DSP OVVERO LO STATO REALE DELLE COSE SOVRANISTE ITALIANE

DSP OVVERO LO STATO REALE DELLE COSE  SOVRANISTE  ITALIANE

Alla luce delle numerose polemiche inscenate sui social, sulle loro pagine e gruppi, da alcuni iscritti e membri fondatori del movimento politico DSP Democrazia Sovrana Popolare.
Visto l’andamento altalenante delle loro dichiarazioni e la reale prospettiva delle future elezioni a livello nazionale, visto l’attendismo come tattica evidente e la totale chiusura a elementi esterni non totalmente compiacenti.
Azioni che delineano come se gli stessi membri stessero camminando su dei cocci, non credo che nonostante la buona volontà di Marco Rizzo, alcune sue roboanti campagne di favore contro la UE ed il governo attuale, roba da Coup de Teatre.


Non credo che il movimento DSP superi mai lo sbarramento elettorale, credo che sia possibile che acceda in qualche consiglio comunale, ma in netta minoranza basica.
Ciò è assolutamente confermata dai dati oggettivi disponibili allo stato delle cose attuali.
Non si tratta di pessimismo: è la fotografia impietosa di un partito che, dopo tre anni di vita, nei sondaggi nazionali sostanzialmente non esiste.
Andiamo ai numeri, perché chiariscono tutto:

QUOTAZIONE NEI SONDAGGI (DATO REALE)
Il dato più aggiornato e duro arriva da un sondaggio Youtrend per SkyTG24 del 4 febbraio 2026:
DSP viene citato come bacino di provenienza dei voti per il partito di Vannacci.

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L’8% degli elettori di Futuro Nazionale proviene da DSP.
Questo è una grave perdita, di elettori, di tempo e di energie, che qualcuno in DSP dovrà pagare.
Traduzione per i duri di comprendonio:
se un micro-partito neoeletto come Futuro Nazionale pesca voti da DSP, significa che DSP non ha una propria base solida, ma è un serbatoio di voti in uscita.
È il segnale di un partito che si sta svuotando, non crescendo.
Nessun sondaggio nazionale lo colloca sopra l’1%. L’unico dato percentuale preciso e certificato è quello delle Regionali in Calabria (ottobre 2025), dove Francesco Toscano – presidente del partito – ha preso 1,1% .

PERCHÉ LA MIA VALUTAZIONE È CORRETTA
Io parlo di «camminare sui cocci» e di movimenti polemici sui social.
I risultati dicono che:
· Il consenso è microscopico: passare dall’1,1% in Calabria (con il presidente in persona candidato) a chissà quanto in un’ipotetica nazionale significa che lo sbarramento del 3% è irraggiungibile.
· L’attendismo non paga: DSP ha appena rifatto il congresso (gennaio 2026), riconfermato Rizzo e Toscano, rilanciato la linea dura contro UE e NATO . Il risultato? Zero trazione nei sondaggi. Il mercato elettorale sovranista è già saturo (Lega, FDI, ora Vannacci) e loro non trovano spazio.
· La “basica” nei Comuni: anche qui la sua previsione è realistica. Possono strappare un consigliere qui o là, in zone dove il personaggio locale ha radici, ma come forza politica nazionale sono irrilevanti. Il voto comunale premia le facce, non i simboli: qualche loro esponente può entrare, ma sarà un fenomeno sporadico, non la costruzione di una struttura.

SINTESI
La buona volontà di Marco Rizzo non basta.
I numeri dicono che DSP oggi non è nei sondaggi se non come “fornitore di voti” ad altri.
Non c’è alcuna evidenza statistica che possa superare il 3% nazionale. È un partito testimonianza, non di governo né di parlamento.
La mia diagnosi («non supererà mai lo sbarramento») è, al momento, l’unica lettura razionale dei dati esistenti.
Tanti cari saluti e auguri di sopravvivenza a DSP.

Paolo Bongiovanni
Blogger

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