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Le buone notizie dal Campus.
Intervista a Federico Delfino, delegato del
Rettore A Savona uno dei tre poli
nazionali dell’energia Reti elettriche intelligenti
e partner accademico Il ruolo di Spes e T&D Europe.
Dal governo 2,4 milioni di euro. Le attese
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![]() Federico Delfino |
Trasformare il campus di Savona, in cui l’Università di Genova già opera con varie facoltà, inserendoci anche un polo dell’Energia. È questo l’ambizioso obiettivo della facoltà di Ingegneria dell’Università di Genova, che vuole aggiungere questa nuova tematizzazione al campus, sfruttando l’area molto vasta a disposizione per insediare infrastrutture di ricerca innovativa da realizzare sul campo. “Sfruttando anche – precisa Federico Delfino, docente della Facoltà e delegato del Rettore per Savona – la presenza di una filiera energetica molto forte sul territorio della provincia. C’è, ad esempio, Ferrania Technologies, che si è totalmente riqualificata e punta a diventare il polo del fotovoltaico per il nord-ovest, c’è la Tirreno Power, che è un attore importante che gestisce una centrale a Vado Ligure e che ora la sta ammodernando dal punto di vista della tecnologia”. Un progetto che interessa molto, al punto che sono arrivati, direttamente dal Governo, fondi per 2,4 milioni di euro, che dovrebbero contribuire a farne uno dei tre poli nazionali per l’energia. |
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Che, come ha spiegato in un’intervista al Secolo XIX, Alessandro Schiesaro, presidente di Spes, la società di gestione del campus, è destinata ad avere “un percorso specifico” all’interno dell’offerta didattica, per venire incontro alla vocazione del territorio. “Ci
candidiamo a trasformare gli attuali laboratori
in un centro energia organico, attivo su tutta
la filiera, dalle energie tradizionali alle
rinnovabili. Noi ci abbiamo già investito, non è
un sogno, ma è già una realtà”-
ha spiegato. A questi investimenti, si
aggiungono appunto i fondi stanziati da
Roma,
che “serviranno in
prima battuta ad investire ulteriormente sui
laboratori e ad aumentare il personale di
ricerca”. “C’è tutto un ambiente adatto – ragiona Delfino – Vicinissimo al campus, nel sito della Ferrania, è stato creato dalla Regione nel mese di dicembre un parco tecnologico, in cui installare attività di servizio con l’Università di Genova che deve fare da partner scientifico. Dico attività di servizio perché bisogna lavorare in funzione delle aziende locali”. Si tratta, insomma, di uno scenario già variegato e ampio, ma a cui presto potrebbe aggiungersi un tassello determinante: la sua internazionalizzazione. Fra le idee allo studio, infatti, c’è un progetto di campus interregionale con la Francia, i cui piani sono già stati sottoposti lo scorso ottobre agli enti interessati e sono in via di valutazione. “Si tratterebbe di creare, con fondi europei gestiti dalle Regioni – conclude Delfino – un campus che riguardi tutto il Nord tirreno: Toscana, Liguria, Sardegna e Corsica. I partner dell’Università di Genova sarebbero l’Università di Sassari e la ‘Arts et metiers ParisTech”, che è la più importante scuola d’ingegneria d’Oltralpe”. In particolare, la loro sede di Bastiglia, quella interessata dal progetto, si occupa delle fonti rinnovabili. “Quest’idea ci consentirebbe di realizzare infrastrutture sperimentali, in modo da consentire alle persone di visitare lo stabilimento e aumentare la loro consapevolezza e far capire le ricadute di questi temi”. |
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L’INTERVISTA A FEDERICO
DELFINO
tratta da www.sceltesostenibili.it un portale realizzato dall' AGI (Agenzia Giornalistica Italia Spa) in collaborazione con ENI |
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Per lavorare assieme
a T&D, l’Università di Genova ha messo in
campo risorse importanti. Competenze sviluppate
in anni di ricerca, cinque ricercatori del
dipartimento di Ingegneria Elettrica che hanno
lavorato a tempo pieno per dodici mesi, e che
lavoreranno ancora per un periodo altrettanto
lungo. Federico Delfino, uno dei membri
di questo gruppo di ricerca, ha spiegato perché
T&D ha scelto l’Università di Genova
e quali problemi hanno dovuto affrontare per
iniziare ad impostare uno studio su come rendere
più efficace la rete.
