DA CARACAS ALL’AVANA IL DECLINO DELLE ILLUSIONI
Il Venezuela, oltre ad avere il petrolio è un Paese ricchissimo di materie prime e ha sempre anche goduto di una buona economia agricola, molto spesso gestita da italiani emigrati nei primi anni del novecento.
Ho vissuto saltuariamente n Venezuela, prima e dopo a presa di potere di Hugo Chavez, quindi ho potuto constatare di persona gli avvenimenti accaduti in quegli anni e, già cinque anni fa, su TRUCIOLI… VEDI …scrivevo verso quale china si stava avviando il Paese.
Non voglio dire che i governi precedenti alla vittoria elettorale di Hugo Chavez fossero efficienti ed onesti: erano uguali alla maggior parte di quelli esistenti in America Latina; d’altronde in genere i Governi dei Paesi sono lo specchio dei popoli che li hanno votati.
La differenza però, sta nel fatto che nei paesi democratici i cittadini hanno la possibilità di cambiare o in meglio o in peggio chi li governa; al contrario, i Governi dittatoriali diventano perenni perché, con loro al potere, le elezioni diventano una farsa.
Per ciò che concerne il Venezuela posso dire che Chavez vinse regolarmente le elezioni perché il popolo venezuelano alle elezioni lo preferì a Caldera, ma vinse principalmente perché vi fu un vasto astensionismo da parte dei cittadini alle urne dovuto, alla convinzione diffusa e ricorrente che “Tanto sono tutti uguali”.

La spiaggia dell’isola Margherita affollata prima di Chavez

La spiaggia dell’isola Margherita deserta con Chavez
Caldera, il predecessore di Chavez, aveva governato non sufficientemente bene, ma in ogni caso era un democratico: anto democratico da aver addirittura concesso l’indulto a Hugo Chavez, che a quel tempo era in galera per aver tentato precedentemente un golpe militare.

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Da parte sua, Chavez, una volta reso il potere attraverso regolari lezioni, non solo lo ha mantenuto fino alla morte, ma ha piazzato al suo posto il proprio autista e guardaspalle Nicolas Maduro, che ha continuato la politica economica scellerata del suo predecessore e maestro, con la quale ha ridotto alla fame il Paese e costretto otto milioni di venezuelani ad emigrare.
Purtroppo quasi sempre quando i dittatori di ogni colore prendono il potere, guarda caso le elezioni successive le vincono sempre loro e, se non arriva un colpo di stato o non accadono avvenimenti destabilizzanti dall’esterno, non tolgono più il disturbo.
Hugo Chavez all’inizio del suo mandato fu una persona fortunata, in quanto dopo la vittoria avvenne una crisi mondiale che portò il petrolio a raggiungere la bellezza di quasi 80 dollari al barile, per cui improvvisamente si trovò nelle mani una ricchezza inaspettata he, per la sua megalomania, lo portò a spendere in armamenti cinesi e russi, peraltro obsoleti, fior di quattrini perché voleva “Fare la guerra agli americani”.
Ricordo benissimo i suoi discorsi giornalieri alle televisione nel programma “ Hallo Presidente”, irradiato su tutti i canali delle televisioni in contemporanea, nel quale magnificava tutte le proprie mire, per lo più demagogiche.
Ricordo che in una sua trasmissione raccontò persino per mezz’ora della sua diarrea (avete capito bene!). Insomma, Chavez era pure simpatico, ma dietro la sua rozza simpatia e con i soldi del petrolio improvvisamente nelle sue disponibilità comprò parte del popolo per mantenere il suo potere e perseguitò i “ricchi” perché lui era comunista per cui amava il popolo e detestava i ricchi (anche se nello stesso tempo lui e quelli del suo clan si arricchivano).

