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“Mi conoscete? Sono Mariangela. Questa volta non voglio recitare una parte, entrare in un ruolo. Voglio raccontare me stessa. Voglio condividere con voi la mia vita.Allora sarò meno sola”.
MARGHERITA PIRA |
E’ Mariangela Melato che se ne va sola, tutta sola in un grande teatro.
Il Della Corte di Genova; capienza circa duemila spettatori.
Tutto buio. Una sola luce a forma di cuore proiettata sul sipario.
E appare lei. Piccola in quello spazio enorme. Tutta vestita di nero.. Insaccata in un’enorme tuta che la rende simile a un fantoccio.
Dice parole semplici e umane: “Mi conoscete? Sono Mariangela. Questa volta non voglio recitare una parte, entrare in un ruolo. Voglio raccontare me stessa. Voglio condividere con voi la mia vita.
Allora sarò meno sola”.
Scompare.
Un attimo di silenzio. C’è attesa.
Il sipario si apre ed è un palcoscenico da musical. Luci psichedeliche, schermi che riflettono immagini di ballerini in movimento.
Una schiera di boys in lustrini che ballano al suono di una musica indiavolata. In mezzo lei che balla senza risparmiarsi. Sempre in nero, ma questa volta in calzamaglia.
Poi comincia a raccontare.
Sugli schermi appaiono le immagini di lei nella parte di Fedra. Ma ora non vuol essere Fedra. Si difende: “Io sono Mariangela”.
Narra di quando, nella parte di Fedra, era entrata sul palcoscenico con un paio di terribili e spessissime calze rosse che aveva indossato sopra i calzari per difendersi dal freddo del retroscena e si era dimenticata di togliere.
E’ proprio divertente. Racconta della sua strategia per impedire che il pubblico si accorgesse dei calzettoni, almeno anacronistici col costume, e del terrore dei colleghi.
“Brava Mariangela! Ci stimo proprio divertendo!” gridano gli spettatori e applaudono ridendo.
La narrazione continua con una serie di flash back.
L’infanzia. Lei figlia di un ghisa, vigile urbano, a Milano.
La lotta per poter seguire la scuola di recitazione; l’unico abito elegante, un tubicino nero ( che va sempre bene ) scollato, da portare di giorno col dietro davanti ( quindi accollato ) e viceversa con la scollatura davanti per la sera.
Tanto si sa: una sciarpina colorate e il gioco è fatto.
La prima scrittura e il padre che si spende tutta la tredicesima per comprare i biglietti agli amici che vengano a gioire del successo della Mariangela.
La locandina all’ingresso. E qui il guaio.
Accanto al nome degli attori, l’indicazione del ruolo nello spettacolo:
Primo attore = re; prima attrice = regina … e così via.
Mariangela Melato = prima puttana.
Tragedia familiare! Per questo l’avevano fatta studiare? Per questo la rinuncia a farne una buona impiegata? Per questo lo sforzo a comprare un abituccio nuovo oltre a quello nero?
Distacco dalla famiglia. Mariangela sola.
Appare un pianoforte. Intona un motivo conosciuto e lei canta “Sola me ne vo per la città; passo tra la gente che non sa, che non vede il mio dolore!”
Poi le lotte ideologiche. Quel Brecht tanto amato di cui canta ancora il motivo portante dell’Opera da tre soldi, cantato in marsina, gilet a righe e cappello.
Come sono cambiate le cose, povera Mariangela
Dove sono finiti i comunisti? Perché si sceglieva di essere comunisti? Perché si era nati a Bologna? Perché faceva tanto intellettuale? Perché si credeva nella classe operaia? Perché si pensava di poter così far carriera? Perché si credeva di cambiare il mondo?
E’ cambiato il mondo? Ha un senso ciò che si è fatto in quegli anni passati?
Povera Mariangela! Ma forse non sei sola a porti questi interrogativi.
Infine il rapporto con gli uomini.
Tanti incontri, anche tante relazioni ( alcune anche importanti ), ma non la cosa giusta.
Mariangela dice della difficoltà di far convivere l’idea di uomo ideale con la realtà del marito in pantofole che si addormenta sempre quando ci sono i programmi culturali.
Poi legge una comicissima lettera d’amore di un vecchi spasimante che iniziava con i versi di Prevert “Questo nostro amore così fragile..” e finiva con una serie di slogan pubblicitari sapientemente accostati. Divertente. Ma l’ironia cela un ‘amarezza e una delusione contenute, ma non meno amare.
Poi il finale fantasmagorico.
Danze, musica assordante. Splendori da varietà.
Il pubblico ormai in piedi applaude ed acclama l’attrice .
Brava Mariangela ! brava!
Ma noi cosa dobbiamo fare? Ridere o vuoi che piangiamo assieme?
Margherita Pira