
Infatti questa imposizione generò la storica resistenza di Arturo Toscanini: il 14 maggio 1931, a Bologna, il Maestro si rifiutò di eseguire Giovinezza prima di un concerto, venendo per questo aggredito e schiaffeggiato dalle camicie nere, evento che lo spinse all’esilio negli Stati Uniti.
4. Analisi Filologica:
Il Ribaltamento dei Valori
Il confronto tra il testo del 1909 (Oxilia) e quello del 1925 (Gotta) rivela una “chirurgia ideologica” radicale.
Privato vs Pubblico:
Oxilia cantava di “studi e amori”; Gotta di “rudi stormi” e “armi”.
Vino vs Fede: Il brindisi di Oxilia sparisce per lasciare il posto a “sacrificio” e “patrie libertà”.
Il Ritornello:
Se per Oxilia la giovinezza è un rimpianto biologico, per il Regime diventa una categoria politica: “Nel fascismo è la salvezza / della nostra libertà”.
5. Il Collezionismo: Vinili e rarità storiche.
Per gli appassionati di storia e musica, le testimonianze sonore di Giovinezza rappresentano reperti di grande interesse. Esistono numerose registrazioni storiche, principalmente su dischi a 78 giri (il vinile moderno arriverà solo successivamente).

Versioni Goliardiche (Pre-1922):
Estremamente rare. Sono incisioni realizzate da etichette come Gramophone o Fonotipia. Il loro valore può superare i 150-200 euro a causa della scarsa tiratura.
Versioni di Regime (1925-1943):
Più comuni, incise dalla Cetra o dalla Parlophon. Il valore oscilla tra i 30 e i 70 euro, a seconda dello stato di conservazione della lacca e della presenza della copertina originale illustrata.
Rarità assolute:
Le versioni cantate da tenori celebri dell’epoca (come Beniamino Gigli) o le edizioni speciali della RSI (Repubblica Sociale Italiana) del 1944, prodotte in condizioni di guerra, sono pezzi da museo con quotazioni imprevedibili.
6. Il Tramonto e l’Eredità di Giuseppe Blanc:
Dopo il 25 luglio 1943, il brano viene messo al bando e sostituito dalla “Canzone del Piave”. Il compositore Giuseppe Blanc sopravvive al regime rifugiandosi a Santa Margherita Ligure. Difenderà sempre l’origine “innocente” della sua melodia, che paradossalmente diventerà l’inno della Somalia indipendente nel 1960.

Giuseppe Blanc
Blanc muore nel 1969, lasciando un’opera che rimane il più potente esempio di appropriazione culturale della storia italiana.
7. Riferimenti Bibliografici e Fonti:
Per chi desidera approfondire la storicità dei fatti citati, si rimanda alle seguenti fonti essenziali:
– A. V. Savona e M. L. Straniero, Canti dell’Italia fascista, Garzanti, 1979 (Per l’analisi dei testi).
– G. S. Gargano, Nino Oxilia: Il poeta della giovinezza, Edizioni del Prisma (Per la biografia dell’autore originale).
– S. Gotta, L’Inno di Giovinezza, in “Nuova Antologia” (Per la versione ufficiale del 1925).
Archivio Storico dell’Università di Torino (ASUT), Fondo Giuseppe Blanc (Per gli spartiti originali del 1909).
– H. Sachs, Toscanini, Da Capo Press (Per i dettagli sullo scontro di Bologna).
Conclusione:
Riscoprire oggi “Il Commiato” significa rendere giustizia a Nino Oxilia. Significa distinguere il profumo dei caffè torinesi dall’odore della polvere da sparo, restituendo alla “Primavera di bellezza” la sua anima fragile e spensierata, perduta tra le pieghe di un secolo violento.
Il mio prossimo articolo musicale del passato sarà in occasione del 25 Aprile prossimo, e parlerò della menzogna di “Bella ciao” origini e sfruttamento politico di un canto, che non è mai stato partigiano.
