
Beato quel popolo che ha sete di verità e di giustizia, che si arrabbia quando se ne vede defraudato! La nostra società marcusianamente “omologata” tende a “sopire, troncare...” |
Ennesimo “non è successo niente!” Ed io che ricordo la sera del 28 giugno 1980, seduto sulla sabbia allo scaletto dei pescatori di Fornaci a guardare quel mare così calmo in cui erano finiti tutti, passeggeri ed equipaggio di un volo di linea! Pensavo a quelle povere cose, a quei corpi e, allora, potevo ancora immaginare una causa “tecnica”, un cedimento. Non una volontà criminale, che si cerca sempre di ipotizzare per ultima.
Canea giornalistica: i soliti “comunisti” che vedono stragi dappertutto: addirittura l’Italia democratica ha una “Commissione stragi”!
E tutti a rassicurarci: nessun aereo volava nella zona, quella sera (?); nessuna manovra militare (eppure…) Un altro Vajont; colpevole soltanto il padreterno. O, al massimo, qualche terrorista “rosso” imbarcato con bomba al seguito. Peccato che i radar fossero tutti o in revisione o in vacanza o in esercitazione: non era disponibile nessun tracciato! Rimaneva il pianto di quel giovanissimo soccorritore che metteva insieme pezzi di bambola e pezzi umani a galleggiare e la cocciutaggine della professoressa Daria Bonfietti che su quell’aereo aveva perduto il fratello.
Poi, una sera, in chiusa di “Telefono giallo” di Corrado Augias, un radarista dice: “I tracciati c’erano, eccome! Sono stati secretati. Volavano aerei vicinissimi, addirittura perpendicolari a quello precipitato. Li ho visti sullo schermo e, come me, altri operatori.
L’allora ministro psi Giuliano Amato decide di affidare ad un’impresa francese il costosissimo recupero dei rottami nel profondo del Tirreno, presso l’isola di Ustica. Lo squarcio nella fusoliera c’è e si comincia a disquisire se ci sia stato scoppio verso l’esterno o verso l’interno.
Le inchieste giornalistiche sono lanciate. Andrea Purgatori raccoglie dichiarazioni a mezza voce sui tracciati di quella notte. Qualcuno dice:”Stava per scoppiare una guerra mondiale!” (?). Qualcun altro ricorda che,in quelle ore era in volo, pressoché su quella rotta, l’aereo del colonnello Gheddafi e che venne fatto deviare all’ultimo minuto. Il volo Palermo-Bologna era partito con ritardo e si trovava pertanto sulla via aerea all’ora in cui non avrebbe dovuto esserci. Stranamente in Calabria viene ritrovato un “caccia” libico schiantatosi contro un’altura ed il pilota viene rapidissimamente sepolto: chi dice cadavere “fresco”, chi putrefatto: è questione di intenderci. L’ultima comunicazione del pilota dell’aereo abbattuto è “Guarda….”, il che non fa certo supporre uno scoppio interno!
Il giudice Rosario Priore lavora per anni ad una istruttoria meticolosa e a tutto campo, inchiesta pubblicata da Einaudi e che è una lettura esauriente della capacità e della intelligenza di connessioni dei nostri magistrati.
Lenta, ma inesorabile, fra pastoie e divieti di ogni tipo posti dal potere militare, l’inchiesta prende un corpo solido e sicuro: lentissime le rogatorie (specialmente in Usa) per avere dalle Aeronautiche militari i tracciati della sera del 27 giugno 1980. L’inchiesta si chiude con rinvii a giudizio di ufficiali “felloni”, ma il potere politico crea, al solito, nero di seppia, rimpallo di responsabilità, ”segreto di stato”: insomma, l’ennesimo armadio della vergogna! Da Piazza Fontana in poi, in carcere sono finiti pochi e poco importanti “manovali”. Chilometri cubi di falconi, secoli di udienze, di lavoro solerte finito sempre nel nulla, a frustrare ogni sforzo di arrivare alla verità.
“Beati qui sitiunt” dice il Vangelo. Beato quel popolo che ha sete di verità e di giustizia, che si arrabbia quando se ne vede defraudato! La nostra società marcusianamente “omologata” tende a “sopire, troncare..” come dice quel perfetto prototipo di conservatore arrogante e vile che è il Conte Zio del Manzoni o a sbagliare mira, brontolando contro le lentezze della giustizia e facendo così inconsciamente il gioco di chi ne ha paura e vorrebbe ridurla al silenzio a furia di leggi ad personam (Cirami, Cirielli) o di insufficienti proposte per scaricare la pressione nelle carceri (condono), esigenza legittima, ma che presuppone un rafforzamento degli organici e dei mezzi concessi ai magistrati, perché le lungaggini che inevitabilmente ci sono e debbono esserci per garantire i diritti della difesa non si trasformino in interessati approdi alla prescrizione del reato.
Non con i magistrati,vincolati dalle leggi del Parlamento, ma con i poteri vili ed occulti bisogna far maturare la nostra rabbia. Una rabbia politica che non appanna la visuale, ma la dilata, fa capire davvero i giochi sporchi e sopraffattori, cancella la pigrizia mentale ed il pessimismo da chiacchere al Caffè e rianima l’azione coerente.
Stimola pertanto chi di dovere, i nostri eletti, dando due segnali incontrovertibili: abbiamo capito il gioco e vogliamo armadi aperti, perché di ingiustizia si muore una seconda volta e non vogliamo partecipare più a questa colpa. Gli occhi della Giustizia non sono marci, come nella poesia di Edgar Lee Master; sono soltanto stati bendati da un prepotere politico occulto, sempre lo stesso, da Brescia a Bologna a Moro e via dicendo… Dimenticavo: a parte Adriano Sofri… Sergio Giuliani