FACCIAMOGLI MANCARE I $OLDI
Hanno entrambi una capacità peculiare: farsi odiare dal resto del mondo.
Sto parlando, naturalmente, di due tiranni incendiari: un criminale sancito come tale dalla Corte di Giustizia Internazionale: Benjamin Netanhyau, e il suo assistente di crimini contro l’umanità: Donald Trump.
L’odio indiscriminato porta come conseguenza, dapprima il rancore diffuso, e alla lunga la coalizione, dei vessati contro i tiranni.

Gennaio 2020. Il braccio e la mente. Una stretta di mano a suggello del Patto del Secolo per il Medio Oriente. [VEDI] Il titolo “Peace to Prosperity”, coniato per l’occasione, rivela quanto la parola peace abbondi sulla bocca di Trump, che oggi è passato alla formula Board of Peace come anteprima dell’attacco all’Iran
La spavalderia omicida di Netanhyau, il maggior sobillatore dell’antisemitismo, si basa sui soldi del suo accolito, Trump, costretto a seguirlo in tutte le sue folli, quanto indichiarate, guerre. Se facciamo mancare i soldi a Trump, il meccanismo s’inceppa ed entrambi dovranno arrendersi ad un’inopinata incapienza.

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Il duetto ha potuto sinora abbandonarsi a scorrerie, dapprima in solitaria, di Israele contro Gaza, Cisgiordania, Libano e Siria; poi fianco a fianco contro l’Iran. Come se la base monetaria fosse rimasta quella inaugurata da Henry Kissinger nel 1974, col patto saudita dei petrodollari. [VEDI]
Un patto cinquantennale sciagurato, che ha permesso al dollaro di dominare il mondo attraverso la sua indispensabilità in qualunque genere di transazione trans-frontaliera.
Ma l’arroganza con cui il nuovo eletto alla Casa Bianca s’è ingegnato di proteggere il dollaro come pilastro del potere indiscusso degli Stati Uniti, comminando sanzioni, minacciando confische ed imponendo dazi come gioghi commerciali, ha trasformato antichi alleati in nuovi nemici, i quali stanno ritirando la propria fiducia ad una Nazione in balia di uno schizofrenico, collerico duce.
Tanti nemici, tanto onore, diceva qualcuno di littoria memoria. Quando però si coalizza il mondo intero, l’onore diventa autolesionismo. Tant’è che quella stessa UE che pochi anni prima aveva commesso il madornale errore di rinunciare a gas e petrolio russo, intervenendo a tutto campo in una guerra che doveva rimanere una locale resa dei conti dopo anni di accerchiamento NATO, ha dato finalmente segni di resipiscenza ed ha promosso un piano di ravvedimento, su iniziativa della nazione che più aveva sofferto dall’errore commesso nel 2022 e oltre: la Germania di Merz. Una Germania ben diversa da quella di Schulz, responsabile del passato harakiri. Una Germania che ha coalizzato, nella sua rivolta alla guerra su molti fronti da parte di una finanza basata sul nulla, non solo altri Paesi UE, ma anche altri ex alleati USA sparsi per il mondo, ormai insofferenti ad una politica di aggressione senza esclusione di colpi da parte di chi avrebbe dovuto fornire protezione e stabilità, invece di caos eretto a pratica quotidiana.

Le notizie sul risveglio della Germania, dopo la sciagurata scelta di evirarsi rinunciando al gas russo, sono annunciate in questo video [VEDI], denso di particolari. Non trovandone conferma nei siti mainsteam, aleggia sempre il dubbio se si tratti di pii desideri o di fatti reali. Ciononostante, mi hanno fornito l’estro per delineare un’ipotetica, quanto desiderabile, via d’uscita europea, e non solo, dai continui ricatti di Trump, che mette l’apparato militare USA al servizio dei sogni di gloria israeliani
Il messaggio corale a Trump è lapalissiano: se commini sanzioni o dazi contro chi commercia con chi ti è sgradito, se congeli i fondi di una nazione non allineata ai tuoi interessi, se metti all’indice uno Stato, estromettendolo dal circuito Swift, potresti fare lo stesso a ciascuno di noi. E questo noi non lo accettiamo. Non vogliamo vivere sotto costante ricatto di un’arma che potrebbe puntare alla nostra tempia.
La nostra risposta, mister Trump, non è una discesa sul tuo stesso campo; è l’apertura di un mondo commerciale e monetario alternativo, non più aggredibile da chi si ritiene un nostro creditore, mentre è stato per oltre cinquant’anni il nostro parassita, addebitando a noi le parcelle (treasuries) dei suoi sfoggi muscolari, in primis invasioni sulla base di giustificazioni fasulle (false flag); come quest’ultima contro l’Iran, che nemmeno un organismo non certo schierato con la parte avversa, come l’AIEA, ha voluto avallare, e cioè che l’Iran stesse procedendo con la costruzione di una bomba atomica [VEDI]. La realtà è che tu Trump sei asservito ai piani espansionistici del tuo sodale Netanhyau; tanto asservito da imbarcare una guerra incendiaria in pieno Medio Oriente nel solo interesse di Israele. Tant’è che gli stessi cittadini americani e una parte del tuo stesso partito condannano questa nuova guerra a larga maggioranza, ricordando i deplorevoli risultati di quelle precedenti, dalla Corea al Vietnam, dall’Iraq alla Libia, passando per l’Afghanistan. E, come risultato, comincerà tosto la fila di “pentiti” col cappello in mano a implorare gas e petrolio russi.

