DDL per la prevenzione e il contrasto dell’antisemitismo

Il 4 marzo scorso al Senato è stato approvato in prima lettura il Disegno di Legge presentato dall’ On. Delrio, noto come “DDL per la prevenzione e il contrasto dell’antisemitismo”.
Non prima comunque di essere modificato perché troppo palesemente schiacciato sull’IHRA ( International Holocaust Remembrance Alliance ), che considera antisemite anche le critiche rivolte allo Stato sionista.

E’ stata una mera svista il non avere sùbito debitamente distinto antisemitismo e antisionismo?
Si potrebbe con molta buona volontà rispondere di sì, se non fosse che arrivati alla prova dei fatti, cioè alla domanda su cosa si può concretamente fare per risolvere o quantomeno attenuare la tragica situazione palestinese, si constata che la cosiddetta “Sinistra per Israele” cui Delrio appartiene, rifiuta che si metta in atto la strategia BDS, ovvero Boicottaggio, Disinvestimento, Sanzioni, appunto nei confronti del Governo sionista.

In sostanza quello che fa “Sinistra per Israele” è insistere sulla formula “Due popoli, due Stati”, senza peraltro chiarire come essa sia attuabile date le dichiarazioni del Governo israeliano secondo le quali di “Due popoli, due Stati” non se ne deve proprio parlare…

Alla fine quello che risulta è che col suddetto DDL ci si dà da fare per difendere chi, pur in un quadro di possibili discriminazioni, è comunque in una posizione infinitamente più favorevole rispetto a quella di un popolo e di un territorio che ogni giorno vengono scempiati e letteralmente fatti a pezzi.

Tutto è benvenuto se migliora le cose, e tra le tante cose migliorabili è benvenuto anche il criterio che tenesse conto della maggiore urgenza e della maggiore gravità qualora non si potesse procedere in simultanea in un determinato frangente…
A maggior ragione quando si scopre che a fronte di una più chiara tutela degli ebrei non si consente una strategia che tramite il Boicottaggio, il Disinvestimento e le Sanzioni potrebbe frenare chi opprime e portare sollievo a chi in tutti i modi è oppresso.
Risulta perciò difficile non ritenere quella di Delrio un’iniziativa strumentale.

Infatti, affinché non si allarghi inopinatamente alla religione ebraica e ai suoi seguaci la sacrosanta indignazione per ciò che lo Stato di Israele fa a Gaza e lascia fare in Cisgiordania e a Gerusalemme Est, non sarebbe meglio che l’onorevole Delrio e tutti quanti gli altri ( tra i più noti Emanuele Fiano, Ivan Scalfarotto, Piero Fassino, Pier Ferdinando Casini ) che questa Legge la vogliono e la votano, prima si preoccupassero di operare in modo che lo Stato di Israele non contribuisse esso stesso a massicciamente provocare un tale fenomeno ( per il quale però non pare esserci alcuna prova documentale che abbia avuto una recrudescenza più di altri come per esempio la discriminazione verso i transgender, i portatori di handicap, i culturalmente eterodossi, gli immigrati… per i quali anche sarebbe opportuno intervenire ), tacciando con disinvoltura di antisemitismo chiunque lo critichi, ed amplificando a dismisura non appena ne ha l’occasione tutti gli eventi politici o sociali che solo gliene offrano un sia pur labile aggancio al fine di incrementare la solita narrazione secondo la quale la sua violenza non è altro che un modo di difendersi dalla violenza altrui?

Se davvero vi è nel mondo un rigurgito di antisemitismo, bisognerebbe infatti chiedersi perché.
Non sarà che l’insistere di Israele a muoversi fuori dalla legalità e nella violenza tout court c’entri qualcosa?
Non sono forse state denunciate più volte da organi super partes le torture sistematiche praticate nelle carceri israeliane dalle quali, quando qualcuno esce, dopo ciò che ha subìto è spesso irriconoscibile, talché persino le condizioni estreme dei tunnel in cui sono stati tenuti i prigionieri del 7 ottobre non hanno provocato in essi quello stravolgimento fisiognomico e mentale che si è visto in certi prigionieri palestinesi? E sono forse legittimi i tanti attacchi missilistici su obiettivi militari senza dichiarare guerra ( che è cosa grave ) e civili, ( che è cosa gravissima )?

