TRUCIOLI SAVONESI
spazio
di riflessione per Savona e dintorni
Continua la pubblicazione dell' inchiesta sull'
Oltreletimbro svolta dal giornalista Luciano Corrado e dalla redazione
del SECOLOXIX nel 1978.
E' un esempio di giornalismo- inchiesta ormai quasi del tutto scomparso.
C' erano una volta giornali e giornalisti coraggiosi, autentici " cani da
guardia" dei cittadini nei confronti delle istituzioni e di ogni tentativo di
speculazione.
Questa inchiesta dimostra che poco o nulla è cambiato anche e soprattutto a
Savona, dove gli intrecci tra politica e affari sono sempre più forti.
Settima puntata
Chi ha acquistato le aree dell'ex Balbontin in Oltreletimbro
C'è un bel terreno, compriamolo
La Letimbro Spa di De Franceschini, Garufi e Benino ha la fetta edificabile. I savonesi Picciocchi, Giulio Taramasso e Sonego hanno la zona prevista per il verde pubblico. Tre edifici alti trenta metri saranno realizzati nel futuro quartiere residenziale
Risalendo il fiume, una mattina. Potrebbe essere spunto degno per un giallo televisivo. E' invece un'altra tessera di un mosaico chiamato Oltreletimbro. Dalle ex Distillerie, territorio Siel con passaporto del Liechtenstein, alla ex Balbontin, territorio di Savona con notevole presenza genovese.
Il piano particolareggiato dell' OItreletimbro, adottato nel marzo del 1975, prevede sulla superficie della vecchia ditta Enrico Balbontin una vasta area destinata a verde attrezzato, con campo giochi, asilo nido, scuola materna: un ampio «polmone» di considerevole valore sociale.
Da una parte è limitato dalle ferrovie di Mongrifone; dall'altra, la corsa del «verde» verso il fiume Letimbro e sbarrata da un piccolo grattacielo di 31 metri d'altezza e da due lunghi edifici a base rettangolare, alti 25 metri (8 piani), sistemati a «L», uno affacciato direttamente su corso Ricci, l'altro su via Aglietto.
Sono palazzi, naturalmente, ancora da costruire. Un'altra sono operazione immobiliare che può valere almeno dieci miliardi di lire. Mancando le fondamenta, occorre, per il momento, riflettere sul terreno.
La ditta Enrico Balbontin, con stabilimenti a Savona e Bagnasco, era stata dichiarata fallita dal Tribunale di Mondo vi nell'aprile del '67. Bisognerà attendere il tardo autunno del 1974 per veder riutilizzati, in qualche modo, i capannoni di corso Ricci. E' l'epoca in cui, vendute le aree, i nuovi proprietari offrono in affitto la superficie coperta ed i piazzali agli artigiani savonesi, da sempre affamati di spazio.
Chi sono i proprietari? Nulla di segreto, almeno in parte. Quasi tutte le aree coperte da capannoni sono state acquisite da una società in accomandita semplice. Soci: Pietro Picciocchi, 56 anni, amministratore della «Saris» (200 milioni di capitale), presidente del sindacato grossisti dell'Unione commercianti; Giovanni Sonego, 51 anni, presidente della Federazione provinciale sindacati artigiani (Cna); Giulio Taramasso, ingegnere, 55 anni, fratello dell'assessore provinciale alle Finanze, ing. Piero Taramasso (PCI), già assessore comunale alle Finanze dal 70 al '75.
Gli artigiani che pagano l'affitto alla società Picciocchi - Sonego - Taramasso «mugugnano»: 1000 lire mensili al mq. sotto i capannoni, 500 lire nei piazzali. Sono aree che, in gran parte, il piano Oltreletimbro destina a servizi sociali.
I «palazzoni», infatti, sorgeranno verso corso Ricci e il Letimbro. Questo fiume, assai più ricco di ispirazione che di acque, ha dato il proprio nome ad una società per azioni: la Letimbro SpA, con sede a Genova. E' l' anonima» proprietaria di mezza ex Balbontin. Qualche nome c'è, anzi «grandi nomi»: presidente della società «Letimbro», con sede in Genova via Byron 14 e oggetto sociale «compravendita immobili», è l'ing. Cesare De Franceschini, 57 anni, genovese nato a Spotorno; consiglieri l'ing. Renzo Garufi, 58 anni, vice presidente della Sampdoria; poi due savonesi, Giovanni Berrino, 59 anni e Giacomo Vigo, 36 anni, cognomi che riecheggiano note famiglie di impresari edili.
Gli artigiani della ex Balbontin assicurano di non aver ancora avuto «sentore» di sfratti. II loro turno, forse, verrà dopo quello dei colleghi delle ex Distillerie, i quali, proprio per la «precaria occupazione» in cui si trovano, pagano affitti sensibilmente inferiori. Poi tutti a Legino, a far la coda.