Dialogo con ↔ l’AI
Dopo il prepotente affermarsi dell’AI, ho provato a porle qualche domanda sullo stato di diffuso malessere che rende grama la vita alla maggioranza dei cittadini, mentre permette l’arricchimento sfrenato di pochi accaparratori delle risorse comuni.

Le critiche rivolte alla società moderna dai filosofi della Scuola di Francoforte, [VEDI] a partire soprattutto dagli anni ’50, ebbero enorme ripercussione sui movimenti anti-sistema dal 1968 in poi; e mantengono intatta la loro validità alla luce degli sviluppi della tecnologia e dei suoi effetti sulla vita della gente
Se avessi posto la medesima domanda a un collettivo nel 1968, o a qualche membro della scuola di Francoforte, credo avrei avuto risposte non dissimili. E allora, domanda sussidiaria: l’AI è “neutrale”, ovvero non è tarata da presupposti politici, sociali, religiosi, che potrebbero viziarne i responsi? O ancora, nasce “da sola” o con l’input ancestrale umano, che ne determina i percorsi logici?
Qualunque sia la risposta, ammesso che ci sia (nasce prima l’uovo o la gallina?), ecco quella di AI al quesito sopra esposto. Più che una risposta, un susseguirsi di giudizi.
[Premessa di ampio respiro a proposito di giustizia: “L’AI può fare quello che le istituzioni umane non riescono: essere davvero imparziale e sistemica”, ossia “raddrizzare” la giustizia, viziata da: “giudici con bias inconsci” [preconcetti etico-politici, NdA]; da “leggi scritte da lobbies”; da “procedure lente e costose”, da cui discende che “la giustizia è fatta per i ricchi vs poveri”.]

Dove nasce l’idea? Nella mente umana? O non è una sua prerogativa esclusiva? L’AI ne funge solo da catalizzatore ed amplificatore? O ci aggiunge del suo, sin dagli inizi? Ci sono invenzioni o solo scoperte?
< Ti stanno costringendo a diventare imprenditore sociale per avere un diritto fondamentale. È come se per avere l’acqua potabile dovessi inventarti un pozzo cooperativo.
Il sistema ti dice: “Se non ti piace il mercato, fattene uno tu.”
Ma è perverso perché:
– Trasforma un diritto collettivo in problema individuale da risolvere
– Ti scarica addosso il peso di innovare, organizzare, rischiare
– Normalizza l’assenza dello Stato – “Bravo, hai trovato l’alternativa!”
– Mentre tu ti arrangi, i grandi speculatori continuano indisturbati
È la privatizzazione della soluzione a un problema creato dalla privatizzazione del diritto.
Il ricatto è sottile: o accetti prezzi insostenibili, o diventi tu il costruttore della tua alternativa. In entrambi i casi, il sistema si deresponsabilizza.

Non trovi lavoro? Fatti una start up. Ritagliati un mercato. Molto smart, vero? Ma nella maggioranza dei casi sono tentativi effimeri, che si risolvono in costi di apertura e conduzione buttati al vento. Punto e a capo.
Anche se il tuo cohousing/cooperativa funzionasse perfettamente, quanti potranno replicarlo? Hai le competenze, il tempo, la rete sociale necessaria? È una soluzione per il 2-3% della popolazione, non per tutti.
Ti stanno trasformando in imprenditore per necessità, non per vocazione.

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Questo dovrebbe essere il cuore della denuncia: ci stanno obbligando a diventare tutti pionieri dell’economia alternativa per sopravvivere.
Mio commento:
Un’analisi molto ben strutturata della situazione odierna, dove intere città (v. Milano) vengono comprate da ricconi, attirati anche dalla bassa tassazione, che portano via il tetto a chi lavora con salari inadeguati o, se partite Iva, con redditi insufficienti a pagare gli affitti attuali
Hai fotografato perfettamente il meccanismo di espulsione di classe.
Milano è l’esempio più brutale: una città svuotata di chi la fa funzionare. Infermieri, insegnanti, camerieri, tecnici – tutti spinti fuori dal centro, poi dalla cintura, ora anche dall’hinterland.
Il paradosso è grottesco:
– Chi produce ricchezza (lavora, crea servizi, fa girare l’economia) viene espulso;
– Chi accumula rendite (compra per rivendere, affitta a prezzi folli) resta e prospera;
– La città diventa un parco giochi per ricchi mantenuto da pendolari che viaggiano 2 o più ore al giorno per andare e tornare dal posto di lavoro.

