I Lazzariti del Centrodestra: Maurizio Lupi, Noi Moderati e la missione di combattere e curare nell’Italia di oggi

 I Lazzariti del Centrodestra: Maurizio Lupi, Noi Moderati
e la missione di combattere e curare nell’Italia di oggi

Nell’agosto 2026, al Meeting di Rimini, Maurizio Lupi, presidente di Noi Moderati, ha ribadito con chiarezza una tesi che sintetizza la vocazione del suo partito: «Quello che sta accadendo nel panorama politico italiano dimostra che il centro e i moderati all’interno del centrodestra sono fondamentali». Non si tratta di una rivendicazione di spazio elettorale, ma di una dichiarazione di funzione. In un momento di fibrillazioni nella maggioranza e di polarizzazione crescente, Lupi ha invitato a non rincorrere nessuno, a concentrarsi sull’azione di governo e a esercitare «responsabilità, concretezza, serietà», paragonando il compito della politica a quello del medico: trovare la medicina per guarire il malato, non limitarsi a dirgli che ha mal di pancia.

Maurizio Lupi al Meeting di Rimini

Questa postura – combattente e al tempo stesso curativa – evoca, in una chiave di lettura storica e metaforica, la missione dell’Ordine Militare e Ospedaliero di San Lazzaro di Gerusalemme. Durante le Crociate, i Cavalieri di San Lazzaro (i Lazzariti) furono un’anomalia straordinaria: lebbrosi o curatori di lebbrosi, indossavano la croce verde e combattevano gli “infedeli” (in particolare le forze musulmane) per difendere i territori cristiani in Terra Santa, mentre contemporaneamente gestivano lebbrosari e ospizi per i malati. Combattere e curare. Difendere e sanare. Esattamente la doppia funzione che Noi Moderati rivendica all’interno del centrodestra italiano contemporaneo: tenere saldo il fronte contro le polarizzazioni e le derive, e al tempo stesso “curare” le ferite del sistema politico, sociale ed economico italiano attraverso pragmatismo, sussidiarietà e cultura di governo.

La storia di Noi Moderati: dalla federazione al partito unitario

Noi Moderati nasce come lista elettorale l’11 agosto 2022, alla vigilia delle elezioni politiche anticipate, dall’alleanza di quattro forze centriste e moderate: Noi con l’Italia (guidata da Maurizio Lupi), Italia al Centro (di Giovanni Toti), Coraggio Italia (di Luigi Brugnaro) e Unione di Centro (di Lorenzo Cesa). L’obiettivo era chiaro: dare rappresentanza all’area popolare e liberale all’interno della coalizione di centrodestra guidata da Giorgia Meloni, in un momento in cui il rischio di schiacciamento verso gli estremi era forte. Alle politiche del 25 settembre 2022 la lista ottiene circa lo 0,9% e riesce a eleggere parlamentari (7 deputati e 2 senatori), formando gruppi parlamentari grazie anche all’apporto del MAIE e di alcuni eletti di Fratelli d’Italia.

Nel maggio 2023, al congresso di Roma, la lista si trasforma in soggetto politico unitario. Lupi diventa presidente, Toti presidente del consiglio nazionale. Nel tempo si verificano scissioni (Coraggio Italia e UDC si allontanano in parte), ma il progetto continua: federazioni, aperture a nuove energie (tra cui Italia dei Valori in alcune fasi), e soprattutto un costante lavoro di radicamento territoriale e di “casa comune” per i moderati. Nel novembre 2024 arriva l’adesione di Centro Popolare e l’ingresso di figure di rilievo provenienti da Azione: Mara Carfagna (poi segretario del partito), Mariastella Gelmini e Giusy Versace. Nel marzo 2025 Carfagna assume la segreteria, mentre Lupi resta presidente. Nel gennaio 2025 Noi Moderati entra ufficialmente nel Partito Popolare Europeo.

La traiettoria di Lupi è emblematica. Nato a Milano nel 1959 da una famiglia di immigrati abruzzesi, formatosi alla Cattolica e nel movimento di Comunione e Liberazione, deputato dal 2001, ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti (2013-2015), vicepresidente della Camera, fondatore di Noi con l’Italia dopo l’esperienza di Nuovo Centrodestra e Alternativa Popolare. La sua è una storia di fedeltà all’area moderata e popolare, di rifiuto delle derive populiste e di impegno per la sussidiarietà (fu tra i fondatori dell’Intergruppo parlamentare per la sussidiarietà).

Nei risultati regionali e nelle elezioni successive Noi Moderati ha consolidato una presenza (spesso intorno al 2-4% in alcune regioni, con picchi più alti in contesti specifici), puntando a rappresentare i milioni di moderati astenuti o dispersi. Lupi ha ripetutamente sottolineato che non si tratta di fare “campagna acquisti”, ma di costruire una proposta autorevole e gratuita, basata su valori e non su posti di potere (il partito non ha avuto ministri di primo piano e ha visto anche alcune uscite verso Forza Italia, come quella di Pino Bicchielli e Giorgio Silli nel 2025).

