Cinema: Sbatti il mostro in prima pagina

Sbatti il mostro in prima pagina, regia di Marco Bellocchio, con Gian Maria Volentè, Laura Betti, Fabio Carriba, anno 1972, Italia, thriller –drammatico,

Locandina tratta da amazon.it che vende il film

Commento con spoiler

Milano. Anni ’70. Atmosfera drammatica. Siamo nel pieno della contestazione giovanile. Sulla scia di questa ondata di protesta si aggregano gruppi affetti da ideologismi violenti.

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 Le elezioni politiche sono alle porte,  il quotidiano di destra e  dell’alta borghesia industriale, Il Giornale, di forte tiratura, medita su come strumentalizzare sia gli scontri di Milano sia alcuni fatti di cronaca nera, tutto ciò per trarre vantaggi nelle imminenti elezioni…

  Il redattore capo Bizanti, su sollecitazione  dei proprietari del giornale, si concentra e segue con grande determinazione gli sviluppi di un efferato omicidio, di cui è rimasta vittima una studentessa per bene che affascinava diversi studenti.

Il dottor Bizanti ha in mente un piano preciso, ossia  cercare di trovare nella sinistra estrema un  colpevole ideale, magari con  qualche problema con la giustizia,  dopodiché sbatterlo in prima pagina, ingannando per quanto possibile la stessa polizia.

Verrà quindi arrestato  un fanatico della sinistra extraparlamentare, (in rotta con l’amante che diventerà per l’occasione   una sua nemica). È un uomo con qualche pendenza giudiziaria in corso  e un profilo tipo adatto allo scopo, corrispondente per la statistica  a un potenziale  criminale, cosa  che calzava a pennello con l’idea che Bizanti voleva portare avanti.

La campagna mediatica sortisce l’effetto sperato e il “mostro” viene messo  sulle prime pagine del giornale come se non ci fossero dubbi sulla sua colpevolezza.

Questa messa in scena ad arte, aiuta l’area reazionaria di destra a screditare gli ambienti della sinistra nella fase elettorale.

Più  in là il commissario  Bizanti viene informato dal giovane giornalista Roveda (che seguiva anche lui   il caso come giornalista temendo una messa in scena lontana dal giusto procedere) che il vero colpevole era  un’altra persona, ossia il bidello della scuola,  uno psicopatico ossessionato dalla bellezza della vittima. A quel punto le cose per il caporedattore del Il giornale si complicano.

Film che dà degli anni ’70 uno spaccato verosimile, soddisfacente, mettendo a nudo in modo credibile quella parte del Paese che voleva ostacolare a tutti i costi la messa in atto dei principi elementari della Costituzione italiana, in particolare quelli sulla libertà  di stampa, ciò avveniva prendendo a pretesto il comportamento iniquo di alcune  piccole frange di estremisti.

Biagio Giordano (fotografo coordinatore della sezione fotografia dell’Associazione culturale no profit Renzo Aiolfi di Savona)

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