Cinema: Uomini di Dio (Des hommes et des dieux)
Uomini di Dio (Des hommes et des dieux), Francia 2010, di Xavier Beauvois con Lambert Wilson, Michael Lonsdale, Olivier Rabourdin, Philippe Laudenbach, Jaques Herlin.

Locandina tratta da Amazon.it che vende il film
Forte affluenza di spettatori in Francia, 2° premio a Cannes 2010, critica positiva per questa eccellente opera di Beauvois, girata in Marocco. Un film coerente con la tragedia, che sta nella tragedia senza riserve teologiche, mettendosi dal punto di vista dei Vangeli stessi, una pellicola che riesce a fare della fede cristiana una unione tra spirito ed etica, un binomio inscindibile anche per il militante che la sposa, come quando appaiono sullo sfondo da parte dei monaci chiari comportamenti anti militaristi.

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La storia vera. Verso fine marzo 1996, in una Algeria insicura, con molte istituzioni pubbliche allo sbando per via della guerra civile interna, 6 degli 8 monaci trappisti (ordine religioso meditativo noto per lo stile di vita severo basato sulla regola benedettina di prega e lavora) appartenenti al monastero di Thibirine, situato sulla lunga catena dei monti dell’Atlante, sono sequestrati e uccisi dai guerriglieri del GIA (gruppo islamico armato, un’organizzazione terroristica algerina nata nel 1991 a seguito dell’annullamento delle elezioni favorevoli agli islamisti).
Nel film si descrivono dei monaci, con grande effetto verista, le loro giornate di vita, fatte di raccoglimento meditativo, letture bibliche, rituali cristiani, attività lavorativa agricola e artigianale, nonché l’articolazione del loro comportamento sociale, che appare fedele all’evangelo ed ecumenico, attuato con molta cura e amore cristiano nei confronti dei cittadini musulmani della zona.
Il monaco padre Luc, medico scrupoloso, cura giornalmente senza chiedere compensi, moltissimi malati; egli è un personaggio chiave nel film, ed è interpretato con bravura da Michael Lonsdale, nell’ambito di un racconto filmico che rimane corale.
Paure, angosce, fantasmi di morte in un Paese che rimane profondamente straniero, esse sembrano, nelle maggior parte dei monaci, come soggette ad una preziosa anestesia, lungo una fede ormai paralizzante, che non concede più reazioni emotive terrestri, bensì una rassegnazione spirituale che diviene via via grandiosa, calata già nel regno di Dio, un avvento che i monaci sanno che è imminente. Una vita eterna con Dio o in Dio…
Storico, 122 minuti.
Biagio Giordano (fotografo coordinatore della sezione fotografia dell’Associazione culturale no profit Renzo Aiolfi di Savona)