I nuovi barbari
I nuovi barbari
Nel silenzio complice dell’Europa America e Israele fanno strame della diplomazia e del diritto
Altro che civiltà occidentale, democrazia, diritti e via farneticando. Quello che sta succedendo è il capovolgimento di ogni forma di civile convivenza, di rispetto per l’altro, di senso dell’onore, di razionalità. Israele, non pago di essersi installato in casa d’altri, con la scusa di doversi difendere vuole allargarsi in Cisgiordania e medita la deportazione dei palestinesi non si sa dove, col segreto intento di riversarli qui da noi. E c’è da credere che non abbia alcuna intenzione di fermarsi non sia mai che dal Libano o dalla Siria possa levarsi qualche minaccia. Ma se la Giordania, il Qatar, gli emirati, l’Arabia saudita sono partner affidabili e soci in affari, oltre la mesopotamia, di fronte alla penisola arabica si stende il territorio immenso dell’antica rivale di Roma, il cui popolo dopo decenni di sudditanza agli Usa e agli interessi privati della famiglia Pahlavi sotto la guida dell’Ayatollah Khomeini nel 1979 si scrollò di dosso il giogo dell’Occidente e dette vita alla repubblica islamica. Che, proprio per la sua origine, costituisce un argine non solo politico ma anche culturale all’espansionismo israeliano, longa manus degli interessi economico finanziari di Washington. Ed è curioso che mentre la punta di diamante dell’Occidente conficcata nel mondo arabo è uno Stato confessionale per definizione e mentre nel migliore alleato arabo degli Usa la sharia senza alcun filtro costituzionale è alla base del sistema giuridico e istituzionale, la repubblica islamica iraniana sia considerata un avanzo di medio evo oscurantista, liberticida, negatore dei diritti delle donne, impegnato a reprimere ogni forma di dissenso e di apertura allo stile di vita occidentale e, dulcis in fundo, regista del terrorismo islamista.
Facciamo un po’ di chiarezza per non cadere nella trappola della disinformazione occidentale. La costituzione iraniana riconosce l’islam sciita, praticato da quasi il 90% della popolazione, come religione di Stato ma non si limita a “tollerare” chi non la pratica. Infatti la stessa costituzione riconosce e tutela le minoranze religiose, dall’islam sunnita al cristianesimo, dall’ebraismo allo zoroastrismo: non le “tollera” ma le tutela. E la famigerata polizia morale non va a caccia di miscredenti ma impone quello che per il popolo iraniano, il suo governo e le sue autorità spirituali è un comportamento decente e non offensivo del comune senso del pudore: mutatis mutandis fa quello che hanno sempre fatto le nostre forze dell’ordine e che è sanzionato dalle nostre leggi (artt. 527-529 del Codice penale). Le restrizioni imposte all’abbigliamento e all’esibizione di mode occidentali si spiegano anche col significato politico che hanno assunto proprio per colpa della propaganda israeliana ma né a Israele né alla Casa Bianca né alle cancellerie europee del vero o presunto integralismo religioso importa qualcosa. Il loro interesse è creare e alimentare un’opposizione interna e convincere l’opinione pubblica occidentale che il popolo iraniano è oppresso da una feroce tirannide che soffoca ogni anelito di libertà e democrazia.

