Giornalismo indipendente e giornalismo ubbidiente

Ormai quasi tutti i giornalisti in Palestina, sono spariti o sono stati fatti sparire: non si deve vedere e non si deve riferire al mondo di che cosa si è stati testimoni.
Giornalisti riconoscibilissimi con la scritta “PRESS” sul giubbotto, regolarmente accreditati, vengono uccisi da cecchini israeliani che sparano forti dell’impunità che deriva loro dal sapere che intanto non verranno perseguiti; e se lo saranno, verranno assolti o puniti con pene irrisorie.

La stessa impunità con la quale si fanno scudo i coloni della Cisgiordania quando decidono di usare i loro fucili d’assalto M16 mirando alle ginocchia di qualche palestinese che si ribella ai loro soprusi.
A tal proposito il video << Shoot to cripple israeli captain:”I will make you all disabled” >> per chi, giustamente, pretende che un’affermazione abbia riscontro.

Dalla Striscia non devono uscire immagini. E quelle che escono, negli Stati alleati di Israele sono rese neutre da accorgimenti consolidati di giornalisti obbedienti-embedded: nei loro servizi non si vedono feriti e morti da distanza ravvicinata ma solo mummie bianche. White bags. Larve. Impilate o allineate in lontananza.
Ai giornalisti, agli altri giornalisti, a quelli disobbedienti-indipendenti, è stato fatto concretamente ( molto concretamente ) capire che non sono graditi.
Le fotocamere, le telecamere e le attrezzature necessarie al loro lavoro vengono puntualmente sequestrate o distrutte, e senza fornire alcuna giustificazione o presentare alcun documento che ne dia facoltà.
Qualcuno non vedendo vie d’uscita si rassegna e le consegna. Agli altri vengono strappate.
Pochi perciò sono quelli che trovano il modo e con qualche stratagemma persistono a testimoniare.
Così accade che a farci conoscere la vera situazione della guerra, siano per lo più proprio i giornalisti israeliani, in particolare quelli del quotidiano “Haaretz”, spesso sfidando con grande senso del dovere una larga fetta della loro opinione pubblica.

Amira Hass, che di “Haaretz” è giornalista, ha avuto il coraggio di scrivere ciò che tuttavia è servito a poco scrivesse, perché da gran parte della stampa e delle televisioni occidentali è stato oscurato.
Mai, fino a qualche tempo fa, si sarebbe immaginato che fatti come questo riportati di seguito in questa lunga citazione, potessero essere tenuti nascosti o largamente sminuiti.
La loro durissima drammaticità, la loro stessa assurda evenienza, si pensava non lo avrebbero permesso. E invece…

Abdel Latif al Haj era all’ospedale Nasser a Khan Yunis quando
“…un aereo israeliano ha sganciato una bomba sulla sua casa nel campo di Nuseirat, piena di parenti sfollati dal nord della Striscia.
Il bombardamento ha ucciso il suo figlio maggiore, Majd, un ingegnere informatico di 32 anni, la moglie Amani e il loro neonato; sua figlia Dima, impiegata dell’Organizzazione Mondiale della sanità, il marito Mohammed e il loro figlio di cinque mesi; suo figlio Omar, 17 anni; la sorella Fadwa, 52 anni, e i suoi due figli di 17 e 18 anni. Altri 34 parenti rifugiati nella casa sono stati uccisi: quattro generazioni di una famiglia delle comunità palestinesi di Kawkaba, Iraq Suwaydan e Majdal, spopolate nel 1948, sono state cancellate.
La moglie di Al Haj, la figlia di 22 anni e due nipoti, un bambino di nove anni e una neonata di due settimane, che hanno perso i genitori, sono stati estratti vivi dalle macerie.”
Da “L’Internazionale” del 5 gennaio 2024.

A una notizia simile, che sarebbe da prima pagina e da reiterare in un’analisi di più giorni, quanto spazio è stato concesso in termini di immagini, articoli, dibattiti…?
Chi è venuto a conoscenza del fatto, ha ricavato con ogni probabilità l’informazione da una mezza colonna di una pagina interna di un qualche quotidiano. E se la notizia l’ha avuta dal telegiornale, quello che avrà sentito è che si è trattato di un raid contro i terroristi che cercano di proteggersi servendosi delle persone come scudi umani.

La qual cosa, però, a uno sguardo solo che minimamente accorto, lungi da essere una giustificazione dovrebbe suonare come un’accusa.
Infatti se il raid è stato attuato pensando che lì si nascondesse un terrorista, allora significa che per eliminarlo si è disposti anche ad uccidere una quarantina di altre persone colpevoli solo della loro presenza sul posto.
Se invece non si conosceva quante persone ( qualcuna doveva per forza esserci visto che si parla di scudi umani ) vi fossero in quella casa, allora significa che vengono sganciate bombe alla cieca, senza sprecare tempo in lavori di intelligence per operare in maniera mirata. Nel qual caso però non appare immediatamente strano che l’IDF sia informata di un membro di Hamas e tuttavia non sappia che nello stesso luogo vi sono anche alcune decine di altri?…

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Sono stati inseriti tre asterischi per chiarire che vi è uno stacco dal contenuto del discorso per poter dare una comunicazione sul discorso stesso.
Infatti serve sottolineare che quanto scritto relativamente alla bomba che ha colpito la casa nel campo di Nuseirat, risale a diversi mesi fa ed era parte di un articolo lasciato in stand by.
I fatti accaduti nella notte di domenica 26 maggio ’24 nel campo profughi della zona umanitaria ( e dichiarata sicura dagli israeliani ) di Al Mawasi, purtroppo tragicamente in linea con quelle righe in quanto vi sono stati almeno 45 morti di cui alcuni carbonizzati , hanno indotto a riprenderlo al fine di poterlo integrare con due considerazioni, ovvero:

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A – Il ragionamento per cui è accettabile uccidere molti innocenti se l’azione violenta torna utile ad eliminare pochi individui pericolosi ( o, al limite, anche uno solo ), e l’azione che si poneva in alternativa al colpire alla cieca senza lasciare spazio a ipotesi numeriche, si rafforza fino al grado di evidenza.
B – Il meccanismo oliato degli attacchi di Israele si ripete uguale ( se non ne conseguono  provvedimenti efficaci e severi da parte della politica mondiale, perché cambiarlo? ) secondo questo schema:
1) Bombardamento su persone ( sembrerebbe con preferenza per giornalisti, medici o personale delle Organizzazioni Umanitarie )
2) Giustificazione del bombardamento adducendo la presenza di terroristi che si anniderebbero tra le persone del popolo per servirsene come scudi umani
3) Rassicurazione che sul bombardamento verrà istituita una indagine seria, trasparente e indipendente ( ma possibilmente interna )
4) Indagine sul predetto bombardamento seria, trasparente e indipendente (ma possibilmente interna ), che non inizia mai o che se inizia non finisce, o che finisce con un nulla di fatto per assenza di prove certe ( assenza endemica, si direbbe, siccome nel lasso di tempo tra episodi macroscopici come questi, ve ne sono stati molti altri di minore entità ma affrontati con la stessa modalità e con gli stessi risultati ).

Non si ha memoria di situazioni che siano andate diversamente da così.

Fulvio Baldoino

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