Eventi di livello politico o sociale, si diceva.
Per non lasciare, dunque, le cose in astratto, e trascegliendo tra i tantissimi episodi cui fare riferimento:
Politico, come quando Netanyahu dallo scranno dell’ONU ha definito l’ONU stesso ( cioè quell’organismo che con la Risoluzione 181 del novembre 1947 ha permesso il costituirsi dello Stato israeliano…! ) una palude antisemita per aver osato ipotizzare se casomai la reazione post 7 ottobre col blocco degli aiuti umanitari, coi bombardamenti a tappeto, con il divieto di cronaca dei giornalisti, con la distruzione degli ospedali, delle scuole, delle infrastrutture fognarie, idriche ed elettriche, con il blocco delle comunicazioni, con l’impossibilità di esercitare un minimo di attività lavorativa, con gli arresti arbitrari, con gli spostamenti forzati ed estenuanti di intere famiglie comprensive di neonati, anziani, malati allettati e donne incinta da luoghi insicuri ad altri luoghi insicuri, e tutti gli inimmaginabili annessi e connessi, non fosse genocidio.
Sociale, come quando dei sostenitori del “Maccabi Tel Aviv”, dopo avere compiuto atti di provocazione il giorno precedente e aver cantato in coro durante la partita di Europa League “Non ci sono scuole a Gaza perché non ci sono più bambini”, a fine partita, sono stati inseguiti e raggiunti.
La conseguenza è stata che i più gravi tra i tifosi israeliani erano così malconci che dall’ospedale in cui si sono fatti medicare sono stati dimessi il giorno dopo; ma non senza aver fatto in modo che tutto il mondo parlasse e si scandalizzasse dell’accaduto e in qualche caso da parte di personalità istituzionali israeliane e non, si evocasse un nuovo genocidio calpestando, questa volta sì!, senza alcun pudore e rispetto, la memoria e la tragedia di coloro che davvero sono stati le vittime della follia nazista.
Si è finito insomma nell’assurdo di parlare molto più di questa vicenda rispetto a quell’altra in cui una dottoressa palestinese nel bombardamento della sua casa ha perso il marito e nove figli.

Soprattutto, però, Israele l’antisemitismo lo provoca perché esso stesso confonde le cose in modo che un discorso che non avrebbe l’intenzione di essere antisemita, lo sembri.
Pensiamo per esempio alla famigerata Legge del 18 luglio 2018 con la quale Israele si autodefinisce “Lo Stato-nazione del popolo ebraico”, e con la quale passando sopra alle varie realtà identitarie presenti in Israele ( Circassi, Armeni, Beduini, Palestinesi, Bahai…) favorisce smaccatamente la maggioranza ebraica in spregio alla democrazia di cui sarebbe l’unico rappresentante nel Vicino Oriente.
Questa Legge continua a considerare Gerusalemme come capitale, nonostante il Diritto Internazionale dica altro, stabilisce che il calendario ebraico vale anche per i non-ebrei, sdogana gli insediamenti dei coloni, declassa l’arabo a lingua ammessa ma non più ufficiale ( che non è un elemento secondario se si considera che il Governo israeliano ha cominciato a non riconoscere validi i documenti scritti in arabo, con tutto ciò che ne consegue, devastante e alienante soprattutto in termini di proprietà fondiaria e immobiliare…).
E’ chiaro che così facendo la distinzione che si vorrebbe porre tra ciò che pertiene alla sfera ebraica ( in senso etnico e religioso ) e ciò che pertiene alla sfera israeliana ( in senso politico e nazionale ) viene sovrapposto, col risultato che qualsiasi cosa venga pronunciata contro lo Stato, può essere intesa come se fosse indirizzata contro gli ebrei.

Alla fine quello che a guardar bene risulta è che in larga parte ( non si vuole infatti sostenere che nel mondo l’antisemitismo non abbia anche altre radici ) la discriminazione verso gli ebrei è il risultato della discriminazione che Israele ( e non solo l’Amministrazione Netanyahu, visto che la Legge 18 luglio 2018 è stata approvata dalla Knesset ) pratica addirittura in maniera formale e istituzionale verso i non ebrei israeliani, non trattandoli cioè alla pari, ma ponendo una distinzione e diversificazione di trattamento in base a un criterio etnico-religioso, cioè razzista.

E allora perché i vari Delrio che mostrano di prodigarsi nel combattere l’antisemitismo non lo fanno innanzitutto proprio con l’arma che sarebbe più giusta ed efficace, ovvero ideologicamente condannando un tale criterio etnico-religioso e fattualmente impegnandosi a contrastarlo condividendo la strategia BDS?
Perché non uniscono la loro voce a quella dei vescovi rappresentanti delle comunità cattoliche di Terra Santa apertamente affermando che con questa “Legge dello Stato-nazione” la discriminazione tanto aborrita, la si normalizza?

Fulvio Baldoino

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