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L’ECLISSI DELLO stato

 

  Marco Giacinto Pellifroni

 


M. G. Pellifroni

Mi ha disturbato e avvilito lo sghignazzo di Silvio Berlusconi che incitava a denigrarlo, visto che, peggio si comporta e più critiche riceve, più sale il consenso degli italiani. Poiché purtroppo i fatti sembrano dargli ragione, questo significa che le tenebre morali investono ormai una cospicua e crescente parte della popolazione, addirittura la maggioranza assoluta: quella maggioranza che, secondi i riti di una democrazia malata, ha consegnato lo Stato ad un’accozzaglia di parlamentari che legifera in base ai propri opachi interessi,   riducendolo al rango di stato.

Ormai siamo al trionfo dei “vizi privati pubbliche virtù” che però il loro autore, Mandeville, intendeva alquanto diversamente. Se, infatti, il significato originale della formula era che lo Stato trae vantaggio, tassandoli, dai vizi dei suoi cittadini, oggi siamo all’apoteosi dei vizi in quanto tali, elevati eticamente a virtù. Il vizioso è promosso a virtuoso agli occhi dei più, e implicitamente indicato come modello cui tendere.

Si tratta di un capovolgimento di valori di enorme impatto sui comportamenti dei singoli, in quanto il vizio, lungi dall’essere praticato di nascosto da quanti dovrebbero essere di esempio alla società, diventa pratica normale, applicando ad esso la trita formula che, di fatto,  lo benedice come “non penalmente rilevante”.

È da quando questo governo è in carica che si assiste alle quotidiane acrobazie logiche e linguistiche di “tutti gli uomini del presidente” per giustificarne i comportamenti pubblici e privati. Quotidiano esercizio che ha finito con l’estendersi a tutti gli atti legislativi che un parlamento, anch’esso in formato moralmente ridotto, anche se numericamente pletorico, sforna con impavida noncuranza delle loro conseguenze. E che dire dell’indulgente abitante del Colle, che, tra discorsi di principio atti a strappare applausi e lacrime, firma contraddittoriamente leggi contrarie ad ogni decenza, sperando magari di salvarsi la  memoria postuma con l’aggiunta post factum di postille di bonario rimprovero, quasi si tratti di marachelle di scolaretti. *

Specularmente, un’opposizione responsabile dovrebbe accanirsi nella denuncia degli impatti più gravi sulla società e sull’ambiente delle misure o delle mancate misure della maggioranza di governo. Invece, come già nei tanti anni in cui la presunta opposizione chiudeva due benevoli occhi sui conflitti di interesse sia di SB che dei banchieri, si è finito con l’accontentarsi di disquisizioni sulle notti brave del presidente, culminando con l’ultima, chiassosa puntata di Anno Zero, dove l’unica nota alta è stata la denuncia di Travaglio della libertà di informazione, coartata da minacce di querele rovinose per chiunque non goda dei conti in banca o alle Cayman della casta, col risultato di un’auto-censura preventiva. Per quieto vivere.

Mi auguro che il clamore intorno alle vicende private del premier termini con quella serata e ci si focalizzi sulle ben più devastanti gesta dell’esecutivo in materia di mafia e di ambiente, non lasciando soli a gridare in piazza e in parlamento gli esponenti dell’IdV.

In  pentola bollono problemi quali la virata verso il nucleare e gli inceneritori, nonché i mancati fondi per l’individuazione e il ricupero degli svariati carichi di veleni che le cosche hanno prodigalmente interrato e disseminato nel Mare Nostrum, declassato a Cosa Nostra. Crimini i cui ricavati sono certamente finiti oltre confine, in quei buchi neri fiscali da cui, sempre per iniziativa del governo, torneranno condonati e pronti per nuovi assalti al nostro ambiente e alla nostra salute: perché mai le varie mafie dovrebbero usarli per impieghi puliti e infinitamente meno redditizi? (Inciso: ministro dell’Ambiente Prestigiacomo, quando ti decidi a far sentire la tua voce forte e chiara, oltre che per le quote rosa e per difenderti dalle accuse di fare shopping con la carta di credito del tuo ministero, anche per pretendere i fondi per scovare le navi e i siti dei veleni, e per risalire ai responsabili, materiali e mandanti?).

Tutti questi atti ed omissioni tradiscono la deriva e l’eclissi terminale dello stato, consegnato “democraticamente” da un popolo ormai “mediasettizzato” ad una regia corte di affaristi, “non penalmente perseguibili” grazie a scudi e lodi promulgati ad hoc.

 

 *Ultima ora: A chi per strada lo contestava per aver firmato questa legge ha risposto che la Costituzione non gli permette di non firmare. Mi chiedo allora che valore abbia una firma apposta per pura formalità, atto dovuto; e, se davvero così è previsto dalla Costituzione, come detragga un simile obbligo dalla funzione e dal prestigio di un Capo di Stato degno di questo nome.

Marco Giacinto Pellifroni                                                   4 ottobre 2009