Ora, anche in Italia, è considerato reato praticare sulle donne, in particolare sulle bambine, interventi miranti alla mutilazione degli organi genitali.

DONNE, VITE DA SALVARE

di Margherita Pira
 

Negli ultimi giorni di dicembre, il Senato unanime ha varato in via definitiva una legge di civiltà.

Ora, anche in Italia, è considerato reato praticare sulle donne, in particolare sulle bambine, interventi miranti alla mutilazione degli organi genitali.

La notizia è passata quasi inosservata perché l’opinione pubblica ignora la portata del fenomeno che è tipico di certi paesi africani, ma che, a causa dell’immigrazione, ormai è diffuso anche in Italia.

Ora chi pratica tale intervento verrà punito con la reclusione da 4 a 12 anni, pena aumentata di un terzo se la mutilazione è eseguita per fini di lucro o su una minore. Se praticarla sarà un medico, verrà cancellato dall’Ordine per un massimo di 10 anni.

L’UDI ( Unione Donne in Italia ) che da anni porta avanti una campagna di sensibilizzazione in questo senso, ha espresso la propria soddisfazione.

Brevemente diciamo cosa sono le mutilazioni ai genitali.

Vi sono vari tipi di interventi con lesioni di gravità crescente. Citiamo solo quelle più pesanti: escissione, taglio del clitoride, e infibulazione , che è la forma più grave.

Vediamo di localizzare geograficamente il fenomeno.

Si presenta soprattutto nei paesi africani. Ecco  alcuni dati:

130 milioni le donne mutilate sessualmente nel mondo; 2 milioni che ogni anno sono in 28 paesi dell’Africa e del Medio Oriente; 6000 le infibulazioni compiute ogni giorno su ragazze dai 4 ai 12 anni; 40000 le donne infibulate che vivono in Italia; 6000 le bambine che rischiano di essere operate in Italia.

E’ diffusa in:

Egitto 50%; Sudan 89%; Eritrea 90%; Gibuti 98%; Etiopia 90%; Somalia 98%; Sierra Leone 90%.

E’ praticata anche in alcuni Paesi asiatici.

Di recente si è scoperto che la pratica è diffusa anche tra le comunità di immigrati in Europa, Canada, Australia, Nuova Zelanda e USA.

L’età media in cui viene praticata è sui 10 anni, però in casi eccezionali si ha prima dell’anno e può variare dai 4 ai12 anni..

La pratica tuttavia, portiamo come esempio il Sudan, è praticata dai 2 fino ai 60 anni. Vi è un tipo di infibulazione chiamata al-kabr ( tomba ) che si pratica su donne anziane che possono ancora avere il marito, ma che decidono di smettere di avere rapporti sessuali per dedicarsi interamente alla preghiera e ai riti religiosi, lasciando beni e piaceri terreni.

La mutilazione deve comunque avvenire prima del matrimonio.

La pratica viene eseguita da varie figure: la Mitgan che è la levatrice tradizionale e appartiene ad una casta inferiore affiliata alle tribù somale; la vecchia matrona del villaggio; con la medicalizzazione dei paesi in cui si pratica ora viene eseguita da ostetriche, paramedici e medici, per lo più africani, ma anche europei. 

Una volta veniva eseguita col coltello rituale, con una pietra affilata, con una conchiglia spezzata, con un tizzone ardente; senza anestesia. Ora si effettua col bisturi.

La pratica si modernizza per non morire.

Bisogna dire anche che in certe società le mutilazioni ai genitali femminili hanno un valore sociale ed economico ( doni alla ragazza infibulata ) e la ragazza non infibulata viene emarginata per cui spesso è lei o le sue donne protettrici a chiedere l’operazione.

E’ difficile trovare le motivazioni che spingono a praticare e a sottoporsi a tale pratica.

Per prima cosa bisogna sottolineare che la pratica non ha motivazioni religiose. Non è presente in nessuna religione professata nei luoghi; non è prevista né dall’islamismo né dal cristianesimo anzi è anteriore a queste religioni. Non a caso l’infibulazione più grave viene definita infibulazione faraonica. Sono infatti state trovate mummie con segni di infibulazione e ciò faa pensareche la pratica fosse eseguita già nell’antica civiltà egiziana.

Nell’antica Roma veniva praticata sulle schiave per evitare gravidanze indesiderate e da qui la parola infibulazione da “fibula” ( spilla ).

Comunque per noi  è difficile spiegare questa usanza; possiamo parlare di riti di iniziazione, interessi economici di chi la esegue che tende quindi, per non perder il proprio vantaggio a mantenere la pratica ( in Europa costituisce un vero e proprio business ), di enfatizzazione della verginità ( per la nostra civiltà si può ricordare la cintura di castità del medioevo ), di malintese norme igieniche. Comunque per noi resta qualcosa di inspiegabile.

Racconta la dottoressa Grazia Ferri Broveglio, una pediatra torinese la quale si è interessata a lungo del fenomeno che una sua collega africana le ha detto: “Io non faccio infibulare mia figlia perché siamo in Italia, ma se fossi al imo paese lo farei per non renderla un’emarginata”.

E’ chiaro quindi che non si può portare come motivazione il basso livello culturale.

In realtà forse è vero che le leggi e le proibizioni sono necessarie, ma che è necessario soprattutto un mutamento culturale. Bisogna operare affinché la donna venga liberata da ogni oppressione dandole ciò che le manca, cioè la considerazione all’interno della famiglia e del tessuto sociale.

Margherita Pira