Cinema: Chiamata da uno sconosciuto

RUBRICA DI CINEMA A CURA DI BIAGIO GIORDANO
Chiamata da uno sconosciuto

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Chiamata da uno sconosciuto

 

Chiamata da uno sconosciuto, di Simon West, con Camilla Bell, Tommy Flanagol, genere thriller, anno 2006, produzione Usa, durata 87 minuti.

Remake di Quando chiama uno sconosciuto (1979). 

 Giovane e bella babysitter, liceale, un po’ in crisi col fidanzato che sembra  snobbarla per un’altra, viene chiamata di sera a sorvegliare due bambini mentre dormono, i piccoli si stanno rimettendo da una influenza,  i loro genitori  hanno deciso di cenare presso un ristorante per poi andare al cinema, e prevedono un rientro a casa intorno alla mezzanotte.  

Non molto lontano dal luogo dove la ragazza deve svolgere il suo lavoro, è stato appena compiuto un orrendo delitto, vittime due bambini. Si aggira quindi in quella zona un assassino psicopatico ricercato dalla polizia.

La giovane viene accompagnata al lavoro in automobile dal padre, presso una villa isolata fuori città. E’ una abitazione lussuosa e ampia, edificata in prossimità di un piccolo lago, ogni suo vano risulta essere progettato con regole e codici di un’architettura molto dispendiosa. 

Le stanze e le sale  sono dotate  di comodità e arredi particolari inseriti in contesti di luce i cui effetti sono incantevoli.

 Tante le trovate tecnologiche, come l’accensione con un telecomando del caminetto,  le ampie  e robustissime vetrate che separano la villa dall’esterno del tutto a prova  di scasso, studiate per esaltare la suggestione visiva da brividi  che la notte rilascia quando con le tende aperte l’interno della villa si confonde con l’esterno. 

Notevole anche la sicurezza, con infiniti sensori collegati a modernissimi dispositivi tecnologici  che svolgono attività di antifurto e antincendio dialoganti con centri operativi esterni. Comodissime le poltrone regolabili e anatomicamente salutari, e poi i filmati proiettati su schermi  di alto valore ipnotico ed estetico sempre opportunamente mimetizzati quando non vengono usati.

Rimasta sola la ragazza non avrà però pace. Deve subito intervenire con prontezza,  sconfiggendo l’ansia, dapprima per ripristinare un intempestivo allarme dell’antifurto, cosa che avviene dialogando con la centrale della polizia, che le chiede informazioni sulla sua presenza in quella villa: la funzione che vi svolge e la sua identità, quest’ultima poi verrà verificata via telefono, come da prassi, con i proprietari della villa andati al ristorante.

Quel improvviso intervento dell’antifurto, insufficientemente analizzato sia dalla polizia che dalla babysitter,  preannuncia agli spettatori qualcosa di sinistro che sta per accadere, forse nei confronti della babysitter, forse nei riguardi dei bambini che dormono? Sembrerebbe di si.

 In seguito la ragazza comincia ad essere perseguitata da silenziose telefonate anonime, dapprima  pensa a uno scherzo di amici, ma via via si rende conto di essere in contatto telefonico con un vero e proprio maniaco. 

Film thriller  non originale nella trama ma unico nel linguaggio fotografico: sia quello panoramico, sia quello dei dettagli e dei particolari costitutivi della suspense silenziosa e delle sequenze di tensione non sonorizzate richieste dal genere. 

Un film che si fa quindi perdonare la mancanza di originalità, con una costruzione scenica e un montaggio superlativi, grazie ai quali quello che deve funzionare in un  buon thriller funziona davvero. 

        Biagio Giordano  

 

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