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LA VOLGARITA’ DEL MALE 

di Fulvio Sguerso

Uno dei sintomi più vistosi del degrado etico, culturale e politico – ove per politica s’intenda non l’occupazione del potere per scopi privati e di parte, ma l’amministrazione della cosa pubblica orientata al bene comune – della società italiana (per fermarci al cortile di casa) è rappresentato dall’infima qualità della maggior parte dei palinsesti della RAI e delle reti private, dove dilaga la cosiddetta tv-spazzatura. Ora è pur vero che non si è obbligati a sciropparsi quotidianamente una puntata dell’”Isola dei famosi” o di “Amici” (ma di chi?); nondimeno è quasi impossibile disinteressarsi del tutto di quello che “avviene” in televisione, non fosse altro perché giornali e settimanali ne scrivono di continuo, nel bene e nel male, soprattutto se a parlare – o meglio, a esibirsi – sono personalità politiche come Marco Pannella, Vittorio Sgarbi, Mussolini (Alessandra), il fino Borghezio, il povero Calderoli, et similia. Il lettore avrà intuito che mi riferisco alle telerisse avvenute nel pomeriggio di domenica 7 gennaio, intorno al tema della pena di morte in generale e dell’impiccagione di Saddam Hussein in particolare; risse a cui non ho assistito in diretta (per mia fortuna ho qualcosa di meglio di cui occuparmi la domenica pomeriggio), ma che la stampa non ha mancato di riportare il giorno dopo e che sono state riproposte alla sera dal sarcastico (e benemerito) Blob. Che cosa dire che non sia già stato detto circa l’inverecondia di certi spettacoli?

Come è possibile tollerare che vengano vomitati addosso all’anziano leader radicale, che nell’occasione stava difendendo la nobilissima causa di civiltà dell’abolizione della pena di morte, i volgari insulti di un Vanni Fucci televisivo il cui ego ipertrofico è inversamente proporzionale al suo spessore etico? Come è possibile che quella causa di civiltà non appartenga al DNA di ogni italiano mediamente scolarizzato? A quanto pare è possibile, anzi possibilissimo in questa Italietta smemorata, ipocrita (come ha bene scritto in uno dei suoi recenti“Fogli mobili” Gloria Bardi, giustamente sdegnata per l’eterno fariseismo nazionale manifestatosi anche nei confronti del dramma di  Piergiorgio Welby), ignorante, trasformista, fintamente devota (a chi?), falsamente moderata, acriticamente revisionista, amorale, menefreghista, in cui vengono messi sullo stesso piano un impresario televisivo senza scrupoli e un professore universitario di economia con un ragguardevole cursus honorum; un governatore siciliano in odor di mafia e un onesto giornalista preoccupato per l’illegalità eretta a sistema; un becero Masaniello “nordista” e uno studioso di fama internazionale; in cui voltagabbana opportunisti tengono lezioni di morale e sdottoreggiano sulle radici ebraico-cristiane dell’Occidente; in cui si può smentire se stessi, la propria storia, i propri ideali, così, dall’oggi al domani, senza colpo ferire  e senza che nulla cambi. A questo siamo arrivati? Se tutto fosse ormai perduto che senso avrebbe sperare in un nuovo risorgimento, in una nuova storia che ci riscatti  dalla presente miseria? Certo l’ultima scelta da fare per chi, nonostante il degrado e i modelli imperanti sui media, non intende rassegnarsi al mondo così come si presenta oggigiorno, è quella di richiudersi in se stesso e di dedicarsi tuttalpiù a coltivare il proprio giardino (ammesso che l’abbia). Per fortuna – o per Provvidenza – il mondo, malgrado la globalizzazione, non è completamente omologato alla cultura dominante, consumistica, edonista, tecnocratica, efficientista, in cui  il fare e l’avere sembrano le uniche vere modalità di esistenza; ci sono pur sempre, a questo mondo, dei contemplativi, dei mistici, degli artisti e dei pensatori che immaginano un mondo futuro diverso, senza necessariamente alienarsi in un paradiso ultraterreno. E sul piano più strettamente politico e attuale come si dovrebbe agire? A questa domanda che pongo a me stesso, ma che molti oggi si pongono ( e anche per questo c’è speranza) non è facile rispondere. La crisi dei partiti storici della sinistra non dovrebbe significare, di per sé, anche l’annullamento di una politica di sinistra; così come la crisi del socialismo internazionale non significa che non se ne avverta più l’esigenza (Jean-Paul Sartre direbbe la necessità). Lo stato di guerra permanente in cui ormai ci troviamo  e il rischio sempre più vicino di un catastrofico collasso ambientale dovrebbero persuadere tutti che il nostro sistema di vita non può più continuare così. Ma continuerà così, finché gli interessi di pochi prevarranno su quelli di tutta l’umanità.

FULVIO SGUERSO