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È UNA QUESTIONE POLITICAAA…

…na grande presa pel cuuulo! Così cantava Antonello Venditti negli anni ’70.

 

  Marco Giacinto Pellifroni

 


M. G. Pellifroni

A quasi 30 anni di distanza è cambiato solo il frasario di quanti, fingendo di occuparsi di noi, si riempiono le tasche. Oggi i loro discorsi sono infarciti di “nell’interesse della nazione”, “riforme condivise”, “ridurre le tasse”, e via di questo passo. A questi bei propositi fanno seguito provvedimenti tesi soltanto ad arricchire loro e impoverire noi.

Consiglio a tutti la lettura di un bel libro, naturalmente uscito da un editore minore: “Elogio dell’evasore fiscale”*. L’evasione risulta essere l’ultima forma di possibile eroismo, con tutti i rischi connessi ad ogni impresa eroica: la scoperta, la condanna, i pignoramenti, la galera.  

Le città sono in questi mesi ricoperti di manifesti di gente che ha capito che un modo elegante e senza rischi per evadere le tasse e anzi di cavalcarle è quello di mettersi dalla parte di coloro che le trasformano in proventi, diventando membri della casta politica. È ironico pensare che costoro chiedono ai tartassati di collaborare al loro arrembaggio votandoli. Come dire: prestateci le pallottole, che poi le useremo per tenervi a bada mentre vi spogliamo.

Le tasse hanno inciso nei secoli per circa il 10% dei redditi dei sudditi. Oggi che da sudditi crediamo di essere stati promossi a cittadini, le tasse, tra dirette e indirette, arrivano ad oltre il 70%: dobbiamo sudare 7 mesi su 10 per garantire ai parassiti una vita di agi e di sperperi. La democrazia? Ci permette di sapere come i nostri soldi vengono goduti o sperperati sfacciatamente da chi non ha sudato un’ora per guadagnarseli; mentre prima ci impedivano pudicamente di saperlo. Davvero una bella conquista!

A tale proposito, ho appreso con orrore che l’emolumento di un semplice consigliere regionale è equiparato a quello di un parlamentare, viaggiando tra i 10.000 e i 20.000 euro mensili (più privilegi palesi e occulti). Per meritarsi compensi del genere dovrebbero tutti essere geni della politica e della finanza. Ma come può il talento essere il criterio della loro (s)elezione se quest’ultima avviene in base a chiacchiere e pubblicità, e non a severi standard di qualità, come avviene nel mondo del lavoro vero? Infatti, di questo presunto talento non si rileva traccia nella prosperità che alla nazione dovrebbe derivarne. Al contrario, al crescere costante di quanto i politicanti si intascano, indifferenti a qualsiasi periodo di crisi, il livello di inciviltà e di impoverimento cresce di pari passo.

Come sistema tributario siamo all’ultimo posto in Europa, e come retribuzioni lavorative siamo al 23°, con una media mensile di 14.700 euro. I nostri politici, quindi, varrebbero mediamente come dieci di noi! In compenso, noi paghiamo la montagna di tasse che abbiamo appena visto; loro un decimo. Leggo che l’ex ministro Padoa Schioppa, quello dei bamboccioni e delle “tasse bellissime”, pagava un’aliquota inferiore al 10% su 13.000 euro mensili, nonostante il cumulo con una pensione circa tripla di ex direttore centrale di Bankitalia. Ovviamente prenderà altrettanto il ministro Brunetta, che tuona contro i fancazzisti pubblici (e spesso a ragione), ma tace sugli emolumenti (e sull’assenteismo “strutturale”) dei suoi colleghi in parlamento, e dirigenti in regioni, province e grandi comuni. 

 

Altro che “questione politica”, qui siamo all’assalto dell’erario, legalizzato in quanto le leggi le fa chi poi ne gode l’applicazione. Basta vedere come l’attuale maggioranza si balocca con leggi su misura per il capo pretendendo che poi la magistratura le applichi, calpestando le leggi scomode precedenti e la stessa Costituzione.

Se a questa rapina aggiungiamo quella del signoraggio bancario, dopo il passaggio di politici e banchieri, a noi rimangono solo le briciole. Ecco perché, come dice il sottotitolo del libro sopra citato “se le tasse sono un furto, evaderle è legittima difesa”. Alla faccia di tutti i bei discorsi di circostanza delle istituzioni. Già, ecco un’altra parola magica: le istituzioni! Viene sempre pronunciata con un reverenziale accento di rispetto: naturalmente da coloro che ne fanno parte. Per tutti gli altri, sono solo un’organizzazione auto-referenziale di individui che tenta con la retorica di giustificare la propria beata esistenza. In sostanza, un clan di pochi che prosperano sul frutto del lavoro dei tanti. Proprio quei tanti a cui chiedono il lasciapassare per il paradiso in terra.

Concludo citando un motto del Movimento Libertario, riportato sul libro suddetto:

NON RUBARE, LO STATO NON AMMETTE CONCORRENZA

 

 

* Leonardo Facco, “Elogio dell’evasore fiscale”, Aliberti Editore, 2009

 

 

Marco Giacinto Pellifroni                                                                                  31 gennaio 2010

 

 

Vedi sotto il frontespizio del libro