Giù le mani dal Presidente

Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella con l’On. Giorgia Meloni

Presidente della Repubblica è il capo dello Stato e rappresenta l’unità nazionale, agendo come garante della Costituzione. I suoi ruoli includono funzioni di garanzia e controllo, come la promulgazione delle leggi, la nomina del Presidente del Consiglio, lo scioglimento delle Camere e l’indizione delle elezioni. È una figura “neutra” e imparziale, posta al di sopra della politica partitica.
Funzioni principali Garante della Costituzione:
Assicura il buon funzionamento del sistema costituzionale e rappresenta l’unità del paese.
Promulgazione e potere di rinvio:
Promulga le leggi votate dal Parlamento e può rinviarle alle Camere per una nuova deliberazione se le ritiene non conformi alla Costituzione.
Nomina e nomina del Governo:
Nomina il Presidente del Consiglio e, su sua proposta, i ministri.
Poteri legislativi e costituzionali:
Indice le elezioni e i referendum, fissa la prima riunione delle Camere e autorizza la presentazione dei disegni di legge del Governo.
Comando delle Forze Armate:
Ha il comando delle Forze armate e presiede il Consiglio supremo di difesa.
Potere giudiziario:
Concede la grazia e la commutazione delle pene e presiede il Consiglio Superiore della Magistratura (CSM).
Relazioni internazionali:
Accredita e riceve i rappresentanti diplomatici, ratifica i trattati internazionali (previa autorizzazione delle Camere, se necessaria).
Mediazione in crisi politiche:

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Gestisce le crisi di governo attraverso consultazioni e può sciogliere le Camere se non si riesce a formare una maggioranza stabile.
Non voglio fare una lezione costituzionale ma solo ricordare l’importante ruolo di garante che gli viene attribuito dalla costituzione.
Per correttezza e serietà riporto un articolo che spiega meglio la situazione
Il direttore della Verità Maurizio Belpietro ha pubblicato un articolo, dal titolo «Così il Colle proverà a fermare la Meloni», nel quale viene attribuita a un consigliere del Quirinale, ex parlamentare del Pd, Francesco Savero Garofani, una valutazione sui tempi, considerati troppo stretti, che ci sarebbero per trovare un’alternativa vincente all’attuale governo, per cui servirebbe uno «scossone». Alla richiesta di «chiarimenti» che veniva dal capogruppo alla Camera di Fdi Galeazzo Bignami replicava una nota dell’ufficio stampa del Quirinale in cui si esprimeva «stupore per la dichiarazione del capogruppo alla Camera del partito di maggioranza relativa che sembra dar credito a un ennesimo attacco alla Presidenza della Repubblica costruito sconfinando nel ridicolo».
Accusare Sergio Mattarella di «tramare» – lui che, giova ricordarlo, aveva fatto sapere in tutti i modi di essere contrario a un secondo mandato, ma che poi ha ceduto a una richiesta pressante e corale che gli è venuta perché rimanesse al suo posto rappresenta una sorta di ossimoro, e il vero mistero (la nota parla di «stupore») consiste proprio in questo sgangherato abbinamento di parole.
Non ci si ferma più difronte a nulla anzi è chiaro il disegno, demolire giorno dopo giorno la credibilità di tutti gli organi di controllo in questo Paese:
Il primo attacco e ormai da tempo immemore lo ha ricevuto la magistratura “Mi sembra evidente che una parte di magistratura fa pesantemente politica di sinistra.
Se venissi condannato non sarebbe un problema per me, ma un disastro per l’Italia. Vorrebbe dire che chiunque potrebbe venire nel nostro Paese per farsi gli affari suoi.
Io non mollo”dichiarazioni di Salvini.
Intendiamoci alcune volte si è avuta la sensazione che alcune indagini o condanne fossero politiche,ma se scaviamo nel profondo erano accertamenti reali su reati compiuti.
“Recte facendo, neminem timea”ovvero male non fare paura non avere.
L'”attacco alla Corte dei Conti” si riferisce a critiche e attacchi politici scoppiati a fine ottobre 2025 in seguito al rifiuto della Corte dei Conti di registrare la delibera del Cipess che approvava il progetto del Ponte sullo Stretto. Queste critiche, provenienti principalmente da esponenti del governo e di partiti di destra, sono state definite “inaccettabili e gravissime” da alcune opposizioni, che vedono in esse un tentativo di minare le funzioni di controllo della magistratura contabile. In risposta, la Corte dei conti ha precisato che le sue valutazioni sono di natura tecnica, non politica.
E ovviamente duri e ripetuti attacchi ai giornalisti di inchiesta
Notizia di questi giorni:

ANGELO FANIZZA

Il Segretario Generale Angelo Fanizza si è dimesso. La decisione arriva dopo una riunione straordinaria di questa mattina in sala Rodotà che ha esposto il Garante della Privacy a uno dei momenti più imbarazzanti della sua storia istituzionale. Fanizza aveva ordinato al dirigente della sicurezza informatica Cosimo Comella di acquisire tutte le email dei dipendenti dal marzo 2001 — 24 anni di corrispondenza — insieme agli accessi VPN, cartelle condivise e il blocco dei log. L’obiettivo dichiarato: trovare chi stava parlando con Report e il Fatto Quotidiano su questioni delicate riguardanti il Garante.
Una richiesta illegale e illegittima che contraddice completamente la missione dell’Autorità, che ha sanzionato decine di aziende per aver fatto esattamente questo.
Il clima è questo diciamolo un clima da regime autoritario che fa male al Paese ai cittadini e alla libertà acquisita con il tributo di sangue di chi ci ha preceduto.
Articolo 21. Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure.
Questo articolo della costituzione parla chiaro la libertà di stampa è sacra.
Tornando al caso del giorno ci viene da pensare che tutto il caos mediatico non sia opera di un tale che alle feste di compleanno si veste da SS bensi l’attacco proviene da ben più in alto.Giorgia Meloni è più paziente di quanto non appaia a prima vista. Sa di non poter conquistare tutte le postazioni istituzionali d’impeto, si muove con pragmatico realismo. Ma gli obiettivi finali non li ha mai rimessi in forse e tra quegli obiettivi primeggia l’occupazione del Quirinale.
Magari a botte di referendum portando avanti l’idea mai sopita, della destra di una riforma Presidenzialista .Quel che è già certo però, è che, se vincerà le prossime elezioni e disporrà dei voti necessari, Giorgia Meloni non ha alcuna intenzione di lasciare la presidenza della Repubblica a una figura di garanzia o al di sopra delle parti. Quel posto deve andare a lei o a un fedelissimo.

Roberto Paolino

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