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In realtà tanto oscurantista non deve essere un regime che sfrutta sapientemente le sue risorse naturali, ha fatto proprio il meglio della tecnologia occidentale e si avvia a diventare leader mondiale nella ricerca scientifica. Un Paese in confronto al quale l’Italia è sprofondata nel terzo mondo se si considera che il 64% delle donne è laureata a fronte del 35% italiano, che per altro cala paurosamente nelle facoltà scientifiche, che, al contrario, rappresentano la maggioranza delle lauree iraniane. Un dato oggettivo che urta contro le presunta marginalizzazione femminile, confondendo ad arte un codice morale al quale sono sottoposti entrambi i generi con la sottomissione della donna, alla quale, a differenza di quel che accade nella maggior parte dei Paesi arabi, è garantita una sostanziale parità di status con gli uomini. Riporto dalla terza parte della Costituzione iraniana l’articolo 19: “ La popolazione dell’Iran, qualunque sia la sua origine etnica o tribale, gode di uguali diritti: il colore della pelle, la razza, la lingua o altri caratteri non costituiscono motivi di privilegio né di discriminazione”; ancora più esplicito il successivo articolo 20: “Nel rispetto delle norme islamiche tutti i cittadini, sia uomini che donne, sono uguali di fronte alla legge e godono di tutti i diritti umani, politici, economici, sociali e culturali”; e ancora all’articolo 21: “il governo ha il dovere di garantire in tutti i campi i diritti della donna”. Ma da noi si dà anche a intendere che l’Iran sia la centrale del terrorismo islamista quando di fatto è il principale bersaglio del terrorismo sunnita (id est Isis, la cui matrice rimane avvolta nell’ombra, un’ombra per altro non difficile da diradare, solo che si voglia). Menzogne e pretesti per screditare una potenza regionale contro la quale urta il sogno della Grande Israele e un Paese che galleggia su un mare di petrolio e di gas naturale che alimenta l’industria cinese e fa gola agli Stati Uniti, non perché ne abbiano bisogno ma perché la solidità del dollaro dipende anche dalla capacità americana di controllare tutte le fonti energetiche mondiali.
Per comprendere l’evoluzione (involuzione) geopolitica nel golfo arabico bisogna tener conto dello scenario che si è aperto con la costituzione del BRIC avvenuta nel 2001 e il suo successivo sviluppo; un pericolo mortale per la finanza globale, diventato incombente due anni fa, quando si è allargato fino a comprendere Egitto, Etiopia, emirati e, per l’appunto, l’Iran. Vedi caso proprio il dicembre del 2024 un gruppo terrorista rovesciava il regime laico – caso unico nel mondo arabo – di Assad, alleato dell’Iran e anche lui accusato senza uno straccio di prova delle peggiori nefandezze. Ma vediamo un po’ da che parte stanno la civiltà e il diritto.
Per disinnescare l’accusa di volersi procurare l’arma atomica da usare contro Israele il governo iraniano si era impegnato a non procedere all’arricchimento dell’uranio e si era dichiarato disposto ad accettare verifiche internazionali sui propri impianti nucleari. E si era appena conclusa la terza tornata di negoziati a Ginevra fra i rappresentanti degli Usa Witkoff e Kushner e il ministro degli esteri iraniano con l’impegno a definire la settimana prossima i dettagli di un accordo che prevedeva la definitiva pacificazione fra le parti quando è partito il proditorio attacco di Israele che ha provocato la morte dell’Ayatollah Khamenei insieme alla figlia, al genero e al nipote. Un omicidio mirato, al quale ha fatto seguito la distruzione di edifici civili e militari in tutto il Paese, compresa una scuola in piena attività didattica e la strage di centocinquanta bambine e quattordici insegnanti (la storia si ripete: i bombardieri americani il 20 ottobre 1944 centrarono una scuola elementare di Milano provocando la morte di 184 alunni, oltre agli insegnanti e al personale scolastico, tanto per terrorizzare la popolazione e aizzarla contro il regime).
E a seguire caccia e missili americani hanno distrutto indiscriminatamente basi di lancio, caserme, ospedali, interi quartieri e centri direzionali senza risparmiare edifici storici patrimoni mondiali dell’umanità. Una strategia tesa scopertamente all’annientamento politico, militare e morale dello Stato e della nazione iraniani. In questa circostanza Trump, che ha trasferito nella diplomazia lo stile disinvolto dell’uomo d’affari e del giocatore d’azzardo, proprio su questi piani si è comportato da mascalzone e da baro. Se poi sia stato a sua volta ingannato o trascinato da Netanyahu e dalla Cia sarebbe anche peggio. Ma questa eventualità, che ne farebbe oltre che un criminale un un pupazzo, è smentita dalla successione temporale, da quel che filtra dal Pentagono e dalla stessa presenza delle due portaerei americane nel Mediterraneo orientale. Ed è smentita anche dal rapimento di Maduro, un episodio inaudito che annulla secoli di storia della diplomazia e dei rapporti fra Stati. Non resta che concludere che Stati Uniti e Israele hanno agito di conserva nel più clamoroso spregio del diritto internazionale e dei più elementari valori umani. E, per carità, non si parli più di Stati canaglia o di regimi terroristici perché è acclarato che Stati canaglia e ispiratori del terrorismo sono proprio gli Usa e Israele, che dal canto suo non si è fatto sfuggire l’occasione per bombardare anche il Libano e invaderlo. Sembrano lontani anni luce i tempi in cui dinanzi a situazioni conflittuali si rompevano le relazioni diplomatiche, si lanciavano ultimatum, si convocavano gli ambasciatori e si dichiarava guerra all’avversario. In tutto ciò, gli alleati della Nato, presi di sorpresa, si sono ben guardati da condannare l’aggressione o quantomeno dallo starsene in silenzio: con la coda fra le gambe hanno offerto i loro servigi e hanno minacciato l’Iran perché ha avuto l’ardire di reagire. E l’inqualificabile Macron prima ha mosso la sua portaerei poi, preso dall’euforia, si è detto pronto ad aprire il suo ombrello nucleare. Surreale la nostra Meloni: quello che sta succedendo è colpa di Putin.