Rafael Grossi, direttore generale dell’AIEA, nega le prove della presenza di armi nucleari in Iran. [VEDI] Si tratta quindi del pretesto, già ampiamente usato dagli USA in passato, per giustificare l’attacco e l’invasione di Paesi non allineati ai suoi interessi o per la presenza negli stessi di ammiccanti giacimenti petroliferi
Ebbene, sulla base di queste considerazioni, noi attueremo un programma di sganciamento dai gretti interessi americani (e in cascata israeliani), così strutturato:
- Gli scambi commerciali potranno consolidarsi attraverso euro, yuan, yen o un paniere di valute, in totale assenza del dollaro;
- Gli scambi avverranno all’interno di una struttura non sottoposta alle regole o alle pressioni degli Stati Uniti, evitando l’intrusione del sistema Swift;
- La Nazioni europee detengono $ 1,4 trilioni in treasuries. Nell’arco di due anni dovranno scendere di almeno il 40%. Ad esse s’è accodato il Giappone, maggior detentore di treasuries per $ 1,2 trilioni, mentre l’Arabia Saudita ha confermato di accettare pagamenti per il petrolio in valute diverse dal dollaro;
- Qualora un membro del gruppo subisse un attacco, come sanzioni o dazi, da parte degli USA, tutti gli altri membri reagiranno in solido col membro colpito, reciprocando compatti e in pari misura, nei confronti degli stessi USA;
- Rimpatrio dell’oro giacente nei caveau americani. Negli ultimi otto mesi Germania, Olanda, Austria e Francia hanno rimpatriato 370 ton di oro dalla Fed di New York. (L’Italia di Giorgia Meloni, invece, battagliera quando era all’opposizione, non osa far dispiacere al suo “mentore” Trump, nonostante 1.054 ton di lingotti d’oro giacciano a Fort Knox, per l’equivalente di ca. $ 165 miliardi, ossia ca. € 150 miliardi).
Tutti questi propositi sono segnali netti della totale sfiducia verso gli USA che oggi aleggia tra le principali Nazioni mondiali. Con un ben preciso bersaglio: il dollaro, usato per decenni come arma per dominare il mondo.

Le due super portaerei USS Abraham Lincoln e USS Gerald R. Ford, ora dispiegate nel golfo Persico, sembrano relitti galleggianti di datati criteri bellici, troppo vulnerabili ai moderni sistemi offensivi
E con un dollaro sfiduciato, gli USA non potranno più pagare senza limiti il proprio apparato militare, a cominciare da quelle gigantesche portaerei che sono il vanto della loro flotta smisurata: le costosissime (oltre $ 13 miliardi ciascuna) USS Abraham Lincoln e USS Gerald R. Ford, ora impegnate nella guerra all’Iran.
Né potranno continuare a vivere con macroscopici passivi dell’import-export, avendo delegato il mondo a provvedere per loro. I tempi del parassitismo stanno per scadere.

Grafico della bilancia commerciale USA negli ultimi cinque anni. Nel 2025 la politica dei dazi ha ridotto il passivo, ma ha pesato fortemente sui bilanci aziendali e sul potere d’acquisto della cittadinanza, già penalizzata dalla lievitazione degli interessi sui treasuries, per contrastare la rarefazione dei compratori, con l’ulteriore aggravio di mutui, finanziamenti, carte di credito
Marco Giacinto Pellifroni 8 marzo 2026