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Una figura che va oltre i confini  loanesi, con “taluni  valori esemplari incarnati dal nonno”

Il “personaggio della settimana”: Carrara

Parlamentare di Loano, cosa sanno i giovani?

Il ponente ligure ha avuto “insigni rappresentanti” nel Parlamento post Liberazione,

ma nelle scuole e tra le ultime generazioni quasi nessuno conosce biografie, “curriculum”


L'on. Stefano Carrara, in posa sul lungomare nel 1969, da una foto di "La Nuova Liguria".

Iniziamo da questa prima puntata la presentazione di alcuni personaggi pubblici, eletti in Parlamento (deputati o senatori) nelle province di Savona e Imperia, dal Dopoguerra ad oggi. Alcuni ci hanno lasciato, altri sono ancora in “piena forma”. Col loro bagaglio storico, le loro testimonianze, esperienze, meriti e demeriti.

Trucioli non ha la pretesa di scrivere un’opera completa, esauriente, come certamente sarebbe utile, da tramandare ai nostri posteri. Ci limitiamo, almeno  in questa fase, a dare conto di alcune “pagine” di cronaca politica locale che ha visto tra i protagonisti i massimi rappresentanti dell’Istituzione. Con parziali citazioni della loro attività, anche in considerazione degli anni (a volte brevi, a volte lunghi) in cui hanno svolto il prestigioso ruolo, eletti e rappresentanti dei cittadini, sotto variegati schieramenti partitici ed ideologici.

Iniziamo da (Ezechiele) Stefano Carrara Sutour, eletto alla Camera dei Deputati nel 1968 per il Partito socialista di unità proletaria,  un fortunato “ingresso” con 833 “voti singoli” in Liguria, il record di 633 a La Spezia,  31 a Savona,  14 a Imperia, 160 a Genova.  Nelle urne il partito di Carrara ebbe un buon risultato a Loano (720 voti), andò ancora meglio ad Alassio (857), Al primo posto c’era Savona, sempre per voti di lista al Psiup, con quota 2712, a Varazze 513, ad Albisola Superiore 474, a Cairo 661, a Finale 322.  Nelle successive elezioni del 1972, Carrara riportò, sempre per la Camera, 660 preferenze. Ma il partito era già in fase calante.

Stefano Carrara, nato a Tangeri, il 6 giugno 1934, iscritto all’albo dei procuratori legali  dal 15 dicembre 1961 e degli avvocati dal 15 dicembre 1967. Quasi mezzo secolo di attività forense sulle spalle e di esperienze.

E’ stato vice sindaco di Loano, per un breve periodo, durante il secondo mandato da indipendente del commendator Felice Elice, loanese, prima Dc tavianeo,  finito in rotta di collisione con alcuni maggiorenti dello scudo crociato cittadino; causa piano regolatore, edilizia ed attività dell’ufficio tecnico comunale.

L’onesto Elice (sicuramente senza conflitti di interesse ed una solida posizione lavorativa, ma morto povero) fu “dimissionato” per il tradimento di quattro consiglieri eletti nella sua lista. Gli immancabili transfughi o voltagabbana. “Emigrati” con l’avversario che a volte si prende la rivincita, costi quel che costi. Debolezze umane o magari “convenienze vere”, buoni affari, cariche pubbliche garantite. Certamente i consigli comunali di allora, grazie a molte presenze di spessore, riservavano dibattiti e confronti senza soprannumero  di “soldatini” silenziosi. Anche tra coloro che non potevano vantare un “titolo di studio”.

La recenzione-testimonianza di Giorgio Canestri

Lasciamo la farina del nostro sacco per affidarci allo scrittore e studioso, Giorgio Canestri, fino al 27 ottobre 2008 presidente dell’Associazione Città Futura di Alessandria di cui fanno parte  Giuseppe Amodio, Alberto Ballerino, Renato Bertozzi, Gian Carlo Borelli, Biagio Bovone, Alfio Brina, Giorgio Canestri, Dario Fornaio, Maria Rita Gelsomino, Franco Livori, Flavio Monferino, Patrizia Nosengo, Giancarlo Patrucco e Renzo Pinna.

Nel maggio del 1986, edito da “Edizione Dell’Orso”, Stefano Carrara Sutour, ha dato alle stampe “La chiave dell’alleluja”, 107 pagine, con la prefazione di Arnaldo Bagnasco (Genova 28 febbraio 1986).

Ha scritto, in copertina, Giorgio Canestri.

<Il bambino che nel 1938 sbarca in Liguria dalla Spagna e a Loano, scorgendone le luci del treno, strilla “Malaga, Malaga”, viene da una guerra e si appresta a trascorrerne un’altra in Italia. Non ha ancora quattro anni, è orfano di madre e ormai è come se lo fosse anche di padre. La sua è già una vita di molte lingue e paesi. E’ nato a Tangeri, da madre spagnola e da padre italiano. A Loano diventano la sua famiglia il nonno, diplomatico nelle Americhe e in Cina prima di ritirarsi, e Yvonne, che è francese e diventa la Tiita, zietta, e poi la Tita. Tra i suoi avi c’è chi, ligure, ha cercato l’oro nel west americano.

L’adulto che ora rievoca quel bambino, e gli affida l’incombenza di io narrante su uno scorcio autobiografico che giunge al 1949, si è radicato nella terra del suo tenero approdo con l’intensità che Arnaldo Bagnasco annota, felicemente, nella prefazione. E lo ha fatto, mi sembra,  combinandone la conoscenza ed il possesso in profondità con la suggestione più autentica del paese di ,mare, che è di partenze e di ritorni, di andirivieni percorsi ed immaginati tra i mari e le lingue del mondo, di consapevolezza dell’assoluta necessità di avere radici sicure per essere, davvero, naviganti e cittadini delle rotte più diverse e lontane.

