Cinema: Piccole cose come queste (Small Things Like These)
Piccole cose come queste (Small Things Like These) è un film drammatico del 2024, diretto da Tim Mielants e interpretato dal premio Oscar Cillian Murphy. Il film ha ottenuto un consenso di critica pressoché unanime.

Locandina tratta da amazon.it che vende il film
La pellicola trae ispirazione dal romanzo storico Piccole cose da nulla della scrittrice irlandese Claire Keegan.
La Trama
La storia è ambientata in un paese dell’Irlanda del Nord, nel dicembre del 1985, poco prima del Natale. Il personaggio principale è Bill Furlong (Cillian Murphy), un padre che al di là della propria famiglia, ama parlare poco.

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Bill è molto concentrato sul suo lavoro di commerciante di carbone, un’attività fisicamente gravosa che ricopre da solo in quasi tutte le sue funzioni, quali: caricare il prodotto, trasportarlo e consegnarlo. Bill con il suo lavoro autonomo provvede ai principali bisogni della moglie e delle cinque figlie.
Un giorno a seguito di una consegna di carbone presso i locali del convento delle suore, Bill viene coinvolto da una ragazza ivi assistita che vuole andare via dal Convento perché vessata dalle suore. La ragazza è in cinta e secondo la sua versione sembra che istituzioni non ben classificate, ma capaci di influenzare il comportamento del Convento, intendano, alla nascita del bambino, separare la madre dal piccolo.
Questa dura realtà percepita da Bill lo costringe a confrontarsi con il proprio inconscio, precisamente con un passato che per evocazione si impone prepotentemente all’attenzione del suo io, animandolo di questioni simili a quelle della ragazza. Ciò spinge Bill ad assumersi la responsabilità di intervenire a difesa della perseguitata.
La sua reazione, però, dovrà fare i conti con l’ostilità dell’intera cittadina, i cui abitanti sono spesso intimoriti dai poteri istituzionali gerarchici, a volte oscuri, che la Chiesa si trascina dietro suo malgrado… praticamente da sempre.
Film di grande impatto realista che si concentra sui dettagli intensi del quotidiano di una famiglia povera e della vita di un convento, con sullo sfondo una cittadina rassegnata ad uno scorrere del tempo fatto di pura sopravvivenza.
Nessuna concessione del film allo spettacolo del dramma parlato bensì a quello del mutismo, un linguaggio dai silenzi lunghi e comunicativi, con protagonisti gli sguardi e le parole solo essenziali, quest’ultime quasi distaccate da un ordine sintattico preciso come a voler sottolineare le fratture, le inibizioni, e le paure della vita di quel paese …
Colori e luci smorte, adeguate ad un racconto privo di sorprese artefatte, scandito solo con i tempi del “tutto è già avvenuto …” e il futuro non è qualcosa di nuovo, di programmabile, bensì il sogno auspicabile di una ripetizione che consenta di nuovo di sopravvivere come prima …
Ottima regia e interpretazioni, con una sceneggiatura di grande spessore naturalista …
Biagio Giordano (fotografo coordinatore della sezione fotografia dell’Associazione culturale no profit Renzo Aiolfi di Savona