Tutto mentre le veline di regime impongono alla stampa e ai telegiornali di raccattare qua e là dissidenti iraniani che si sono accomodati da noi, come quella ragazza che all’unica sparuta manifestazione contro l’aggressione urlava evocando le quarantamila presunte vittime dei guardiani della rivoluzione riportandomi alla memoria i curdi che Saddam Hussein avrebbe eliminato con “le armi di distruzione di massa” che non possedeva, curdi miracolosamente resuscitati. Ma in Iran non ci si può baciare in pubblico, soprattutto se a farlo sono due uomini o due donne, non si può andare in giro in minigonna, non si possono ostentare i propri gusti sessuali, e soprattutto non ci si può emancipare tecnologicamente, militarmente, economicamente e culturalmente dall’Occidente colonialista, quindi ben venga un cambio di regime imposto dall’esterno e se gli iraniani non ci stanno peggio per loro, vanno sterminati.
Ma la Persia non è lo Zululand, checché ne pensino Capezzone o il neodirettore del Giornale, e anche se dovesse essere riportata indietro di mezzo secolo riprenderà il suo cammino e saranno tempi duri per chi ha cercato di distruggerla. I nanerottoli dell’Ue e del Regno unito che scodinzolano davanti all’arroganza e alla prepotenza di un Trump col quale si trovano finalmente in sintonia sembra che non si rendano conto che quell’arroganza è frutto di un calcolo che potrebbe rivelarsi sbagliato: Putin e Xi Jinping stanno dimostrando un’incredibile moderazione e non hanno alcuna intenzione di scatenare una catastrofe planetaria. Trump lo sa e se ne approfitta. Ma se in nome della salvezza dell’umanità sono disposti a sacrificare un loro alleato – l’hanno già fatto con Assad – è poco probabile che nel momento in cui si sentissero direttamente minacciati aspetterebbero di essere colpiti per primi.
Post scriptum
Che in Iran ci sia un rigido controllo sulla moralità pubblica è innegabile ma è anche innegabile che l’evoluzione del costume non può essere imposta dall’esterno. Voglio ricordare che negli States fino agli anni Cinquanta se si era sorpresi in un albergo con una donna che non era tua moglie si finiva dritti in galera come si finiva in galera per sodomia, anche se praticata con un/una partner consenziente, fosse pure la moglie. E in Italia non andava meglio. Ricordo ancora quello che lessi da ragazzino in un libro di Nantas Salvalaggio su Andreotti, allora sottosegretario di Stato alla presidenza del consiglio dei ministri, che avrebbe imposto di coprire le pudenda del David di Michelangelo. E, in assoluta coerenza col clima di quel tempo, tre anni dopo, precisamente il 20 luglio 1950, in un ristorante romano il prode Scalfaro, futuro presidente della Repubblica, schiaffeggiò una signora che dava scandalo per la nudità delle spalle. Inoltre i miei coetanei se non soffrono di amnesia dovrebbero ricordare i poliziotti sguinzagliati sulle spiagge e negli stabilimenti balneari a caccia di ragazze in bikini. I bigotti di allora sono gli stessi custodi del political correctness di ora. L’occidente cristiano non può impartire lezioni su nulla, meno che mai sulla libertà
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