Questa è probabilmente, l’urgenza originaria che motiva la scrittura di Stefano Carrara Sutour: un’identità dai contorni a lungo ridisegnati, un gruppo di traumi e di provvisorie sistemazioni, un processo che, tendendo a liberare, dalla singolarità della propria storia, i riscontri e i segni della storia degli altri, passa dal buco nero del soliloquio interiore alla sempre meno incredula rivelazione di sé, quando finalmente si renda possibile il confidente abbandono  nella complicità di chi sappia ascoltare; e quindi, dalla prima stesura dell’oralità, alla forma del testo scritto.

E non a caso, nella forma del testo poetico (Il colore dell’acqua, 1980, in questa stessa collana), e successivamente nella difficile misura della sequenza di racconti.

Dai quali, credo, così come nelle poesie, affiorano due tensioni interagenti. La ricerca linguistica, dall’esperienza trilingue (innestata nel ligure del Ponente) del bambino alle griglie culturali dell’adulto.

E, insieme, l’ispirazione etico-politica della memoria che, dall’inquieta ed incantata identificazione del bene e del male da parte del bambino, si coagula attorno a taluni valori esemplari incarnati dal nonno, che pratica giustizia e libertà ben oltre i termini, comunque affascinanti, del suo schierarsi in partito.

E’ una memoria laica e debitamente ironica. Non nasconde la penombra degli affetti e i nodi in gola, Produce esiti che bisognerà discutere. Chi sa – avrebbe scritto il nonno>.


 Un incontro, a tavola (fine anni '60), con gli amici, al fianco dell'on Carrara, una figura di prestigio a Loano, Giuseppe Giusti, artigiano elettricista con negozio in via Stella, due figlie. Tra i membri del Comitato di Liberazione cittadino, assieme al nonno di Carrara e all'avvocato Giuseppe Rembado, papà del futuro sindaco Mario Rembado.

DUE VICENDE CON CARRARA IN PARLAMENTO: LE CAVE DELL’ENTROTERRA ALBENGANESE E LA BONIFACA DEL CENTA

(La risposta  del ministro riguardava situazioni gravi a Cisano e Zuccarello)

 

Gli atti parlamentari ci raccontano cosa accadeva dal 1963 in poi nella vallata albenganese (vedi…. n 1  allegata la risposta del ministro dei Lavori pubblici anche a nome del ministro dell’Agricoltura e delle Foreste). Non era una risultato da poco, visto alla luce degli anni più recenti della storia parlamentare ligure.

Tutto nasce dalla costruzione  dell’Autostrada dei Fiori, dal 1963 in poi. Sono stati impiantati lungo i corsi d’acqua della provincia di Savona, numerosi frantoi in territorio dei comuni di Cisano sul Neva e Zuccarello.

Si ricorda che con la sola eccezione della ditta f.lli Ferraris, l’istruttoria delle istanze ha dato luogo a numerose opposizioni, motivate dai danni provocati dall’intorbidamento delle acque degli inerti che rende le acque stesse non idonee per l’irrigazione da parte degli utenti a valle degli impianti. E l’agricoltura era fiorente, la prima fonte economica della piana.

Con storie di diffide. Verbali di contravvenzione (dal 1967 in poi); nel marzo 1969 intimazione di sospensione dell’attività dei frantoi delle ditte Moreno e Ferraris, della ditta Solica, ordinanza di demolizione, per quest’ultima, di opere di presa e sigilli ad opera dei carabinieri.

A questo si aggiunga che ci furono, da parte degli abitanti ed agricoltori, proteste (di cui Trucioli Savonesi pubblicherà nelle prossime puntate interessanti foto dell’epoca, come ha fatto per la protesta dell’acqua (by pass) a Pieve di Teco che si possono vedere attraverso l’“archivio” di Trucioli, cliccando “foto storiche”).

I ministri, sollecitati dagli onorevoli interpellanti Carrara e Amasio, escludono che i blocchi stradali effettuati, siano determinati dal disinteresse dello Stato nelle problematiche originate dai danni agli agricoltori. Semmai, scrivono i  ministri <Le agitazioni sembrano rivolte a conseguire da parte degli organi competenti del Ministero della Industria e Commercio, la chiusura delle cave di pietra per gli inconvenienti che il brillamento di mine può produrre alla zone abitate>.

 

SISTEMAZIONE AURELIA TRA ALBENGA E CERIALE- CHE DANNI!

L’onorevole Carrara,  in altra interpellanza, ricorda la problematica delle frequenti inondazioni del piano stradale del tratto di Aurelia, compreso tra Ceriale ed Albenga. Denunciando che il monitoraggio del torrente Carrenda è iniziato solo nel 1969 da parte della Sezione Autonoma per il Servizio Idrografico (vedi …interpellanza), con gravi responsabilità del Consorzio di Bonifica montana del Centa….L’esecuzione di lavori stradali – proseguiva Carrara – portò a soffocare una quantità di abitazioni latistanti la via Aurelia, causò un danno di estrema gravità alla zona, senza neppure che si verificasse  l’opportunità di scegliere altre soluzioni….nonostante le assicurazioni date dall’on Radi, sottosegretario all’Agricoltura, nella seduta del primo dicembre 1969…col rischio di provocare altri danni all’albenganese>.

Già, quanti a Ceriale, Albenga, Cisano, Zuccarelo, o originari di questi paesi, ultime generazioni in particolare, conoscono la storia vera della loro terra? Le problematiche più significative da tramandare ai figli, ai nipoti, senza travisare i fatti accaduti?

L.C.