CAPITAL-COMUNISMO

Un ossimoro? Certo. Come lo è la parola libertà usata come stendardo per nascondere la sua progressiva evanescenza nell’invasività dello Stato, il quale incoraggia l’invocazione del bastone attraverso la carota. Lasciar crescere il disordine affinché la repressione appaia altamente desiderabile, come il minore dei mali.
Il processo, prossimo al suo compimento, mira alla sconfinata libertà di un’esigua élite (capitalista) di contro ad una massa al guinzaglio dello Stato (comunista).

Si proverebbe umana pietà per chi rischia la vita per arrivare da noi se il fenomeno fosse di limitata e accettabile misura. Ingenera invece timore e ripudio se decade in un ricorso coatto e massivo, sfociando spesso in ribellione violenta e ingrata nei confronti del Paese accogliente, nonché in un aggravio degli oneri sociali ai quali gli intrusi non hanno minimamente contribuito

Il sentimento che alberga nei cittadini oscilla tra la repulsione degli agenti del disordine (immigrazione di massa, beffarda diffusione della droga, impunità dei delinquenti) e la ribellione (sterile) verso i soprusi dello Stato nei confronti delle classi medio-basse.
Il governo italiano s’è dimostrato ossequiente nei confronti dei burocrati di Bruxelles, tenendo “i conti in ordine” mediante una finanziaria che comporta una somma modesta, € 22 miliardi, se confrontata con quella degli interessi sul debito: € 85,6 miliardi.
Pochi miliardi che equivalgono ad una avara circolazione monetaria: in parole povere, pochi soldi nelle nostre tasche, con un’inflazione rilevata che fa a pugni con gli aumenti dei beni di prima necessità.

Rottamazione quinquies. Talvolta l’aggravio di sanzioni e interessi è tale da gonfiare a dismisura l’importo originario della multa. Tuttavia, la sanatoria è irta di paletti, temporali e di congruità, che escludono molti “tartassati”: un sistema onnipresente in ogni iniziativa di allentamento fiscale, per diminuire i beneficiari   

Il risultato è che tutti sono costantemente alla ricerca di soldi, dallo Stato ai cittadini. Con la differenza che i cittadini non hanno modi legali per arrotondare stipendio, salario o pensione; mentre Stato ed enti pubblici li trovano nelle tasche di quegli stessi cittadini.

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Ma c’è un’importante esclusione dalla sanatoria: si applica solo se  il creditore è l’Agenzia delle Entrate, non se la riscossione è stata affidata a società di ricupero crediti: sui metodi messi in atto dalle stesse mi soffermerò più oltre.
E ancora: da un lato lo Stato vara un’agevolazione tributaria (il c. d. condono) per gli autonomi, i quali, per inciso, non hanno ancora avuto la possibilità di risollevarsi dal terribile biennio del Covid, quando gli incassi erano quasi zero, mentre le spese correnti non cessavano di flagellare i magri introiti; dall’altro, ai toni soddisfatti del governo per il “condono” (la carota), fa da contraltare il parallelo accanimento (il bastone) nella riscossione di tasse, tributi e sanzioni varie (tra le quali le famigerate multe stradali volte solo a far cassa), a cominciare da quelle congelate durante il Covid, ora in fase di accelerato e contemporaneo “scongelamento”. Come se in questi anni ci fosse stata una ripresa robusta dei consumi e quindi degli incassi. A dare una mano al governo ci pensano, in parallelo ai sussidiari del traffico, le succitate società -private- di ricupero crediti. È il bello della privatizzazione: pochi, maledetti e subito!

