CHE COSA SIGNIFICA ESSERE DI DESTRA?
di Fulvio Sguerso
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Dunque l’originario
significato spaziale è divenuto anche politico
dal momento in cui tutti i delegati che
all’Assemblea Costituente temevano di perdere i
loro privilegi e che venisse intaccata la
struttura gerarchica della società che li
garantiva, si riunirono e votarono insieme
sedendo alla destra del banco del Presidente,
mentre i loro oppositori si riunirono alla sua
sinistra. |
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L’idea
della politica intesa come conflitto tra una
destra e una sinistra ha quindi la sua precisa
data di nascita; questa novità, anzi, questa
invenzione, secondo il sociologo Steven ukes,
“ha introdotto il principio di parità nella vita
politica moderna: ha introdotto cioè l’idea che
le alternative politiche siano legittimamente
eguali nella competizione per il potere”. Fin
qui niente di strano: il nuovo significato dei
sostantivi “destra” e “sinistra” può spiegarsi
come un normale passaggio metonimico dal
contenente al contenuto. “Tuttavia – prosegue
Lukes – basta un momento di riflessione per
comprendere che la parità giuridica non coincide
naturalmente con la parità valoriale. Questa
differenza appare evidente nelle lingue
indoeuropee nelle quali i termini dell’area
semantica di “destra” indicano abilità,
rettitudine, correttezza morale, mentre quelli
dell’area di “sinistra” indicano l’opposto. O si
pensi anche alla storia delle religioni e ai
risultati dell’etnografia comparata: alla destra
è stato sempre attribuito un significato
simbolico positivo. Su questo punto ebraismo,
cristianesimo e islamismo concordano; anche le
culture tribali seguono lo stesso modello: in
tutte queste culture la destra prevale anche
negli usi cerimoniali e nelle consuetudini
sociali, nei giuramenti, nei saluti, nei
matrimoni e in altri contratti, negli omaggi e
nelle espressioni di rispetto e di amicizia.
Notiamo che il simbolismo politico di destra e
sinistra combina lateralità e gerarchia, eguali
diritti e diseguali capacità, eguaglianza
formale e deseguaglianza reale.” Dunque i
termini della diade “destra-sinistra” – tranne
che nel loro significato di base meramente
spaziale – si presentano fin dal loro apparire
nel lessico politico con valenze per niente
paritetiche, tento che, almeno all’inizio,
essere di destra significava essere dalla parte
legittima, buona, fedele al trono e all’altare,
insomma essere dalla parte benedetta da Dio.
Nondimeno il mutare delle circostanze e del
contesto storico-sociale non rimane senza
conseguenze riguardo al significato valoriale
dei due termini, tanto che – osserva un
autorevole esponente dell’odierna
weltanshauung di destra come Marcello Veneziani:
“
negli ultimi due secoli si giunge al
rovesciamento del significato della coppia
destra-sinistra, cosicché oggi ci si trova nella
quasi impossibilità
di definire con chiarezza, considerando
la realtà e la storia italiana del Novecento,
proprio uno dei due termini che sembrava il più
semplice: la destra, e con essa i suoi valori di
ieri, ma soprattutto di oggi.” Beati i tempi in
cui, verrebbe da aggiungere, quando si parlava
di “destra” si sapeva perfettamente di che cosa
si stava parlando! Sorvoliamo per brevità sul
glorioso periodo della ottocentesca Destra
liberale italiana e veniamo ai giorni nostri.
“Dopo la fine della guerra – scriveva Norberto
Bobbio
nel 1993 –
il termine assiologicamente positivo è stato per
decenni “sinistra”, quello negativo “destra”
perché fascismo e nazismo erano considerati
comunemente regimi di destra. Tutti (o quasi) si
facevano chiamare di sinistra, anche se non lo
erano. I “destri” erano messi nella condizione
di sentirsi quasi in castigo. Oggi le cose sono
cambiate. La destra è diventata molto più sicura
di sé, ha acquistato una spavalderia che prima
non aveva. Al contrario, la sinistra è diventata
più timida. C’è stato un tempo non molto lontano
in cui il dichiararsi di destra era un atto di
sfida. Ora è la sinistra che sembra
dover
accettare le nuove sfide della storia. Era
sicura di essere dalla parte della ragione, di
quella ragione storica che hegelianamente
legittima il vincitore, e improvvisamente si è
accorta di essere passata dalla parte del torto,
cioè dei vinti”. Se questo giudizio poteva
ancora sembrare eccessivo nel 1993, oggi, dopo
le ripetute sconfitte elettorali e a causa del
discredito, anche culturale, in cui è
precipitata la classe dirigente della sinistra,
soprattutto nel nostro Paese, attesta una
situazione di fatto. Eh sì, sembra proprio che
le egemonie culturali dipendano dagli assetti
del dominio costituito e dai rapporti di forza
sussistenti in un determinato sistema sociale.
Ma questa è un’idea di destra o di sinistra? Ai
posteri l’ardua sentenza.
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