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Vogliamo cercare di capire i motivi di fondo di questa violenza crescente, per trovarli magari in quelle stesse istituzioni dalle quali molti benpensanti invocano pene sempre più aspre e repressive? Marco G. Pellifroni
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Sulla violenza ai margini dello stadio di Catania molti si sono esercitati nel deprecarli e nell’esortare lo Stato a più restrittive misure di sicurezza.
Ormai siamo frastronati da queste continue grida di sprone a rispettare le regole di civile convivenza e di conseguenza a restringere sempre più le libertà individuali per combattere il terrorismo, la violenza, il vandalismo, l’incuria, le infrazioni ai codici.
Ma vogliamo cercare di capire i motivi di fondo di questa violenza crescente, per trovarli magari in quelle stesse istituzioni dalle quali molti benpensanti invocano pene sempre più aspre e repressive? O non saranno forse proprio queste ultime, sempre più sproporzionate alle colpe e comminate ormai con una leggerezza che suona come violenza essa stessa, a seminare un crescente rancore verso gli zelanti esecutori delle suddette pene?
Viviamo avviluppati in un coacervo di norme così impedenti le più normali funzioni della vita da rendercela cupa e popolata di incubi, sia come cittadini che come lavoratori. I gendarmi che enti pubblici di ogni livello sguinzagliano per le vie a caccia di infrazioni hanno raggiunto un numero e una baldanza da farceli quanto meno guardare con scarsa simpatia, per usare un eufemismo. E, cosa che ancor più ci disturba, ad ogni incidente, generato perlopiù dall’insofferenza di qualcuno che si ribella a questi modi di apostrofarci, di zittirci, di multarci, ci si spertica pubblicamente in elogi per il senso del dovere, per lo zelo, addirittura per l’eroismo di quanti non fanno che renderci la vita un calvario, applicando alla lettera provvedimenti validi in paradiso, non certo qui in terra.
E mi spiego con qualche esempio, terra terra, ma che tutti subito comprenderanno. E’ mai possibile pretendere che si marci a 50 km l’ora su strade larghe e senza incroci, o a 80 km l’ora in autostrada all’approssimarci di ogni casello? O che non sia mai consentito un supero, pure in rettilinei ampi, spaziosi e senza incroci? O che non si possa mai trovare altro che parcheggi a pagamento con tariffe ad usura? Le multe andrebbero affibbiate non a chi non rispetta i cartelli, ma chi ce li ha posti, col sospetto diffuso che il vero motivo sia quello di “far cassa”.
Se queste sono alcune delle fonti di rabbia dovute ad astratti enti che pongono cartelli irrealistici, ma cui si pretende di adeguarci, non miglior sorte tocca a quanti, per scelta o per necessità, devono inventarsi un lavoro autonomo ed adempiere ad una miriade di norme e divieti che valgono soltanto quando si tratta di dare mai quando si tratta di prendere. Chi lavora in proprio subisce quotidiani salassi per i più svariati motivi, ma i più odiosi sono quelli versati a beneficio di una pletora di enti pubblici, che finiscono spesso con l’esser visti come forme di vero e proprio parassitismo a spese di chi lavora e produce. Per giunta, le esazioni hanno carattere di perentorietà, con conseguenti sanzioni per chi non rispetta i termini di pagamento; sanzioni che solo in quanto vengono comminate da enti pubblici, non si chiamano per quello che realmente sono: usura. Usura di Stato, di Regioni, di Comuni. A loro tutto è concesso; e i tapini si devon sempre adeguare, e pure riverire gli agenti esattori, visto il potere che hanno di “farsi rispettare”.
Già, gli agenti, i tutori dell’ordine. Dell’ordine che garantisce che chi sta sopra ci rimanga e possa schiacciare chi sta sotto. E se non ci sta si configura come turbativa dell’ordine pubblico. Qualcuno ha mai provato a incappare in un controllo di polizia? Trattato bene, o come un probabile delinquente? Tenere presente che la gran parte delle volte che abbiamo a che fare con agenti di qualunque organo è per ricevere contravvenzioni; e se una volta li vediamo schierati al nostro fianco contro un pericolo, per altre cento sanno solo reprimerci.