Qui sopra mostro a titolo esemplificativo un modulo che indica i proventi di un piccolo Comune derivanti da sanzioni per eccesso di velocità. Questi proventi sono spesso la spina dorsale di molti Comuni, ai quali lo Stato lesina i contributi per i servizi alla cittadinanza; spingendoli a “rifarsi” sugli inermi automobilisti

Ma Stato ed enti pubblici, aulicamente definiti “enti impositori”, come già accennato, spesso preferiscono cedere le imposizioni a società di ricupero crediti private, che ricorrono ad ogni mezzo per appropriarsi di quanto Stato ed enti pubblici (ed è doveroso aggiungerci anche le banche) hanno loro ceduto a prezzi assai più esigui degli importi originali. I metodi usati da questi creditori di seconda istanza variano dall’assillo telefonico e cartaceo verso i debitori di piccolo calibro per poi salire a ingiunzioni avallate dai tribunali, che fungono da avallo legale alle loro pretese. In soldoni, il fisco “amico” vuol mantenere la faccia pulita, affidando il “lavoro sporco” alle nuove start up dai pignoramenti facili. Scevri da considerazioni umane, brandiscono i crediti come armi contro i più deboli. Lo Stato -e le banche- si avvalgono insomma dei mercenari del credito a oltranza. Esattori proxy che concedono 20 giorni per opporsi, di contro ai 60 delle multe e, se richiesti di mostrare la documentazione di supporto, rispondono laconicamente che “non siamo in possesso della copia dei verbali né delle relative notifiche. Si rivolga direttamente all’ente impositore”. In altri termini, la validità del credito non è affar loro. Sebbene, al contrario, la Cassazione abbia di recente deliberato diversamente, con l’ordinanza 398 del 2025 [VEDI].

Pietro Brueghel Il Giovane, L’esattoria. 1615. Collezione privata

C’è da chiedersi se i supersconti che questi mercenari ottengono non potrebbero invece venire applicati ai debitori, senza la trafila intermediaria di terzi spietati che invadono le vite di tanti italiani, perseguiti come criminali finanziari, per giunta esclusi dalle rottamazioni. Costoro ottengono prezzi di realizzo (NPL, Non Performing Loans), di gran lunga inferiori a quelli delle rottamazioni, ma chiedono prezzi pieni, ossia inclusivi di tutte le “creste” che gli enti pubblici e i tribunali hanno disseminate sugli importi originari.
In conclusione, lo Stato, mentre offre il condono su un piatto d’argento, al tempo stesso apre la saracinesca alla pletora di crediti, piccoli e grandi, reali o pretestuosi, accumulati negli anni, in forma diretta o tramite esattori privati.

 Questa è spesso estorsione legalizzata, “diversamente usuraria”, per sopperire alla penuria di soldi che l’attuale, ormai ultracentenario, sistema banco-monetario, basato su un debito per ogni euro che entra in circolo, impone ai medi e ultimi tasselli dell’impianto sociale. E per essere ben certi che nessuno possa sottrarsi ai disinvolti metodi di riscossione coatta, è in fase di avanzato studio l’adozione dell’euro digitale, col quale lo Stato diventerà esplicitamente comunista. Comunista coi cittadini onesti; capitalista coi colossi big tech, ai quali non osa aumentare le tasse, già irrisorie, per “non urtare il padrone oltreoceano”. Padrone ormai per inerzia, visto come s’è ridotto il suo cavallo di battaglia, il dollaro, fulcro dell’esorbitante privilegio di cui ha goduto per oltre quarant’anni, ma dal quale ormai tutti prendono le distanze, non solo banche centrali straniere, ma persino l’americano BlackRock, il più grande fondo d’investimenti globale [VEDI].
Il mondo, finanziariamente, monetariamente, geopoliticamente, sta cambiando rapidamente, dai castelli di carte e giochi di Borse nel recinto occidentale ad unità di conto avallate da asset tangibili nell’enorme area dei BRICS. Gli unici a non volersene accorgere sono i signori di Washington, ai quali questo sistema è servito per trasformare gli Stati, e la stessa Unione Europea, in loro rassegnati vassalli.

Marco Giacinto Pellifroni  18 gennaio 2026

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