A Caracas lunghe code al supermercato e ai distributori di benzina
Naturalmente in poco tempo i ricchi se ne sono andati dal paese e hanno contribuito alla fortuna di Miami e della Florida, abbandonando in Venezuela quelle attività che creavano posti di lavoro ed economia in tutti i settori, da quello agricolo a quello industriale, fino al turismo.
Da vero comunista, Chavez naturalmente non poteva sopportare di avere i “gringos” a gestire i pozzi petroliferi per cui fu normale per lui nazionalizzare tutte le imprese nelle mani degli americani, specialmente quelle che operavano nei pozzi petroliferi ella zona di Maracaibo, dandoli in gestione ai suoi amici militari.
Oggi sappiamo che il Paese con le riserve petrolifere più grandi del mondo riesce ad estrarre solo il 2% del petrolio estratto al mondo che non ha neppure la capacità di soddisfare i propri bisogni interni, anche perché a stragrande percentuale del prodotto estratto è destinato alla Cina che vanta enormi crediti per le passate forniture industriali e militari e, come se non bastasse, parte di questo petrolio lo regala a Cuba, la cui economia sopravvive grazie all’omaggio venezuelano.

Barili di petrolio con la bandiera del Venezuela
Ricordo che qualche mese dopo la vittoria di Chavez all’arrivo all’aeroporto di Maiquetia, avendo a che fare on i doganieri dell’aeroporto, avevo notato e mi ero stupito del loro forte accento cubano e sul momento non ne avevo capito il perché; poi alla lunga ho capito che mentre dal Venezuela scappavano i venezuelani, al contrario arrivavano i cubani.
Venivano chiamati fratelli della rivoluzione comunista (che lui chiamava Bolivariana) e venivano loro dati tutti i posti chiave del Paese, perché Chavez non si fidava dei venezuelani, come pure Maduro, il quale durante il proprio arresto ha confermato che sui guardaspalle erano tutti cubani.
Mi ricordo anche che un giorno, mentre ero a bere in un bar di Porlamar, una ragazza, non sapendo che fossi straniero, si era avvicinata e mi aveva chiesto se ero “Chavista” e alla mia domanda perché lei lo fosse, mi rispose candidamente “10 dollari per il voto, 30 dollari per partecipare alle manifestazioni bolivariane on il cappellino rosso”, naturalmente dato in omaggio.
Certamente Chavez dava anche soldi ai poveri, ho visto anch’io i gazebo rossi, con le file di cittadini con i cappellini rossi a ricevere l’antesignano del ostro “Reddito di cittadinanza”; peccato che il valore del petrolio non poteva continuare a mantenersi sui 70 dollari a barile, inoltre bisognava anche fare investimenti e manutenzioni ai campi petroliferi, ma soprattutto avere e tecnologie , gli ingegneri e personale specializzato per poter continuare a pompare petrolio, insomma per poter continuare a produrre ricchezza occorrevano quegli yankee sfruttatori del popolo venezuelano che Chavez aveva mandato via, per cui dai tre milioni di barili al giorno ante Chavez si è passati a meno di un milione dei giorni nostri e sarà molto difficile tornare ad estrarre di più nel breve tempo.
Un altro settore che portava lavoro e ricchezza era il turismo, che peraltro aveva indotto anche il sottoscritto ad investire in quel Paese. Non solo nell’isola Margarita ma anche nella parte orientale del continente, come Puerto la Cruz Cumanà, la foce dell’Orinoco o il parco nazionale della Sierra Nevada del Merida vi erano aree turistiche frequentate da europei, per lo più tedeschi e italiani. Tutto questo è completamente cessato con l’arrivo al Governo di Chavez e dei suoi compagni, e oggi il turismo è completamente crollato.
Le code ai supermercati, le code ai distributori di benzina, il crollo dell’economia, che ha portato i cittadini alla disperazione, sono le conseguenze di governi tenuti solo con la forza con il terrore, che una volta al potere hanno dimostrato che la demagogia e la retorica non riempie le pance dei cittadini e neanche crea uguaglianza fra di essi.
In Italia vi è sempre qualcuno che dicendo di credere alle favole e al canto di Bella Ciao cerca visibilità, magari per farsi candidare in qualche partito di sinistra, perchè purtroppo anche da noi c’è chi vota chi strilla di più e le bandiere rosse attirano ancora i creduloni.
Silvio Rossi (libero Pensatore)