Bene, fatto il quadretto, che ciascuno può arricchire con esperienze personali (chi non ne ha in serbo un bel campionario?), forse si comincia a delineare un insieme di quei motivi di fondo di cui parlavo all’inizio: una rabbia, un rancore, una frustrazione che serpeggia nella popolazione, e soprattutto fra i giovani, che vedono un futuro di…, anzi diciamo che non vedono un futuro, ma vedono fin troppo bene un presente fatto di continue botte in testa, di repressioni piccole e grandi, di mancati raggiungimenti di pur minimi obiettivi.
Certo, è riprovevole per il pensiero borghese, cui tutti a parole si attengono, che questi giovani sfoghino il loro malessere contro i poliziotti; ma, a proposito, perché sempre con le forze dell’ordine se la prendono, già dal ’68 e dai successivi anni di piombo questi facinorosi? Perché sono coloro che sorreggono questa incastellatura sociale, fatta di caste intoccabili e ben determinate a tenersi stretti i loro privilegi, lasciando che la massa si arrangi con partite Iva, imposte e tasse, obblighi e divieti, infrazioni e sanzioni usurarie. Diciamo che è un terreno di cultura fertile per idee anarchiche, e i ripetuti “incidenti” lo dimostrano, in forme non diverse da quelle recenti dei giovani francesi delle beaulieu.
Per arricchire (è proprio il caso di dirlo) di ulteriori motivazioni il senso di ribellione che scaturisce in qualsiasi cittadino alle prese col lunario da sbarcare ogni mese, incollo qui appresso una lista di “stipendi d’oro” ripresa tempo fa dal sito Internet www.alice.it. Se a questa aggiungiamo gli scandalosi stipendi dei parlamentari, l’entourage faraonico dei 5000 dipendenti della Presidenza della Repubblica, dove, a mo’ di esempio, apprendo che il segretario di Ciampi incassava un compenso annuo di € 1 milione, beh, c’è altro che da incazzarsi nei dintorni degli stadi, c’è di che fare una sana rivoluzione, sperando di non perderla, altrimenti la si chiamerebbe insurrezione o rivolta, e non oso pensare alla raffica di condanne alle patrie galere che l’ira dei potenti scatenerebbe.
Le mie osservazioni sulla sistematica rapina che il potere bancario esercita su chi lavora e produce ho cercato di diffonderle tra quanti, nella classe politica di diversi colori, hanno responsabilità di governo, a cominciare dal Presidente della Repubblica: ma nessuno di costoro se la sente di affrontare l’argomento, che sconvolgerebbe l’ordine costituito e la loro tranquilla esistenza. Meglio continuare così e prendersela con quanti vi si ribellano, usando violenza sugli altri o su se stessi.
Marco Giacinto Pellifroni
10 febbraio 2007
Giancarlo Cimoli 2 milioni 700 mila euro Amministratore delegato e presidente di Alitalia ha dichiarato 2 milioni e 700 mila euro senza contare la lauta liquidazione ottenuta dalle Ferrovie dopo il suo passaggio all'Alitalia (intorno ai 6,7 milioni di euro).§§§ Ultim’ora: leggo su La Stampa del 10 u.s. che questo tocchesana è stato alla fine dismesso, e s'è “accontentato” di una buonuscita di “soli” € 5 milioni, anziché degli 8 e rotti previsti per la rescissione anticipata del contratto, in cambio dell'impegno del Tesoro "a sollevarlo da future possibili azioni di responsabilità!" Insomma in 2 anni di “lavoro” ha guadagnato € 6,7 + 2,8 + 2,8 + 5 = € 17,3 milioni (£ 34 miliardi!!!). E il briccone ora se la svigna con in tasca il lasciapassare governativo. L'ha fatta franca.
Romano Prodi 200 mila euro La Finanziaria farà anche arrabbiare le opposizioni, ma tra le vittime eccellenti c'è anche lui: il premier. Per effetto dei tagli al 30% degli stipendi dei ministri (presidente del Consiglio e sottosegretari compresi) previsti dalla manovra, Romano Prodi si vedrà decurtare lo stipendio di "ben" 36.901 euro. Mario Draghi 450 mila euro Ex Direttore Generale del Tesoro, ora Governatore della Banca d'Italia, dichiara 450 mila euro l'anno Elio Catania 2,5 milioni Ex presidente e amministratore delegato di Fs, pare sia stato liquidato con una buonuscita di 7 milioni circa Da notare che sono di 1,3 miliardi le perdite dichiarate dalle Fs per il 2006, mentre nel 2003 l'utile era di 31 milioni Massimo Sarni 1,296 milioni Amministratore delegato Poste Italiane, ha uno stipendio di quasi un milione e trecento mila euro.