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Proviamo allora ad informarci su ciò che è successo in un altro Paese dove i PACS sono legali ormai dal 1999: la Francia.
MARGHERITA PIRA
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In questo periodo, anzi da molto prima, si sente assai spesso parlare dei PACS ( acronimo per patto civile di solidarietà ) e altrettanto spesso in modo non chiaro o, comunque, reso esasperato da opinioni che si tenta di far prevalere sulle altre.
I detrattori si appellano anche alla Costituzione che “riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio”.
Proviamo allora ad informarci su ciò che è successo in un altro Paese dove i PACS sono legali ormai dal 1999: la Francia.
Il 15 novembre 1999 il Parlamento francese ha legalizzato i PACS mentre era al timone il socialista Lionel Jospin.
Anche in Francia in quell’occasione ci sono stati dibattiti, scontri e violente manifestazioni di molti cittadini che volevano, anche in modo pesante, far prevalere la propria posizione.
Poi la legge è stata approvata e gli animi si sono calmati.
Resta comunque, come in Italia, la frangia religiosa oltranzista che parla e si oppone in nome di una legge naturale sancita dal volere divino.
In realtà neppure tutti i sacerdoti sono così drastici. E’ notizia di questi giorni la presa di posizione di alcuni sacerdoti che difendono il diritto all’autodeterminazione.
Io penso che si tratti di una questione di interpretazione dei testi sacri, proprio come ai tempi di Galilei che ha rischiato il rogo per l’accettazione della teoria copernicana e che in sua difesa ha sempre portato la questione della giusta interpretazione dei testi sacri.
Io credo che abbia ragione Galilei; spesso i contrasti su principi dell’etica sorgono non da negazioni fissate dalla divinità ma dalla interpretazione un po’ estremista di questi.
Del resto nelle scuole si insegna la storia delle civiltà greca e latina dove l’omosessualità non costituiva causa per l’ostracismo di chi l’aveva accettata come regola di vita.
Inoltre con i PACS non si intendono solo le coppie omosessuali ( anche se questo è il punto più controverso ), ma anche quelle eterosessuali in cui i due partner non si sposano o per scelta o per effettivi impedimenti giuridici.
Comunque torniamo alla Francia.
263.064 i PACS firmati dal ’99; 12% il tasso di fallimento delle coppie di fatto; 50% il tasso di fallimento dei matrimoni; 15% le coppie pacsate dello stesso sesso.
Sinceramente a questo punto non mi sento di affermare che i PACS hanno distrutto moralmente la società francese. Anzi il fallimento mi pare maggiore proprio nelle coppie tradizionali.
Davanti a queste cifre si resta un po’ perplessi, ma è vero che le cifre debbono sempre essere vagliate con attenzione.
A me comunque pare che per le coppie tradizionali il riconoscimento giuridico di uno stato esistente non sia tanto grave.
Per le coppie omosessuali, penso che ciascun individuo abbia il diritto di gestire a sua scelta il proprio comportamento sessuale. Inoltre mi sembra, al meno per quanto riguarda la Francia, che l’incidenza delle coppie di fatto omosessuali non sia poi statisticamente rilevante.
Proprio per questo non mi sembra di poter negare a qualcuno il diritto fondamentale alla libera scelta.
Vi è un punto però in cui il mio parere discorda da quello dei difensori oltranzisti dei PACS.
Io non penso che sia un diritto delle coppie omosessuali adottare bambini.
In questo caso il diritto alla scelta dei due partner viene a cozzare con il diritto del minore .
Un bimbo ha il diritto di vivere in un ambiente che gli permetta l’inserimento sereno nella società.
E’ vero che certi ambienti di famiglie di nuovo tipo sono assolutamente migliori di quanto possa essere un ambiente tradizionale disastrato, ma è ( a mio parere ) altrettanto vero che il bimbo tende a ripetere, una volta adulto, l’ambiente familiare da cui proviene. Quindi a diventare a sua volta omosessuale.
Nulla di terribile, è vero, ma si lede il suo diritto all’autodeterminazione.
Se ne riparlerà quando i figli si faranno definitivamente per clonazione!
Margherita Pira