Asia Bibi, una donna cristiana pakistana”

Lancio una sfida a tutte le donne che mi leggono: provate a informarvi di persona su questo caso, e a prendere posizione in merito.
NB: la persona di cui si parla non è né ebrea né israeliana, perciò non ci si nasconda dietro “Gaza” per non parlarne.
Buona lettura, spero che la vergogna vi stimoli ad agire.
Luciano Dondero

“Asia Bibi, una donna cristiana pakistana” di Dr. Malouf

Questa è Asia Bibi, una donna cristiana pakistana che ha trascorso 8 anni nel braccio della morte dopo essere stata accusata di “blasfemia” per aver bevuto acqua da una tazza di un musulmano.
Asia stava lavorando nei campi con i suoi colleghi musulmani. Aveva sete e andò a prendere acqua dal pozzo, dove bevve usando una vecchia tazza di metallo che aveva trovato. È bastato questo.
I cristiani sono considerati sporchi e impuri nell’Islam, e lei è stata accusata di aver tentato di contaminare l’acqua dei musulmani semplicemente bevendo dalla loro tazza. È stata condannata alla morte per impiccagione.
Il governatore della sua provincia espresse opposizione al verdetto e venne assassinato dalla sua stessa guardia del corpo.
Quando fu finalmente assolta nel 2018 grazie alle pressioni internazionali, decine di migliaia di musulmani scesero in piazza chiedendo la sua esecuzione immediata.
Un sondaggio locale rilevò che 10 MILIONI di pakistani l’avrebbero uccisa personalmente se ne avessero avuto l’opportunità. Solo per aver bevuto acqua da una tazza.
Il suo avvocato dovette fuggire dal Paese. E dopo mesi di latitanza, riuscì finalmente a scappare dal Pakistan e ottenne asilo in Canada.
Questo è il Pakistan governato dalla Sharia, dove i non-musulmani vivono sotto la costante minaccia di morte. Più imparo su questo Paese, più mi sembra simile all’ISIS con un governo formale.

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LD:  Ecco il primo passo da fare; ho chiesto a Grok di fornirmi dei dati in merito. Ed ecco la risposta di Grok, un’Intelligenza artificiale:

Accuratezza del testo fornito

PUBBLICITSA’

Il racconto è sostanzialmente accurato nei fatti principali, con alcune semplificazioni tipiche di narrazioni pubbliche:

  • Il nocciolo della storia (litigio per una tazza d’acqua in un campo nel 2009, accusa di blasfemia, condanna a morte, 8 anni nel braccio della morte, assoluzione della Corte Suprema nel 2018, proteste violente, fuga e asilo in Canada) è confermato da numerose fonti giudiziarie e report internazionali.
  • L’assassinio del governatore Salman Taseer (oppositore della condanna) è un fatto storico.
  • Le proteste di massa dopo l’assoluzione e la forte opposizione pubblica sono documentate.
  • Il parallelismo con “ISIS con un governo formale” è un’opinione interpretativa forte, non un fatto oggettivo, ma riflette critiche reali alle leggi sulla blasfemia in Pakistan (spesso usate per vendette personali o persecuzione di minoranze).

Punti da precisare per maggiore accuratezza:

  • L’accusa non riguardava solo “bere dalla tazza”, ma parole ritenute offensive verso il Profeta Maometto durante la lite.
  • Il sondaggio sui “10 milioni” di pakistani disposti a ucciderla è citato in alcuni report, ma va contestualizzato come dato di opinione pubblica in un contesto di mobilitazione religiosa.
  • Asia Bibi (Aasiya Noreen) fu la prima donna condannata a morte per blasfemia in Pakistan, ma non l’unica.

In sintesi, il testo è una buona sintesi per sensibilizzazione, ma per pubblicizzarlo responsabilmente sarebbe meglio citare fonti (Corte Suprema pakistana, report di Amnesty, HRW, ecc.) e distinguere fatti da interpretazioni.

Casi simili

Sì, esistono numerosi casi analoghi in Pakistan. Le leggi sulla blasfemia (soprattutto 295-C) sono state applicate centinaia di volte, spesso in modo abusivo per dispute personali, economiche o di terra. Molti accusati sono cristiani o appartenenti a minoranze, e le accuse portano frequentemente a linciaggi, distruzione di quartieri o lunghe detenzioni senza processo.

Esempi noti includono:

  • Rimsha Masih (bambina cristiana accusata di aver bruciato pagine del Corano, poi assolta).
  • Casi recenti di cristiani accusati per post sui social, dispute di lavoro o presunte “profanazioni”.
  • Violenze di massa come gli attacchi a Jaranwala (2023), dove decine di case e chiese cristiane furono bruciate dopo accuse di blasfemia.

Questi pattern mostrano come tali leggi creino un clima di paura costante per i non-musulmani.

LUCIANO DONDERO

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