Benvenuti a Politicopoli: il Paese dove hanno sempre ragione… dopo

Benvenuti a Politicopoli: il Paese dove hanno sempre ragione… dopo

Se gli antichi romani avessero conosciuto la politica italiana di oggi, probabilmente avrebbero sostituito il Colosseo con uno studio televisivo. I gladiatori avrebbero combattuto a colpi di tweet, i leoni sarebbero stati i sondaggi e il pubblico avrebbe deciso il vincitore con un hashtag.

La politica italiana è ormai un gigantesco reality show. Cambiano i concorrenti, ma il montepremi è sempre lo stesso: convincere gli elettori che la colpa è degli altri.

Il Governo: “È colpa di chi c’era prima”

Ogni governo italiano nasce con una certezza assoluta: quello precedente ha devastato il Paese.

È una legge non scritta della Repubblica.

Non importa se il governo precedente era dello stesso partito, della stessa coalizione o addirittura con gli stessi ministri: appena ci si insedia, il primo comunicato stampa è sempre identico.

“Abbiamo trovato una situazione molto peggiore del previsto.”

È talmente prevedibile che dovrebbe essere inciso sul Quirinale.

L’opposizione: “Ve l’avevamo detto”

L’opposizione, invece, vive in uno stato di grazia permanente.

Qualunque cosa accada aveva già previsto tutto.

Se piove troppo, l’aveva detto.

Se c’è la siccità, l’aveva detto.

Se cresce il PIL, è merito loro.

Se cala il PIL, è colpa del governo.

Una precisione che farebbe impallidire persino Nostradamus.

I partiti: la ginnastica artistica delle idee

Una volta esistevano destra e sinistra.

Oggi esistono soprattutto maggioranza e opposizione.

Le idee? Sono accessori.

Una proposta è geniale quando la presenta il proprio partito.

Diventa un attentato alla democrazia se la presenta l’avversario.

Succede regolarmente.

La mattina si vota contro una misura.

Il pomeriggio la si ripresenta cambiando il titolo.

Applausi.

Il Parlamento: il più grande teatro stabile d’Europa

PUBBLICITA’

In Aula si lanciano accuse gravissime.

“Vergogna!”

“Lei mente!”

“Si dimetta!”

Poi arriva la pausa pranzo.

Eccoli tutti insieme al ristorante del Senato.

Chiacchiere.

Pacche sulle spalle.

Caffè.

Selfie.

L’unica vera guerra civile italiana è quella combattuta davanti alle telecamere.

I talk show

Esiste un ecosistema unico al mondo.

Gli stessi dieci politici girano ogni sera le stesse sei trasmissioni.

Gli stessi cinque giornalisti fanno le stesse domande.

Gli stessi quattro opinionisti danno le stesse risposte.

E milioni di italiani fingono di essere sorpresi.

Gli esperti

Poi arrivano loro.

Gli economisti.

I costituzionalisti.

I virologi.

Gli esperti di geopolitica.

Gli esperti di intelligenza artificiale.

Gli esperti di tutto.

In Italia esiste una regola semplice.

Più una persona compare in televisione, meno tempo ha avuto per approfondire l’argomento di cui parla.

I sondaggi

I sondaggi meritano un capitolo a parte.

Quando salgono, sono scientifici.

Quando scendono, sono manipolati.

Quando sono favorevoli, dimostrano il consenso del popolo.

Quando sono sfavorevoli, dimostrano la manipolazione dei media.

Una disciplina elastica come poche.

Le promesse

Ogni campagna elettorale è un catalogo dei desideri.

Meno tasse.

Più pensioni.

Più sanità.

Più stipendi.

Più sicurezza.

Più incentivi.

Più investimenti.

Più bonus.

Più tutto.

È l’unico supermercato dove si può riempire il carrello senza passare dalla cassa.

Il contribuente

C’è però un personaggio che compare poco nei talk show.

Il contribuente.

Lavora.

Paga.

Aspetta.

Fa la fila.

Compila moduli.

Aspetta ancora.

E ogni anno scopre che il debito pubblico è aumentato.

È il socio occulto della politica italiana.

Finanzia tutto.

Decide pochissimo.

Il miracolo italiano

Eppure il Paese continua a camminare.

Non perché la politica abbia trovato la formula magica.

Ma perché milioni di italiani continuano ad aprire negozi, mandare avanti aziende, lavorare negli ospedali, insegnare nelle scuole, coltivare i campi, riparare motori, servire ai tavoli, costruire case e crescere figli.

La politica spesso se ne attribuisce il merito.

La realtà, con la sua proverbiale mancanza di senso dell’umorismo, continua invece a ricordare che nessuna conferenza stampa ha mai riparato una strada, curato un paziente o aperto un’azienda.

E così l’Italia prosegue il suo viaggio.

Tra una crisi “storica”, una riforma “epocale”, un decreto “rivoluzionario” e una promessa “definitiva”.

Con una sola certezza assoluta.

Domani qualcuno andrà in televisione a spiegare che, se fosse stato ascoltato lui, oggi vivremmo tutti molto meglio.

Naturalmente… lo dirà dopo.

Serlingio

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