Perché T&D ha
scelto Genova? Quali sono i vostri punti forti?
“Credo che uno dei
motivi che ha spinto un’associazione importante
a livello industriale europeo come T&D Europe,
che raduna i principali costruttori di
componenti, dispositivi e sistemi per le reti di
trasporto di energia, ad orientarsi sul
dipartimento di Ingegneria elettrica dell’Unige
per la conduzione del progetto in questione sia
da ricercarsi nella buona credibilità
scientifica che il Dipartimento ha saputo
guadagnarsi nel corso degli anni sullo scenario
internazionale della ricerca in campo
energetico. Abbiamo sviluppato importanti
competenze nel filone della gestione di grandi
infrastrutture critiche quali le reti di
trasmissione e distribuzione di energia, nel
settore della produzione sia da fonti
tradizionali sia da fonti rinnovabili, ed in
quello delle “smart power grids”, le
cosiddette reti elettriche intelligenti, in
grado di controllare i flussi di energia dai
siti di generazione a quelli di consumo secondo
logiche mirate all’efficienza ed al risparmio
energetico”.
Come avete
proceduto per raggiungere gli obiettivi dello
studio? Quali sono state le criticità che avete
dovuto appianare?
“Lo studio ha avuto
come obiettivo principale lo sviluppo di una
metodologia per la valutazione di quanto un
ammodernamento tecnologico delle infrastrutture
europee di trasmissione e distribuzione di
energia possa positivamente incidere sul
perseguimento dei target per l’anno 2020
stabiliti dal Parlamento Europeo nella direttiva
integrata sull’energia e l’ambiente (EU’s
Climate and Energy Policy), in termini di
riduzione delle emissioni di CO2
(-20%), di incremento dell’utilizzo di energia
proveniente da fonti rinnovabili (+20%) e di
aumento dell’efficienza (+20%). Le reti europee di
trasporto energetico evidenziano infatti molte
criticità, legate fondamentalmente alla loro
obsolescenza. Stiamo parlando di sistemi
costruiti alcuni decenni fa, che dovrebbero
essere potenziati per poter sostenere
l’incremento di transito legato al costante
aumento dei consumi che il progresso porta e
resi più efficienti. L’obiettivo di uno scenario
energetico più compatibile con l’ambiente,
caratterizzato da basse emissioni e minori
sprechi, va raggiunto con interventi a 360
gradi, capaci di toccare il mondo della
produzione di energia, quello della sua
utilizzazione, ma anche quello del suo
trasporto. Le tre fasi della filiera energetica
sono infatti molto intrecciate tra loro per ciò
che concerne i parametri ambientali. É stato
stimato che in Europa le perdite legate
al trasporto dell’energia sulle linee elettriche
sono pari a poco più del 7 % degli interi
consumi; l’energia persa è comunque responsabile
di emissioni di anidride carbonica nella fase
della sua produzione e questo significa che, se
si riuscisse a rendere più efficienti le
infrastrutture di trasmissione e distribuzione
europee, si potrebbe comunque incidere sulla
riduzione complessiva delle emissioni di CO2. A livello
metodologico, lo studio ha dapprima individuato
una serie di “indici tecnici” per la
quantificazione del livello di beneficio
ambientale apportato dai singoli interventi di
adeguamento con le tecnologie più moderne delle
reti di trasporto di energia. Tali interventi
comprendono la sostituzione di macchine e
dispositivi, l’introduzione di sistemi per il
miglioramento della qualità del servizio e
l’inserimento di sistemi di controllo e
protezione avanzati. Successivamente, sono state
identificate opportune “reti di test”,
rappresentative delle configurazioni più diffuse
a livello europeo, su cui condurre tutte le
valutazioni sugli indici di prestazione. La
criticità maggiore è stata riscontrata nella
“traduzione tecnica” degli obiettivi europei
20-20-20 a livello di indicatori di prestazione
di variabili e grandezze tipiche del mondo
elettrico”.
