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Mi ero promessa di non fare mai “uso privato” di questa rubrica. AVERE VENT’ANNI Samantha Giribone versione stampabile |
“Stringimi madre, ho molto peccato
ma la vita è un suicidio… l'amore un rogo…
e
voglio un pensiero superficiale che renda la pelle splendida,
senza un finale che faccia male
coi cuori sporchi e le mani lavate…
Passo le notti nero e cristallo
a sceglier le carte che giocherei,
a maledire certe domande
che
forse era meglio non farsi mai…
…a
salvarmi, vieni a salvarmi, salvami…
bacia
il colpevole, se dice la verità...”
Questa settimana mi tradisco. O almeno tradisco i miei intenti iniziali.
E tradisco voi.
Mi ero promessa, infatti, di non fare mai “uso privato” di questa rubrica.
Me la perdonerete questa scappatella “emozionale”?
Lo spero.
Certo di argomenti pubblici ed importanti ce ne sarebbero, non lo nego.
Potrei dirvi quanto “schifo” mi facciano questi fantomatici D.I.C.O. (sempre meglio di niente).
Potrei parlarvi delle Foibe.
Potrei ironizzare su San Valentino.
Ma il titolo della mia rubrica m’impone una cosa: parlare di chi ha vent’anni.
È c’è qualcuno che oggi (sabato 10 febbraio 2007), vent’anni li ha.
Ha quei vent’anni che fino a ieri non aveva.
È la prima di “noi” ad avere vent’anni.
Almeno: la prima di quelli che io inserisco nella categoria del “noi”, che implica la condivisione di qualcosa di Assoluto, Indissolubile ed Eterno almeno nell’attimo presente in cui prende forma.
E i miei “noi” si contano sulle dita. Di una mano.
Ma cosa c’è di speciale nell’avere vent’anni?
Quasi niente.
Ho sempre pensato che i numeri, le date, i simboli non avessero valore.
Quando ho compiuto 18anni, non ho provato granché: inutili conformati riti di passaggio.
Però i vent’anni un po’ di effetto me lo fanno. Un po’ di “turbamento” lo creano.Anche se lo nascondo.
Come quando un bambino mi dà del Lei. (Per non parlare di quando, a darmi del Lei, è un signore!).
“Vent’anni fa”: classica frase di circostanza per indicare qualunque arco di tempo passato a grande distanza, corrispettivo de “l’altro giorno”, usato invece per i brevi periodi.
Quest’espressione, ora implicherà, la riflessione: “Cavolo, vent’anni fa c’ero già”.
Avere vent’anni vuol dire che, quando alla Tv parlano degli “adolescenti”, non stanno più parlando di te.
Avere vent’anni significa che pensandoci bene, alla luce di come la tua vita s’incasini ancora su cose minime, il pensiero che “quando aveva la tua età tua madre era già la madre di qualcuno”, ti mette i brividi.
E un po’ di ansia.
Avere vent’anni però è anche poter fare quelle cose che si fanno solo a vent’anni: sognare come a quindici, ma con consapevolezza.
E un po’ più di libertà.
Avere vent’anni vuol dire che puoi circondarti di persone che “conosci da anni”. Persone che vuoi. Persone che hai scelto.
E tu sei una persona che ho scelto. O, forse, che fortunatamente ha scelto me.
Stamattina, appena sveglia, ti ho mandato un sms :
“Ringrazia tua madre da parte mia per averti creata”.
(Dimenticai tuo padre, e me ne scuso, ma lo sa che gli voglio bene!!)
Spero che tu l’abbia fatto: perché non era solo una frasetta carina e un po’ strana come quelle che scrivo sempre io.
Era quello che sentivo dentro.
Perché questo giorno è emozionante per me, che ho visto i tuoi quattordici, i quindici, i sedici, e tutti gli altri fino qui.
Fino qui insieme. E spero oltre qui.
Anche se non ho più il tuo viso da guardare tutte le mattine girando appena lo sguardo verso destra.
La mia destra, dove sei sempre stata. Per cinque anni.
I cinque anni più belli, dove abbiamo scoperto passioni, interessi, desideri.
Dove abbiamo condiviso tanti dolori, e tante lacrime versate tra la prima e la seconda campanella.
Quante cose abbiamo imparato insieme, quante lezioni (non) abbiamo seguito.
E pensare che la prima domanda di Filosofia che mi venne fatta (quando ero ancora :“tu con la maglia rossa, invece di parlare, dimmi un po’ Anassimene…”) la sapevi tu. Io non risposi.
E ti piace tanto rinfacciarmelo.
I primi giorni all’Università mi sentivo persa. Alla mia destra: sconosciuti.
Ci vediamo molto meno adesso. Ma tu sei sempre tu.
La mia vicina di banco, la mia amica, la mia sorellina, la mia “nasina” (anche se la chirurgia mi ha sottratto un fantastico oggetto di dolce ironia).
Tanti auguri mia piccola Nenna.
Tanti auguri Serena: questo nome, che ti dico sempre che è un’imposizione di felicità, è veramente perfetto per te.
Grazie di Esserci Stata e di Esserci Sempre.
Beviamo su questi vent’anni…!
Un bel Martini bianco ghiaccio e limone…anche se è da “vecchie”…
TI VOGLIO BENE.
So che qualcuno troverà questo truciolo fuori luogo, privato, noioso ecc. ecc.
Se posso essere brutalmente sincera: NON M’IMPORTA.
Perché questa per me è davvero un’occasione importante.
Perché gli affetti veri sono rari e preziosi.
E io, di solito, qui parlo di cose rare e preziose come rispetto, libertà, laicità, filosofia: Serena è una persona rara e preziosa.
Spero quindi che la maggior parte di chi sarà giunto alla fine del truciolo capisca e lo trovi tenero, delicato e dolce.
GRAZIE, non succederà più.
P.S.
Anche se i miei “noi” si contano sulle dita di una mano, ovviamente non potrò fare un “truciolo” dedicato espressamente ai vent’anni di ognuno. So quanto sono permalosi, e so che sono costretti a leggermi quindi:
Eli, John(Luca) e tutti gli altri che “sanno” di essere compresi in questa postilla:
ANCHE VOI SIETE RARI E PREZIOSI.