 L’Ordine di San Lazzaro di Gerusalemme: combattere e curare

La storia dell’Ordine di San Lazzaro affonda le radici in un lebbrosario esistente fuori dalle mura di Gerusalemme già prima della Prima Crociata (documentato almeno dal 1073, con tradizioni che risalgono a epoche ancora precedenti, legate a San Basilio). Dopo la conquista cristiana di Gerusalemme nel 1099, l’istituzione si organizza come ordine ospedaliero, adottando progressivamente la Regola di Sant’Agostino. Il suo carisma primario era la cura dei lebbrosi (miselli), ma nel corso del XII e XIII secolo assume anche un ruolo militare.

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I cavalieri di San Lazzaro – molti dei quali affetti da lebbra nelle fasi iniziali, ancora capaci di combattere – indossavano un’abito bianco con croce verde. Parteciparono a battaglie decisive: Gaza/La Forbie (1244), dove “tutti i cavalieri lebbrosi della casa di San Lazzaro furono uccisi”; Mansura (1250); e soprattutto la difesa di Acri nel 1291, dove tutti i confratelli militari presenti perirono. Dopo la caduta di Acri, l’Ordine si trasferì in Europa (Boigny in Francia, Capua in Italia, Burton Lazars in Inghilterra), mantenendo la doppia vocazione ospedaliera e cavalleresca. Nel tempo si suddivise: il ramo italiano confluì nel 1572 nell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro sotto Casa Savoia; il ramo francese si unì all’Ordine di Nostra Signora del Monte Carmelo. Oggi esistono continuazioni filantropiche e dinastiche dell’Ordine, impegnate in opere caritative.

La peculiarità dei Lazzariti era proprio questa: non erano solo guerrieri né solo medici. Erano uomini che, pur “contaminati” o a contatto quotidiano con la malattia, non si ritiravano dal mondo. Combattevano gli arabi (e più in generale le forze che minacciavano i regni cristiani) e allo stesso tempo curavano i lebbrosi nei lazzaretti. Una missione di frontiera, di resistenza e di misericordia.

 L’analogia: Noi Moderati come “Lazzariti” del centrodestra

È qui che la metafora diventa illuminante. Nel centrodestra italiano di oggi – coalizione vittoriosa dal 2022, ma interna a tensioni tra l’anima più identitaria di Fratelli d’Italia, quella liberale-liberista di Forza Italia e quella territorialista della Lega – Noi Moderati svolge una funzione analoga. Combatte le polarizzazioni, i populismi, le tentazioni di estremismo (sia a destra che a sinistra) e le “gare di pentathlon o triathlon” mediatiche che Lupi ha criticato a Rimini. Allo stesso tempo “cura”: propone politiche concrete su famiglia, scuola paritaria, sussidiarietà, terzo settore, oratori, competenze non cognitive, libertà educativa, sostegno alle imprese e alle famiglie, senza demagogia.

Come i Lazzariti non erano i più numerosi né i più potenti tra gli ordini (Templari e Ospitalieri erano più forti), così Noi Moderati non è il partito maggiore della coalizione. Ma la sua presenza è essenziale per dare equilibrio, cultura di governo e capacità di mediazione. Lupi ha più volte sottolineato che senza i moderati il centrodestra rischia di perdere quella “cultura di governo” che permette di guardare al futuro. L’ingresso nel PPE e il richiamo costante all’Europa popolare e all’atlantismo rafforzano questa vocazione di “ponte”.

Gelmini. Versace, Carfagna

Le recenti vicende – l’arrivo di Carfagna, Gelmini e Versace, le uscite di alcuni esponenti, i risultati regionali, il lavoro parlamentare su misure concrete nella legge di bilancio – mostrano un partito che cresce faticosamente ma coerentemente, senza rete di potere ministeriale, puntando sulla proposta e sul radicamento. Come i Lazzariti che, dopo la perdita di Terra Santa, continuarono la loro missione in Europa, Noi Moderati cerca di “curare” le ferite di un’Italia che ha perso milioni di elettori moderati (il Pdl del 2008 prendeva quasi il 40%; oggi l’area moderata del centrodestra è molto più ristretta) e di ricostruire una casa per chi si riconosce nei valori della dottrina sociale cattolica, del liberalismo riformista e della responsabilità.

 Conclusione: una missione di frontiera

La prospettiva lazzarita non è un ornamento retorico. È una chiave per comprendere perché un partito piccolo come Noi Moderati possa rivendicare un ruolo “fondamentale”. I Cavalieri di San Lazzaro non vincono le Crociate da soli, ma senza di loro la difesa dei malati e di certi fronti sarebbe stata più debole. Allo stesso modo, Noi Moderati non decide le sorti della coalizione da solo, ma la sua presenza consente al centrodestra di non scivolare interamente in logiche di puro conflitto o di puro marketing elettorale.

In un’Italia segnata da polarizzazione, astenionismo di massa tra i moderati e sfide internazionali complesse, la lezione dei Lazzariti resta attuale: si può (e si deve) combattere senza cessare di curare. Maurizio Lupi e Noi Moderati, nella misura in cui restano fedeli a questa doppia vocazione – difesa del perimetro moderato e costruzione di soluzioni concrete – incarnano oggi una delle funzioni più necessarie e, forse, più sottovalutate della politica italiana. Non i più rumorosi, non i più potenti, ma indispensabili per tenere insieme combattività e misericordia, fronte e ospedale, governo e cura del Paese.

Antonio Rossello       CENTRO XXV APRILE

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