Corona, Mediaset e il potere del racconto: quando lo spettacolo incontra la politica

Dalle polemiche televisive al controllo dell’informazione: lo scontro tra Fabrizio Corona e Mediaset riapre una questione tutta italiana, quella del confine sempre più sottile tra media, consenso e potere.

Le accuse di Fabrizio Corona contro Mediaset potrebbero sembrare l’ennesima polemica da talk show, destinata a vivere qualche giorno nel circuito dell’indignazione mediatica prima di essere sostituita da un nuovo scandalo. Ma sotto la superficie dello scontro personale si intravede qualcosa di più interessante: il rapporto storico e mai davvero risolto tra media e potere in Italia.

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Perché la televisione italiana, soprattutto quella commerciale, non è mai stata soltanto intrattenimento. È stata una fabbrica di immaginario collettivo, un luogo in cui si costruiscono personaggi, reputazioni e — indirettamente — consenso politico.

Dagli anni Ottanta in poi, la televisione ha insegnato alla politica una lezione fondamentale: la comunicazione non è un accessorio del potere, è parte del potere stesso. La stagione berlusconiana ha reso esplicito questo legame, ma la logica è sopravvissuta anche dopo, adattandosi ai nuovi media e ai social network.
Corona, in questo contesto, rappresenta quasi un caso di studio. Un personaggio nato dentro il sistema mediatico che oggi accusa quel sistema di aver trasformato la realtà in spettacolo. Una critica che può apparire contraddittoria, ma che proprio per questo colpisce nel segno.

La politica contemporanea, nazionale e locale, funziona sempre più come una narrazione continua. Annunci, conferenze stampa, rendering, slogan: il racconto spesso arriva prima dei risultati. Non è importante solo governare, ma far vedere di governare. Non conta solo ciò che accade, ma ciò che appare.
È lo stesso meccanismo che per anni ha trasformato la cronaca in intrattenimento televisivo: conflitto, personalizzazione, semplificazione. La differenza è che oggi questo modello è diventato la grammatica quotidiana della comunicazione politica.

Il problema non è Fabrizio Corona, né Mediaset. Il problema è un ecosistema mediatico in cui informazione, spettacolo e comunicazione politica si sovrappongono fino a confondersi. Quando questo accade, la realtà rischia di diventare solo una sceneggiatura, e la politica una forma di programmazione televisiva permanente.
E forse la polemica di questi giorni, più che uno scandalo, è semplicemente un momento di verità: il sistema mediatico italiano che discute di sé stesso attraverso uno dei personaggi che ha contribuito a creare.
In fondo, non è la televisione che imita la politica né la politica che imita la televisione: in Italia, da tempo, recitano nello stesso programma.

Italo Armenti

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