Perché é
importante partire da un'opera di
efficientamento prima di introdurre le
rinnovabili?
“Le reti elettriche
hanno una capacità limitata di trasferire
energia e, non potendo immagazzinare i flussi in
transito, devono costantemente realizzare un
equilibrio tra la produzione (centrali) ed il
consumo (industrie, abitazioni, uffici,
trasporti). In uno scenario futuro dove la
penetrazione nel sistema elettrico della
produzione da fonti rinnovabili, quali sole e
vento, sarà più consistente, è facile
comprendere che potrebbero insorgere
problematiche legate alla capacità delle reti a
gestire l’energia rinnovabile. Non dimentichiamo,
inoltre, che impianti eolici e fotovoltaici non
garantiscono una fornitura di elettricità
perfettamente pianificabile nel corso della
giornata, in quanto proveniente da fonti
naturali e quindi intrinsecamente irregolare.
Per tali motivi, per un efficace inserimento
dell’energia rinnovabile nella nostra società,
occorre contestualmente mettere in atto un piano
di ammodernamento delle infrastrutture di
trasporto, che preveda non solo l’aumento della
capacità delle reti ma anche l’utilizzo delle
più moderne tecnologie per realizzare procedure
di controllo avanzate, in grado di gestire
transiti da regioni con alta disponibilità di
sole e vento a regioni caratterizzate da grandi
richieste di energia (città, distretti
industriali) e di ottimizzare tali transiti
secondo logiche mirate all’efficienza e alla
riduzione dei consumi. Lo scenario di un sistema
di trasmissione e distribuzione “intelligente”,
in grado di trasferire elettricità dagli
impianti rinnovabili alle batterie di automobili
elettriche o inserire o disinserire da remoto
carichi particolarmente gravosi dal punto di
vista dei consumi, a seconda della disponibilità
di energia, non è poi così lontano nel tempo”.
Nella seconda fase
del progetto, entreranno anche altre università:
che vantaggi può darvi questo lavoro in pool,
anche a livello di competenze?
“Il lavoro è stato
suddiviso in due parti. La prima, da poco
conclusa, ha previsto la definizione della
metodologia per la quantificazione dei benefici
ambientali introdotti da un ammodernamento
tecnologico delle reti di trasmissione e
distribuzione di energia. La seconda invece
richiederà l’esecuzione di una serie di
valutazioni, in accordo alla metodologia
sviluppata, su opportune reti di test, esercite
sia in condizioni di normale funzionamento sia
in condizioni di emergenza. Si tratta di una mole
di lavoro imponente e differenziata, che
necessariamente dovrà essere approcciata
ricorrendo ad un pool di esperti, con competenze
specifiche e complementari. Per questo, abbiamo
individuato i migliori gruppi di ricerca a
livello europeo nel settore dei sistemi
elettrici e, più in particolare, della
trasmissione e distribuzione dell’energia,
arrivando a costituire un partenariato
accademico internazionale coordinato dall’Università
di Genova e comprendente il Politecnico di
Grenoble (Francia), l’Università di
Aachen (Germania), l’Università di Leuven
(Belgio), l’Università di Castilla – La
Mancha (Spagna) e l’Università di
Manchester (Inghilterra). L’occasione del
lavoro in pool contribuirà sicuramente ad
incrementare il nostro bagaglio di competenze,
arricchendolo delle esperienze maturate dagli
altri ricercatori europei e servirà anche a
mettere le basi per la costituzione di un forte
network in grado di supportare dal punto di
vista scientifico il legislatore comunitario
sulle tematiche legate al mondo dell’energia
elettrica”.
Quanto investite
su questo progetto a livello di risorse umane e
temporali?
“Abbiamo puntato
molto su questo progetto. Un team di ricerca di
5 ricercatori del Dipartimento lavora a
tempo pieno ormai da un anno e le attività
continueranno almeno per un altro anno ancora.
Data l’attualità della tematica trattata ed il
suo valore nel contesto della definizione della
futura politica comunitaria nel settore, ci
sembra importante che l’Università risponda alla
sua vocazione di interlocutore scientifico in
grado di portare un contributo di oggettività e
chiarezza”.
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