Caro Savonese, hai pagato il caffè? No, hai pagato lo Stretto di Hormuz
Savona, 19 marzo 2026 – Se in questi giorni vi siete affacciati al distributore di Corso Svizzera o avete fatto un salto alla stazione API-IP di Via Nizza, avrete notato una scena ormai consueta: automobilisti con lo sguardo perso nel vuoto mentre il display del self service corre come un tassametro impazzito. Siamo a metà marzo, le magnolie stanno fiorendo in Piazza del Popolo, ma ai savonesi l’unico profumo che arriva al naso è quello acre del gasolio che ha superato abbondantemente i due euro al litro.
I numeri sono impietosi. Se avete fatto il pieno in questi giorni, sapete che la benzina self service viaggia intorno a 1,859 euro al litro, ma è il gasolio a far più male: 2,099 euro al litro se siete svelti a impugnare la pistola da soli, e addirittura 2,299 euro al litro se, per pigrizia o per vecchia abitudine, aspettate il servito. E non consola nemmeno guardare verso l’entroterra: a Carcare, giusto per non farci mancare niente, c’è chi sulla A6, quella che porta a Torino e che usiamo per scappare dalla coda in Via Nizza, trova il benzinaio Tamoil con prezzi da capogiro, anche se con un po’ di fortuna si scovano ancora offerte attorno a 1,739 euro al litro.
Ma la domanda che tutti si fanno, stringendo il volante tra le mani, è una sola: “Ma ‘sto benzinaio da dove arriva?”.
La risposta, cari amici, è amara come un Vermentino andato a male. Il nostro petrolio, e quindi la nostra benzina, arriva per gran parte da crocevia infuocati. Il venti per cento del greggio e del gas mondiale passa da un imbuto chiamato Stretto di Hormuz. E indovinate un po’? In questo momento, in Medio Oriente, è guerra. Dopo l’aggressione di Stati Uniti e Israele all’Iran, tutto il Golfo è un colabrodo di missili e droni, e lo Stretto di Hormuz è diventato una trappola.
Ed è qui che i riflettori si accendono su Roma, e in particolare su due ministeri: quello della Difesa e quello degli Esteri.
La strategia del “non tocca a me” e il fantasma di Guido Crosetto
Cari automobilisti savonesi che bestemmiate in coda sull’Aurelia, voi avete un’idea molto chiara di chi sia il Ministro della Difesa, Guido Crosetto. Nella vostra personale classifica di responsabili del caro-pieno, Crosetto probabilmente veleggia verso il basso. E in effetti, visto dallo sportello del benzinaio, il ministro sembra quasi uno dei tanti.
Per carità, Crosetto si sta dando da fare. Ha riunito i vertici militari e i servizi segreti, ha alzato al massimo la guardia per la difesa aerea nazionale, che non guasta mai, visto che i droni ora volano dappertutto. Ma sulla questione cruciale per il nostro portafoglio, lui è categorico: in Iran e nel Golfo non ci manda le navi. La sua posizione è di una chiarezza cristallina: “Non è una guerra nostra, non è fattibile mandare navi che potrebbero essere interpretate come partecipanti al conflitto. Per lo Stretto di Hormuz serve una missione ONU, altrimenti niente”.
Tradotto: Crosetto si ghermisce comodamente dietro il diritto internazionale. Dice: “Io difendo i confini, ma se vi scoppia la bolletta per colpa del petrolio bloccato, quello non è affare mio. Quello è commercio, quello è estero, quello è roba da diplomatici”.
Ed è qui che scatta l’ira funesta del savonese. Perché se Crosetto ha l’alibi dell’ONU, il Ministro degli Esteri Antonio Tajani di alibi non ne ha. Lui è il capo della Farnesina, il ministro che deve parlare con il mondo, che deve sbloccare le rotte commerciali.
E Tajani? Tajani in questi giorni è impegnato su più fronti. Da una parte è preoccupato, e lo dice chiaramente: il blocco di Hormuz è un disastro per i prezzi. Dall’altra, lavora a progetti faraonici come il Corridoio IMEC, India-Medio Oriente-Europa, per diversificare le rotte, un’idea che a Trieste fa bella figura ma che a Savona non ci riempie il serbatoio domani mattina.
Sull’oggi, però, Tajani esita. Perché la geopolitica è ambigua e complessa. Lui dice che l’Italia non è in guerra, che va rafforzata la missione Aspides nel Mar Rosso, ma che allargarla a Hormuz è complicato. Il governo si è detto pronto a “mitigare l’impatto economico”, ma intanto i prezzi sono già lievitati. In Parlamento, mentre il centrodestra parla di sicurezza, le opposizioni gridano che manca una linea chiara.
Allora, cari savonesi, la situazione agli occhi di chi deve fare il pieno è questa: Crosetto si defila, e forse fa anche bene a non mandare soldati allo sbaraglio, ma Tajani balla. Tajani è lì, con la scena tutta per sé, e sembra un funambolo su una corda tesa tra gli Stati Uniti, l’Europa titubante e un Iran che colpisce droni ovunque, persino contro le ambasciate. Deve intervenire, deve spingere per una soluzione, deve liberare il traffico delle nostre materie prime. Ma davanti alla complessità, esita. E mentre lui esita, il prezzo del gasolio a Savona sale.
La morale della favola
Alla fine, per il savonese dalle tasche svuotate, lo scenario è beffardo. Il Ministero della Difesa ci dice che possiamo dormire sonni tranquilli perché gli aerei nemici non ci colpiranno. Il Ministero degli Esteri ci dice che sta lavorando a corridoi commerciali alternativi. Ma intanto, alla pompa di Corso Svizzera, il conto sale.
Così, mentre i potenti litigano su chi deve muovere le navi e chi deve parlare con l’Iran, a Savona si litiga su chi sia il vero responsabile. E la sensazione è che, come al solito, la guerra ci entri in tasca senza passare dalla porta, ma direttamente dal bocchettone della benzina. Buon pieno e coraggio.