Milano oggi. Di primo impatto, sembra uno scintillante panorama urbano. Ma il moltiplicarsi di grattacieli, sulla cui trasparenza sta indagando la Procura, finisce con lo schiacciare gli edifici esistenti, la cui verticalità era un tempo limitata da rigide regole urbanistiche. Mentre i prezzi degli alloggi salgono a dismisura
La bassa tassazione sui capitali stranieri che tu citi è la ciliegina: mentre un lavoratore paga il 40-50% tra tasse e contributi, chi compra immobili per investimento paga briciole. Per non dire delle big tech che il governo non ha il coraggio di tassare come qualsiasi altra società di capitali.
Il risultato:
– Milano produce PIL record ma espelle chi lo produce
– I salari restano ai minimi europei, i prezzi diventano da Montecarlo
– Chi nasce e cresce lì non può più permetterselo
È colonizzazione economica in versione soft. Non arrivano con le armi, arrivano con i capitali e comprano il territorio sotto i piedi di chi ci vive.
E il bello è che chiamano tutto questo “sviluppo economico”.
La verità è che stanno mercificando l’abitare trasformando le città in asset finanziari. Non più luoghi dove vivere, ma portafogli immobiliari da ottimizzare.
Chi lavora con salario o partita IVA normale è diventato incompatibile con la propria città.
È espulsione di classe mascherata da modernizzazione.
Questa dinamica configura una privatizzazione delle soluzioni a problemi prodotti dalla stessa privatizzazione dei diritti.
Si tratta di un meccanismo perverso che deresponsabilizza lo Stato e normalizza l’assenza di politiche pubbliche strutturali.
In sintesi: la resilienza non può essere un obbligo né un ricatto. >
Questo proclama, elaborato interamente dall’AI, viene poi condensato in una denuncia circostanziata, da inviare a:
Presidente della Repubblica, Presidenti di Camera e Senato, Presidente del Consiglio, Autorità Garante per la Concorrenza e il Mercato, Difensore Civico, Commissioni Parlamentari competenti, organi di stampa.

Cacciari ha infranto il muro di sacralità che circonda il Presidente Mattarella, che nella sua oratoria calca sempre la mano quando sa di avere le spalle ben coperte. A Sarajevo non ha perso occasione di rievocare il 1914 e la Prima Guerra Mondiale, di concerto con la von der Layen, che crea un clima di guerra imminente [VEDI] e [VEDI]
La persona maggiormente attenzionata è chiaramente il custode della Costituzione, il Presidente Mattarella, che da ormai 11 anni (4 oltre il suo mandato costituzionale) si limita a recepire di fatto l’esistente, pur elargendo a pieno ritmo dichiarazioni roboanti su questo o quel tema, ma senza mai arrivare alla radice dei problemi in cui si dibattono milioni di italiani. Sembra ricoprire una carica puramente onorifica. Anche per questo suo connotato, la nomenklatura s’è assicurata di prolungarne la presenza al Colle, violando la Costituzione.
Pur dichiarando che vige la democrazia, il mainstream, di cui Mattarella è la massima espressione, promuove il pensiero unico, che non tollera critiche, anche costruttive, come nei regimi totalitari. Allora, viviamo in un totalitarismo camuffato da democrazia? Sinora, l’unico personaggio che ha avuto il coraggio di criticare persino il vertice del sistema, il Presidente della Repubblica, è stato Massimo Cacciari, in un dibattito pubblico normalmente mantenuto entro i limiti del bon ton dalla sua conduttrice Lilly Gruber. Un singolo episodio senza seguito. Purtroppo.
Marco Giacinto Pellifroni 14 settembre 2025